8/10/2025 – Per decenni li avevano ammirati come autentiche meraviglie dell’arte orafa medievale e rinascimentale: pezzi rari, preziosi, entrati a pieno titolo nelle collezioni più prestigiose del mondo, da quelle private ai grandi musei internazionali. Ma verso la fine degli anni Settanta del secondo scorso, Sir John Hayward, curatore del Victoria and Albert Museum di Londra iniziò ad avanzare seri dubbi sull’autenticità di quei gioielli conservati nella Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia che aveva avuto modo di osservare in occasione di un suo soggiorno in città: ad invitarlo era stato l’allora direttore dei Civici Musei, l’insigne studioso e archeologo Giancarlo Ambrosetti, dall’occhioinfallibile e dalle competenze enciclopediche, e lo spinse a visitare la Galleria Parmeggiani.
Hayward non poté fare a meno di notare l’incredibile somiglianza tra i gioielli della Parmeggiani e quelli conservati nel prestigioso museo londinese: talmente simili da dover appartenere alla stessa produzione. Doveva restare pochi giorni a Reggio, invece si fermò tre settimane, sino a quando non ebbe attribuito e catalogato i pezzi conservati nella Galleria. In seguito, numerosi altri studiosi analizzarono i gioielli della collezione Parmeggiani – oltre cinquanta esemplari in totale – confermando la conclusione che non erano autentiche opere antiche, bensì raffinate riproduzioni, se non geniali reinvenzioni di oggetti preziosi ritenuti perduti: sono i celebri “falsi Marcy”, dal nome del grande laboratorio parigino che li produceva nella belle epoque, oggi diventati a loro volta reperti di grande valore storico e artistico, e di cui a Reggio possiede una delle più importanti collezioni visibili al pubblico. Negli anni Ottanta un furto su commissioni privo la raccolta di alcuni pezzi fra i più importanti e popolari, e fra questi la celebre Elsa della spada del vescovo di Metz. Ancora oggi non si sa in quale caveau siano rinchiusi, e neppure se siano ricomparsi sul mercato antiquario.
L’a fama e l’interesse per i falsi Marcy sono cresciuti nel tempo, tanto che dieci pezzi della collezione sono sono di recente partiti per Parigi, oggetto di un importante prestito a favore del Museo di Cluny che il 7 ottobre ha inaugurato la mostra “Le Moyen Âge du XIXe siècle. Créations et faux dans les arts précieux” (“Il Medioevo del XIX secolo. Creazioni e falsi nelle arti preziose”).
Allestita nella suggestiva cornice del Frigidarium delle antiche terme gallo-romane, sede del museo parigino, l’esposizione accompagna il visitatore in un viaggio tra le arti preziose dell’Ottocento – oreficeria, smalti, avori e tessuti – per raccontare la riscoperta romantica del Medioevo in quello che fu un vero e proprio fenomeno di revival che interessò l’Europa per quasi un secolo, dagli anni Venti dell’Ottocento alla vigilia della Prima guerra mondiale.
In quell’epoca, pittori, orafi, antiquari, mercanti e collezionisti guardavano al Medioevo come un bacino da cui attingere forme, stili e modelli in una mescolanza di pezzi unici, imitazioni, pastiche e falsi d’autore senza soluzione di continuità. Una vera e propria riscoperta ottocentesca del Medioevo che avrebbe contribuito a ridefinire, in modo duraturo, la nostra percezione dell’arte e dell’estetica medievale. Al centro di questo vivace fermento culturale e commerciale si imposero Londra e Parigi, capitali di un mercato dell’arte in piena espansione animato da collezionisti ambiziosi, antiquari spregiudicati e falsari esperti, pronti a immettere sul mercato opere di dubbia provenienza presentate come autentici capolavori del passato.
In questo articolato panorama, ricostruito dalla mostra al Museo di Cluny, non poteva mancare uno spazio dedicato al reggiano Luigi Parmeggiani (1860-1945) e alla sua collezione dalla quale provengono i dieci oggetti esposti. Tra questi, il busto reliquiario, il corno potorio, il leggio, la placca da messale e una raffinata situla in avorio presentati in un suggestivo dialogo con autentici esemplari medievali francesi e con i celebri “falsi Marcy” provenienti dal Victoria and Albert Museum di Londra.
CHI ERA LUIGI PARMEGGIANI
Anarchico, ma in fuga da Reggio per aver attentatoo alla vita di Prampolini, infine convertito all’arte e all’antiquariato, Luigi Parmeggiani è uno dei personaggi più ambigui e misteriosi della Reggio a cavallo tra Otto e Novecento, noto soprattutto per la sua attività di falsario e mercante di oggetti di dubbia origine. Le complesse vicende destinate a segnare l’intero corso della sua vita attraversano i temi del collezionismo, della produzione e del commercio di falsi. Trasferitosi prima a Londra e poi a Parigi, nella capitale francese conosce il pittore spagnolo Ignacio Leon y Escosura con il quale gestirà la galleria d’antiquariato “Louis Marcy Maison”, specializzata nella produzione di falsi storici: pezzi artigianali di altissima qualità ispirati a modelli medievali e rinascimentali, realizzati in metallo, decorati con smalti, pietre e motivi araldici.
Nel 1902, alla morte di Escosura, Parmeggiani assume la guida della galleria e si dedica al commercio dei falsi riuscendo a collocare numerosi pezzi nelle più importanti gallerie d’arte pubbliche e private dell’epoca e in prestigiosi musei tra cui il già citato Victorian and Albert Museum di Londra e il Metropolitan Museum of Art di New York. Il successo di questi oggetti si spiega con l’eccellente qualità esecutiva unita al libero eclettismo stilistico: non si tratta mai di copie dirette, ma di falsi d’autore risultato di contaminazioni di diversi modelli con accorte trasposizioni da un materiale all’altro.
Quando nel 1924 Luigi Parmeggiani fece ritorno a Reggio Emilia, portò con sé un tesoro d’arte che avrebbe cambiato per sempre il volto culturale della città. Dipinti, mobili, tessuti e costumi – frutto di anni di viaggi e collezionismo – trovarono casa in un elegante palazzo in stile gotico-rinascimentale, costruito appositamente tra il 1925 e il 1928 per accogliere la sua straordinaria collezione. Nel 1932, in cambio di un vitalizio, Parmeggiani decise di cedere il palazzo e l’intera collezione al Comune di Reggio Emilia, ponendo così le basi per la nascita dell’omonima Galleria, che ancora oggi rappresenta una preziosa testimonianza dell’artigianato artistico e del gusto collezionistico dell’Ottocento, nonché un originale monumento alla figura complessa e affascinante del suo fondatore che attraversò epoche, città e mondi sociali, costruendo attorno a sé un’aura leggendaria.
La mostra inaugurata al Museo di Cluny riaccende i riflettori sui capolavori della Galleria Parmeggiani offrendo alla collezione Marcy l’occasione di riallacciare un dialogo ideale con il contesto internazionale da cui ebbe origine. L’esposizione invita anche a riscoprire la figura enigmatica di Luigi Parmeggiani: un personaggio sospeso tra genio, intrigo e finzione, che fece dell’arte il grande palcoscenico della propria vita.