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Cittadinanzattiva certifica una stangata memorabile
Tariffa rifiuti: a Reggio Emilia
l’aumento Tari più alto d’Italia: +15,1%
Ma a Modena si paga il 12,3% in meno. Perché?

DI PIERLUIGI GHIGGINI

24/11/2025Reggio Emilia è la provincia italiana che nel 2025 ha registrato l’incremento più alto in percentuale della Tariffa Rifiuti (Tari). Lo attesta il rapporto annuale di Cittadinanzattiva, pubblicato oggi nel sito dell’associazione di tutela dei cittadini. (QUI IL LINK AL RAPPORTO)

Reggio Emilia nel 2025 registra una tariffa media di 284 euro rispetto ai 247 del 2024 (calcolata su una famiglia di tre persone in un’abitazione di 100 metri quadrati); tariffa ora allineata perfettamente alla media regionale, ma a prezzo di un aumento anno su anno del 15,1%. L’incremento, come accennato, più alto in Italia. In questa poco invidiabile classifica nazionale Reggio è seguita al secondo posto da Ferrara (+13,8%) e da Siena al terzo (+12,9).

Spetta invece a Modena la palma della provincia virtuosa, all’ultimo posto in questa speciale classifica dove per trovare i buoni bisogna partire dal fondo: perchè sotto la Ghirlandina nel 2025 la tariffa media Tari è diminuita addirittura del 12,3%, pari a 258 euro in soldoni. A conti fatti la differenza tra Reggio e Modena è di 27 euro a famiglia.

Si attendono lumi da Atersir, Provincia, sindaci etc. su come sia possibile uno squilibrio così vistoso tra due province confinanti e piuttosto omogenee, a svantaggio dei cittadini reggiani. Ma soprattutto si preetendono spiegazioni serie, non frottole, sull’incredibile 15% di aumento di un anno in provincia di Reggio Emilia, che conferma come la stangata di novembre nelle bollette Tari non sia provvisoria né casuale, bensì pianificata tra Iren, Comune di Reggio e Atersir. Un bel tressette col morto (i cittadini) in cui ancora una volta il Comune ha parato il sacco al gestore molto indebitato sì, ma anche munifico distributore di dividendi agli enti locali.

Reggio Emilia è naturalmente al primo posto (e la virtuosa Modena all’ultimo) nella classifica regionale degli incrementi anno su anno. Di seguito la tabella le tariffe medie 205, quell del 2024 e l’incremento provincia per provincia. Tabella che evidenzia come in cifra assoluta le famiglie paghino di più a Rimini con una media di 328 euro, Ferrara con 342 e Bologna con 294 euro, rispetto a una media regionale di di 284 euro. Guardando alle percentuali di incremento, la Tari cala oltre che a Modena anche a Ravenna (-4,7%), mentre a Bologna l’aumento è contenuto nel 2,2%.

DOCUMENTO: IL RAPPORTO REGIONALE DI CITTADINANZATTIVA SULL’EMILIA.ROMAGNA

Rapporto 2025 di Cittadinanzattiva sui rifiuti: 284 euro la spesa media in Emilia Romagna, in
aumento del 3,2%. Cresce anche la raccolta differenziata.

Nel 2025, la spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani è pari a 340 euro all’anno, in aumento
del 3,3% rispetto al 2024 (329 euro). Le tariffe crescono – in misura differente – in tutte le regioni, ad eccezione di Molise, Valle d’Aosta e Sardegna, e in ben 95 dei 110 capoluoghi di provincia.

In Emilia-romagna una famiglia paga in media 284 euro, +3,2% rispetto al 2024 quando ne spendevano 275. Cesena è meno cara con una tariffa media di 246 euro, mentre a Ferrara se ne pagano 341.
In crescita ovunque anche la raccolta differenziata, che nel 2023 si attesta al 66,6% dei rifiuti prodotti (era il 65,2% nel 2022), in Emilia Romagna si attesta al 77,1%. Restano marcate le differenze territoriali, con il Nord dove la spesa media si attesta sui 290 euro l’anno e una raccolta differenziata che raggiunge il 73% dei rifiuti prodotti; segue il Centro dove le famiglie spendono in media 364 euro, mentre si differenzia il 62% dei rifiuti; sempre fanalino di coda il Sud con una spesa media di 385 euro l’anno e una raccolta differenziata ferma al 59%.
Le regioni più economiche sono il Trentino-Alto Adige (224 €), la Lombardia (262 €) e il Veneto (290 €),
mentre le più costose restano la Puglia (445 €), la Campania (418 €) e la Sicilia (402 €).
Catania è il capoluogo di provincia dove si spende di più, 602 euro; Cremona quello più economico con 196 euro in media a famiglia.


A livello regionale, spiccano in positivo, oltre al Trentino Alto Adige che si caratterizza per la spesa più bassa e un’elevata percentuale di raccolta differenziata, anche Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche dove ad una TARI molto al di sotto della media nazionale, si associano i più elevati livelli di raccolta differenziata.
Dei dieci capoluoghi più costosi, sette appartengono a regioni meridionali, a conferma del persistente divario territoriale.

In cima alla classifica si collocano Catania (602 €), Pisa (557 €), Genova (509 €) e Napoli (496 €).
In modo speculare, dei 10 capoluoghi che si posizionano come più economici, 8 appartengono a regioni
settentrionali. Tra i più economici, Cremona (196 €), Udine e Trento (199 €) registrano i costi più contenuti, In larga parte grazie alla presenza di sistemi di raccolta efficienti e di tariffazione puntuale.
Nel complesso, la crescita dei costi è generalizzata: rispetto al 2024, 95 capoluoghi hanno registrato un
aumento della tariffa, 14 una riduzione, mentre solo uno è rimasto invariato.
Le variazioni più marcate si osservano a Reggio Emilia (+15,1%), Ferrara (+13,8%) e Siena (+12,9%), mentre i cali maggiori si registrano a Modena (–12,3%), Aosta (-8,4%), Cagliari (–7,6%) e Milano (–7,5%).

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3 risposte a Cittadinanzattiva certifica una stangata memorabile
Tariffa rifiuti: a Reggio Emilia
l’aumento Tari più alto d’Italia: +15,1%
Ma a Modena si paga il 12,3% in meno. Perché?

  1. Bhà Rispondi

    25/11/2025 alle 08:50

    E li votano ancora..

  2. Gustav Rispondi

    25/11/2025 alle 08:51

    Se è sui rifiuti umani la capiamo..un gran lavoro!

  3. Libertà Rispondi

    25/11/2025 alle 18:19

    che luridi porci i nostri politici

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