DI PIERLUIGI GHIGGINI
20/11/2025 – E’ proprio vero: i gendarmi della memoria non dormono mai. Come ammoniva Giampaolo Pansa , loro sorvegliano sempre che nessuno intacchi la vulgata post resistenziale e metta il naso nella faccenda sporchissima dei delitti del dopoguerra, la pagina più nera e ostinatamente non riconosciuta dalla Repubblica antifascista.
Perché quanto è accaduto nel tempio della democrazia italiana – la Camera dei Deputati – ben difficilmente può essere essere attribuito a uno svarione involontario o all’incompetenza di qualcuno non all’altezza del compito: i “gendarmi” sono penetrati sin dentro gli archivi e le attività editoriali di Montecitorio e hanno colpito duro la memoria di Pasquale Marconi, icona della Resistenza cattolica, medico chirurgo nato a Vetto, fondatore e primario fondatore dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, deputato della Democrazia eletto nel 1948 insieme a Giuseppe Dossetti.
Succede dunque che la Camera dei Deputati, con un’iniziativa più che lodevole, ha pubblicato la raccolta degli interventi parlamentari dell’onorevole Marconi. L’opuscolo porta la data del marzo 2025, quindi è fresco di lavorazione e di stampa.
Tutto qui? Proprio no. Il fatto sorprendente è che nel libretto non c’è il discorso del 14 febbraio 1951 pronunciato in seduta plenaria a nome della Dc, in cui è stata Pasquale Marconi pronunciò parole durissime nei confronti dei partigiani comunisti che nell’ immediato dopoguerra “commisero atti – citiamo testualmente – di una ferocia tale da non aver nulla da invidiare a quelli dei nazisti“.
Ebbene: quel discorso – certamente il più importante pronunciato alla Camera dal medico partigiano di Reggio Emilia ed eletto nel 1948 nel collegio di Parma – è scomparso dalla raccolta curata e stampata dal competente servizio della Camera dei Deputati nel marzo di quest’anno. Scomparso, cancellato, seppellito negli archivi del Parlamento.


Ad accorgersi dell’omissione perlomeno sconcertante è stato Umberto Gianferrari, nipote e custode delle memorie di Pasquale Marconi, che ha indirizzato una lettera al presidente di Montecitorio Lorenzo Fontana denunciando l’accaduto e chiedendo di conoscere la “manina” che ha eliminato quel discorso, pronunciato nel febbraio di 75 anni fa -come vedremo – in un clima di scontro al calor bianco col Partito Comunista, e con Luigi Longo in persona.


Nel suo appello alla seconda carica della Repubblica, Gianferrari paragona la “scomparsa” di quel discorso di Marconi allo scandalo che oggi travolge i vertici della Bbc per la manipolazione dei discorsi di The Donald in relazione all’assalto del 2021 a Capitol Hill. E non a torto.
Ma vediamo cosa ha scritto Umberto Gianferrari al presidente Fontana.
LA LETTERA AL PRESIDENTE DELLA CAMERA
Egregio Presidente,
in questi giorni non si parla d’altro .
I giornalisti della BBC hanno taroccato un discorso del Presidente Trump, travisandolo, omettendo di dare conto di alcuni passaggi del medesimo, che viene così ad assumere un significato assai diverso da quello nativo.
Ebbene : pare che qualcosa di simile sia accaduto anche all’interno della Istituzione da Ella presieduta.
Mi è capitato infatti di leggere un opuscolo ( vedi in allegato, documenti A ) che mi pare proprio essere stato stampato presso la Camera dei Deputati.
Lì sono elencati tutti o quasi gli interventi in Aula di mio nonno, l’on. prof. Pasquale Marconi.
Dico quasi, poiché non risulta esservi quello che forse è stato l’intervento più importante in assoluto ; talmente importante da essere richiamato ancora oggi ( vedi in allegato, documenti B ) per esempio nel libro del prof. Gianfranco Stella.
Sto parlando del discorso del 14 febbraio 1951.
Come mai non viene menzionato nell’opuscolo in oggetto ?
