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Quando la rivoluzione resta in famiglia
L’inossidabile nepotismo della Città delle persone

DI MICHELE LAGANO

26/10/2025 – La controversia sull’aumento delle bollette della Tari a Reggio Emilia ripropone la questione mai davvero risolta dei percorsi professionali che intrecciano potere politico, nepotismo e continuità familiare.
Capita di aver incarnato i valori storici della sinistra massimalista, di essere cresciuto nelle lotte sindacali e di aver poi assunto ruoli di responsabilità nelle istituzioni locali, facendo dell’impegno pubblico uno strumento di emancipazione collettiva.
Capita poi, magari, di avere un figlio che abbia scelto un percorso diverso: incarichi di vertice in cooperative, ruoli apicali in società pubbliche – forse facilitati dall’intercessione paterna (la rivoluzione è levatrice della Storia, ma nulla può contro l’istinto paterno) – fino a ricoprire posizioni di prestigio in grandi multiutility miliardarie.
Un cammino professionale distante dagli ideali originari, che riflette la trasformazione di una cultura politica militante in una cultura della gestione, dove la continuità familiare assume forme nuove ma conserva, in filigrana, un radicamento sociale e simbolico.
A scanso di equivoci, non si tratta di mettere in dubbio l’onestà o la buona fede di alcuno: il giudizio è politico, non personale. Occorre interrogarsi sul funzionamento di un sistema in cui le opportunità sembrano spesso legate a reti di relazioni consolidate.

Nel contesto emiliano, dove il confine tra politica, cooperative e gestione aziendale è da sempre labile, l’emergere di carriere intergenerazionali solleva interrogativi sulla coerenza tra l’ideale di uguaglianza e pratiche di cooptazione.
Un tempo la trasmissione tra generazioni avveniva attraverso valori e visioni del mondo; oggi si realizza più spesso tramite incarichi e posizioni apicali. È il segno della crisi dell’autorità simbolica e pedagogica che ha investito anche la politica, trasformata da luogo di elaborazione collettiva in ambito di riproduzione del potere: ecco il dramma irrisolto della sinistra – e della sua sconfitta elettorale.
Come osservava Alberto Ronchey, in certi contesti “si impone la nomenklatura dei parenti, simile a quella delle famiglie brezneviane o al nepotismo di Stato della Roma papale”. In un sistema in cui le appartenenze politiche pesano come macigni, il “figlismo” finisce per essere percepito come segnale di chiusura, minando la fiducia nella meritocrazia e nella legittimità delle istituzioni.

Si dirà: così fan tutti. Ma le implicazioni sociali del nepotismo non sono trascurabili. Il tema non riguarda i singoli, ma la tenuta complessiva di un modello politico-amministrativo che tende a perpetuarsi attraverso forme di intercessione familiare non dichiarate. La cooptazione domestica diventa metafora di un processo di normalizzazione del potere, in cui la distinzione tra partecipazione e privilegio, tra servizio pubblico e interesse privato, appare sempre più sfumata.
Non è forse vero che la decadenza della “Città delle persone” nasce proprio da un sistema inossidabile in cui nepotismo, clientelismo e “figlismo” resistono a ogni rinnovamento autenticamente democratico?
Sul versante storico, infine, bisognerà pur scriverla, un giorno, la storia di quei movimenti rivoluzionari che avrebbero voluto cambiare il mondo ma, in realtà, l’azione rivoluzionaria l’hanno consumata, più che nelle piazze, nel tinello di casa.

Sarà chiaro, allora, tutto il provincialismo, il velleitarismo parolaio, lo schematismo libresco, il settarismo, la vuota saccenteria che si trascinavano dietro. Questo compito lo lasciamo volentieri agli storici di
professione.

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Una risposta a 1

  1. Parenti intelligenti (in memoria) Rispondi

    27/10/2025 alle 08:25

    Ma quale merito e professionalità…

    Come diceva mia nonna cinquantanni fa:
    ‘A Reggio da portiere puoi diventare milionario, basta che ti tesseri a sinistra, se poi hai parenti non c’è nemmeno bisogno del portierato.’

    Diceva anche: ‘A Reggio non parlare mai di poitica se la pensi diversamente; ci sono tanti modi per farti fuori..’.

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