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Un territorio pieno di tesori, ma senza un racconto Turismo, Reggio Emilia sempre fanalino di coda. Eppure qualcosa si può fare

DI GIUSEPPE PAGLIANI E ALESSANDRO MATTIOLI

13/10/2025 – Reggio Emilia è una terra straordinaria, con un patrimonio che spazia dall’arte all’enogastronomia, dai borghi di collina alle montagne dell’Appennino. Eppure, nonostante le potenzialità, il turismo continua a non decollare. Mentre le province vicine come Parma e Modena crescono e investono, Reggio resta indietro, ferma a un modello vecchio, privo di una visione e incapace di valorizzare ciò che possiede.

I dati parlano chiaro: negli ultimi anni le presenze turistiche nel territorio reggiano sono diminuite, gli incassi della tassa di soggiorno calano, e la città non riesce a competere con le destinazioni limitrofe. Anche dove la Regione stanzia fondi per la promozione turistica e per l’Appennino, la mancanza di progettualità locale impedisce che le risorse si traducano in risultati concreti.

In città si organizzano eventi isolati, privi di un filo conduttore, senza una narrazione capace di rendere Reggio una meta riconoscibile. In collina e in montagna la situazione è ancor più grave: la carenza di strutture ricettive è cronica e impedisce di attrarre visitatori per più giorni. Chi vorrebbe fermarsi non trova dove dormire, e questo basta a scoraggiare qualunque flusso stabile.

Il problema di fondo è l’assenza totale di marketing territoriale. Reggio non ha una strategia di promozione, non ha un’identità turistica forte, non comunica le proprie eccellenze. Lo IAT cittadino, a confronto con quelli di Modena e Parma, è praticamente inesistente: mancano materiali aggiornati, orari funzionali e una presenza digitale efficace. Mentre altrove si promuove il territorio con campagne, video, collaborazioni e storytelling, qui regna l’improvvisazione.

Tutto questo nasce da una classe politica che non ha creduto nel turismo come leva di sviluppo. Nessuna programmazione di lungo periodo, nessun coordinamento tra città, collina e montagna, nessun tavolo operativo con operatori e categorie economiche.

Si parla di turismo solo in occasione di qualche evento o convegno, ma senza mai affrontare davvero il tema degli investimenti e della gestione.

Eppure, rilanciare Reggio sarebbe possibile. Servirebbe una strategia unitaria che unisca sotto un unico marchio la città e l’Appennino, un brand forte capace di raccontare arte, natura e gastronomia come un’unica esperienza.

Servirebbe una politica di incentivi all’ospitalità diffusa per creare nuovi posti letto, la professionalizzazione degli operatori turistici e un vero ufficio di promozione moderno, digitale e multilingue.

Bisognerebbe imparare a vendere esperienze complete: visite guidate, percorsi del gusto, trekking, arte e storia, come fanno le province più evolute.

Reggio Emilia è un territorio pieno di tesori, ma senza un racconto. Una città che vive di luce propria, ma senza specchio per rifletterla. Finché mancherà una regia politica coraggiosa e competente, continueremo a restare la sorella dimenticata dell’Emilia: una terra splendida, ma invisibile.

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