Si è trattato di una svista oppure, anche in questo caso , di una alterazione dolosa della realtà ? Confidando nell’errore in buona fede, a chi questo è imputabile ?
Si fa un gran parlare di conservare la storia/memoria , di tramandarla alle future generazioni… Giusto ! Giustissimo !
Però lo si dovrebbe fare onestamente, correggendo eventuali ” sviste ” prima che queste col passare degli anni, sedimentando e ” passando in giudicato ” , divengano veri e propri travisamenti del nostro passato.
Distinti saluti,
Umberto Gianferrari
Ma qual è la frase pronunciata da Marconi, riportata anche da Gianfranco Stella nel pamphlet 1945-Killer in Polizia e dallo storico Sandro Spreafico nella sua monumentale opera sui cattolici reggiani nella Resistenza?
Eccola di seguito.
Il testo è quello riportato nel resoconto stenografico della seduta del 14 febbraio 1951, che Reggio Report ha rintracciato nelle profondità dell’archivio storico digitalizzato della Camera.
IL J’ACCUSE DI MARCONI SUI DELITTI DEL DOPOGUERRA
“…Ora non per sentito dire, ma perché ho il piacere di aver combattuto insieme ai comunisti e purtroppo ho visto quel che sono stati capaci di fare. Posso dirvi che li ho visti commettere atti di una ferocia tale da non aver nulla da invidiare a quelli commessi dai nazisti. Voi avete dimostrato, specialmente in Emilia (si rivolge direttamente a Luigi Longo, ndr.) specialmente nella nostra zona, questa ferocia e non mi riferisco alla lotta partigiana, ma a dopo. La vostra stampa, il vostro partito, i vostri esponenti non ha mai condannato alcuno di questi assassinii, alcuna di queste stragi, perché evidentemente la strage e l’assassinio rientrano nel vostro metodo. Non accenno poi ad altri segni, quali le continue scoperte di armi…”.
Ecco cosa è scomparso dalla raccolta degli interventi parlamentari dell’on. Marconi: uno degli atti d’accusa più veementi sullo stragismo comunista come metodo di lotta politica nel post Liberazione, e per giunta pronunciato da un ex comandante partigiano che sapeva molto bene di cosa parlava.


Ma, come abbiamo accennato, altri motivi concorrono a definire le dimensioni eccezionali della censura operata nell’opuscolo.
Vediamo dunque cosa accadde in quei giorni dell’inverno ’51, e prima di tutto alla Camera, sotto la presidenza di Gronchi che poi diventerà Capo dello Stato dopo Luigi Einaudi e prima di Antonio Segni.
E’ il 14 febbraio 1951: nella seduta pomeridiana Pasquale Marconi prende la parola sui disegni di legge del ministro della difesa Randolfo Pacciardi relativi al primo forte incremento delle spese militari della giovane Repubblica Italiana: 50 miliardi di lire subito, e 200 miliardi in tre anni. Cifre astronomiche per l’epoca, soprattutto per il bilancio povero di un Paese ancora coperto dalle macerie della guerra, ma che si spiegano con l’inizio della guerra fredda e la necessità di costruire il dispositivo militare del Patto Atlantico.
Una sforzo al quale Stalin si oppone con determinazione, tanto da convocare a Mosca i vertici dei pariti comunisti occidentali (il Kominform) per decidere una strategia di contrasto nei confronti del Patto e della nascente Nato. A quel vertice di fine gennaio 1951 partecipano Luigi Longo, in quel momento segretario di fatto del partito (tanto da essere accolto nell’emiciclo da un’ovazione al suo ritorno dall’Urss) e Pietro Secchia, il dirigente dell’ora X che continuava a soffiare sul fuoco dell’insurrezione e girava l’Italia affermando che in caso di guerra i comunisti si sarebbero schierati con l’Urss.
E Togliatti? Il leader indiscusso del Pci e segretario del Kominform era già a Mosca, ma convalescente per i gravi postumi dell’incidente stradale occorsogli nell’estate precedente, mentre viaggiava da Ivrea verso la Val d’Aosta insieme a Nilde Iotti. Togliatti era ricoverato in una clinica d’elite della capitale sovietica, sorvegliato a vista: in pratica prigioniero di riguardo di Stalin. Nel frattempo Longo e Secchia governavano il partito col rango di successori del Migliore.
E dunque il Pci a Mosca riceve due ordini: organizzare una mobilitazione di tipo insurrezionale contro il riarmo e contro la Nato, e al tempo stesso spingere il governo De Gasperi verso un accordo con l’ Urss in funzione anti americana: in cambio della neutralità dell’Italia, Mosca si sarebbe impegnata ufficialmente a non aggredire il nostro Paese.



Rientrato da poco tempo a Roma, Longo traduce fedelmente la linea di Stalin nel discorso alla Camera del 14 febbraio che segna l’inizio della battaglia parlamentare contro il riarmo: dipinge l’Italia come un paese totalmente schiavo dell’imperialismo Usa e destinato a precipitare nella povertà più cupa. Mentre l’Unione Sovietica è la potenza che vuole la pace e soltanto la pace, pronta a sedersi al tavolo delle trattative dell’Italia per ottenerne la neutralità e ricoprirla d’oro.
Tuttavia quel discorso non può andare oltre il fragore di un comizio propagandistico. La partita è persa in partenza. Anche perché al loro rientro in Italia Longo e Secchia si trovano fra le mani la patata bollente della rivolta “nazionale” del deputato Valdo Magnani il quale, al congresso provinciale del Pci di Reggio Emilia (fine gennaio) aveva affermato a sorpresa che in caso di attacco i comunisti avevano il dovere di difendere i confini del loro Paese anche dai carri armati sovietici. Magnani riceve il sostegno immediato di Aldo Cucchi, parlamentare bolognese e medaglia d’oro della Resistenza. Nascono così i Magnacucchi, primo tentativo di dissidenza antistaliniana all’interno del Pci.
“Pidocchi nella criniera di un cavallo di razza”, li liquiderà Togliatti al suo rientro in Italia (anche se non è escluso che fosse proprio lui l’ispiratore di Valdo Magnani, che era cugino di Nilde Iotti).
Nondimeno la clamorosa mossa politica dei due “pidocchi” (a quali si unisce Riccardo Cocconi, espulso dal partito insieme a loro) è sufficiente a far inceppare la poderosa macchina insurrezionale del Pci, ormai in movimento nell’assenza di Togliatti.
Per tornare al medico, partigiano e deputato Pasquale Marconi di Castelnovo Monti, questi conosceva la situazione come pochi altri in Parlamento, per aver seguito la cospirazione dei Magnacucchi praticamente “in diretta’ e a stretto contatto col giovane prefetto di Reggio Emilia, Di Giovanni, non compromesso col vecchio regime e fieramente atlantista. Sapeva, come pochi, cosa si agitava nel Partito Comunista, conosceva de visu quanto era accaduto in Emilia, e di cosa erano capaci i partigiani ancora armati.
Per questo la Dc affida proprio a lui il compito di rispondere a Longo nella seduta del 14 febbraio. E infatti Marconi ha buon gioco nel denunciare la tattica dell’uso strumentale della democrazia in vista della rivoluzione proletaria, citando per filo e per segno le Questioni del leninismo, una bibbia staliniana, e rivelando le vere cifre del massiccio riarmo dell’Urss. L’emiciclo esplode a sinistra, Marconi viene interrotto più e più volte, ma lui continua imperterrito sino alla fine, quando riceverai “vivissimi applausi”, congratulazioni e strette di mano dai banchi del centro e non solo.
Si colloca in questo contesto l’accusa ai partigiani comunisti di essere feroci come i nazisti: sapeva, l’on. Marconi, che lo stragismo del dopoguerra non era solo un’infame storia di vendette, bensì parte essenziale di un più vasto progetto politico eversivo, sul quale però il braccio di ferro era in corso anche ai vertici del Pci.


Ecco perché la censura operata alla Camera nell’opuscolo sugli interventi parlamentari di Pasquale Marconi ha colpito un documento storico di eccezionale rilevanza che dimostra come quel Pci operasse anche a Montecitorio, nel sancta sanctorum della democrazia italiana, da quinta colonna dichiarata dell’Urss. E’ a questo che si deve la cancellazione dl discorso di Marconi, o è stata soltanto a una malaugurata svista (alla quale noi vorremmo sinceramente credere, ma al momento non ce la facciamo proprio) ?
Sia come sia, alla Camera dei Deputati non resta che riparare al malfatto, ritirando l’opuscolo e ristampandolo con tutti i discorsi dell’on. Marconi, e senza ulteriori omissioni. Noi aspettiamo fiduciosi.
L’integrale della seduta, con le allocuzioni di Longo e di Marconi, può essere consultato nello stenografico del 14 febbraio 1951 al link
Federica Prati
20/11/2025 alle 22:12
Direttore Ghiggini
Quanto mi manca lavorare con te in redazione. Sei la migliore penna che io abbia mai letto.
Un abbraccio
Federica
Umberto Gianferrari
20/11/2025 alle 22:23
Grazie Direttore. Ho lottato da mesi, per portare alla luce questa assurda vicenda . Inutile è stato rivolgermi a certi capetti de’ borgata e/o a certe testate giornalistiche e/o a certi giornalisti ( sifaperridere ) Poi, finalmente Voi ! Alle volte, vivaddio , più si cerca di affossare la verità e più questa,caparbiamente, solleva il capo …
Laurenzia Azzolini
20/11/2025 alle 22:57
Non credNon e’ casuale questa gravissima omissione nell opuscolo fatto stampare dalla Camera dei Deputati
Conosciamo molto bene i gendarmi della memoria e sappiamo altrettanto bene come mai si e’ perso il discorso piu’ importante fatto dall’ onorevole Marconi che conosceva molto bene i comunisti x la loro
ferocia ! E sappiamo benissimo perche’ gli ex democristiani della sinistra che si sono fusi con gli ex comunisti e non vogliono lasciare in giro discorsi di quel genere , molto poco simpatici x loro
Mi auguro, per la memoria del professore Marconi e per la famiglia
Che venga completato l opuscolo con quel discorso del 14 febbraio 1951
Sempre uguali sti comunisti,cambiano il nome, ma gratta, gratta sono sempre loro !
Prorità
21/11/2025 alle 07:36
Le VERITA’ richiedono un atteggiamento e una coerenza democratica degna di rappresentanti degni di esse.
Qui si parla di burattini in mano ad una ideologia; la solita.
Morta in Occidente, come storicamente è palese da tempo, ma evocata e vissuta ancora da tanti e numerosi ‘portatori ‘insani’ ed usata per propaganda subdola.
Spero che questa questione vada al centro di un dibattito giornalistico nazionale e che se ne parli approfonditamente.
INOLTRE…
Perché nessuno ancora oggi fiata davanti alle bandiere falce e martello?
E’da abolire per legge.
Triller
21/11/2025 alle 07:41
Intanto la terra appenninica è stracolma di cadaveri che urlano giustizia.
Carlo Menozzi
21/11/2025 alle 09:10
In via della Racchetta n.20, per tanti anni si leggeva sul muro di una casa la scritta “la guerra contro l’URSS non la faremo mai”. Ora è stata cancellata ma si intravede ancora. A Reggio la percentuale dei cervelli bacati è molto alta….
Amedeo Orlandini
21/11/2025 alle 10:45
Grazie. La memoria storica, liberata da riduzioni ideologiche, non é un ricorso nostalgico, ma una risorsa preziosa per comprendere meglio il presente.
Nella stessa logica di “cancellazione della memoria”va anche segnalato che dopo 10 anni il comune di Reggio non é ancora riuscito a dar compimento a una sua delibera per intitolare una via a Rolando Rivi; eppure pullulano vie intitolate a Marx, Che Guevara, Gramsci e via dicendo.
Vigile
21/11/2025 alle 12:25
Non ha idea infatti di come si viva bene lontano da ‘Via dei Coglioni’!!
Tutto un Senso Unico a Reggio!