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Omicidio Silingardi, svolta dopo 13 anni
L’impronta dell’assassino sull’arma del delitto
Ordinato l’arresto di pregiudicato marocchino

Decisive nuove tecniche d’indagine del Ris

Indagini riaperte e svolta grazie alle nuove tecniche del Ris di Parma, nel cold case di Aldo Silingardi, agricoltore pensionato di 78 anni, ucciso il 9 luglio 2013 a Prato di Correggio, in via Lemizzone, nella cucina di casa sua dove fu trovato senza vita con la testa spaccata. Il presunto assassino incastrato dall’impronta palmare lasciata sull’arma del delitto. La pm Pantani ha ottenuto l’arresto cautelare in carcere di un pregiudicato marocchino di 37 anni, che era vicino di casa dell’ucciso. La misura tuttavia è sospesa sino a sino a decisione definitiva del Tribunale di Reggio Emilia.

Aldo Silingardi

2/10/2025 – La Procura di Reggio Emilia guidata dal Procuratore Gaetano Calogero Paci, ha chiesto e ottenuto la riapertura delle indagini coordinate dal P.M. Maria Rita Pantani, sull’omicididio di Aldo Silingardi, avvenuto tredici anni fa. Le nuove indagini si sono concentrate su un’ impronta palmare individuata in sede di sopralluogo su di una gamba del tavolo in legno utilizzata come arma del delitto. All’epoca delle prime indagini quella impronta non fu attribuita a nessuno in quanto risultata negativa nel confronto con le impronte delle persone allora sospettate.

Le nuove indagini, svolte col decisivo ausilio del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma, si sono concentrate proprio su l’attenzione su quella impronta con ricerche meticoloso tese ad evidenziare se la stessa fosse stata lasciata dall’assassino o in epoca precedente al delitto. Le nuove, sofisticate ricerche effettuate dalla Sezione Impronte del RIS hanno dapprima chiarito, in maniera certa e definitiva, che l’impronta era stata lasciata da chi aveva utilizzato la per colpire a morte la vittima, per giungere infine a una identificazione del presunto autore dell’efferato delitto, nel frattempo fotosegnalato dalle forze dell’ordine per altre vicende.

Gli specialisti del RIS hanno periodicamente inserito l’impronta in una specifica banca dati denominata A.P.F.I.S (acronimo di Automated Palmprint & Fingerprint Identification System, Sistema Automatico di Identificazione delle Impronte Palmare e Dattiloscopiche), pr compararla con altre appartenenti a indagati e imputati in altri fatti. Le comparazioni dell’impronta palmare con quasi 70 soggetti, negli anni, aveva sempre dato esito negativo.

La svolta il 10 aprile scorso, a distanza di quasi 13 anni dal fatto. I risultati delle analisi condotte dai carabinieri del celebre RIS di Parma, hanno consentito di identificare il presunto titolare dell’impronta palmare in un giovane di origini marocchine all’epoca residente a poca distanza dalla casa della vittima.

L’analisi ha escluso contaminazioni successive e ha evidenziato la corrispondenza con i rilievi foto segnaletici dell’indagato.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il giovane nordafricano che all’epoca del delitto aveva 24 anni, sarebbe entrato nell’abitazione di Aldo Silingardi, 78 anni, una vita da agricoltore, per derubarlo e reperire del denaro. Vistosi scoperto si sarebbe accanito contro la mvittima, colpendola brutalmente con vari oggetti rinvenuti nell’appartamento, inseguendola e infierendo anche quando era esqanime a terra in cucina, per poi allontanarsi con il suo portafoglio.

Il presunto responsabile è risultato da accertamenti essere persona violenta e spesso in stato di ubriachezza.

Il palazzo di Giustizia di Reggio Emilia

Alla luce dei nuovi elementi, la Procura della Repubblica di Reggio Emilia, condividendo le risultanze investigative dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia e dei RIS di Parma, richiedeva al Tribunale di Reggio Emilia un ordinanza di custodia cautelare in carcere, che però veniva negata dal Gip.

La Procura ha così presentato ricorso al tribunale del Riesame di Bologna avverso il diniego del giudice reggiano. Il Riesame ha accolto l’appello della Procura dell’appello della Procura e ha disposto a l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato, ritenendo la misura richiesta unico strumento idoneo a garantire le esigenze cautelari, considerata la gravità dei fatti, l’effettiva pericolosità sociale dell’indagato e il rischio concreto di fuga.

Tuittavia l’esecuzione della misura cautelare resta sospesa sino a quando la decisione del Tribunale non diventerà definitiva.

SIM CARABINIERI: L’ARMA PROTAGONISTA DI UN’INDAGINE COMPLESSA

L’omicidio di Silingardi Aldo, avvenuto il 9 luglio 2012 a Correggio, era rimasto senza un responsabile, di fatto un cosiddetto cold case fino a quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e la Procura della Repubblica di Reggio Emilia, guidata dal Procuratore Gaetano Calogero Paci, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura delle indagini coordinate dal P.M. Maria Rita Pantani.  

Il plauso del S.I.M. (Sindacato indipendente militari, ndr.) ai carabinieri del Nucleo Investigativo che con determinazione, professionalità e acume investigativo hanno ricostruito il delitto, evidenziato l’importanza di un’impronta latente e richiesto alla Procura la riapertura del caso. Determinante anche il lavoro del RIS di Parma, i cui specialisti hanno, su richiesta dei colleghi del nucleo investigativo, inserito l’impronta nell’ A.P.F.I.S, ottenendo un match positivo. 

Il SIM Carabinieri desidera sottolineare con forza che, ancora una volta, l’Arma di Reggio Emilia è protagonista nella risoluzione positiva di un’indagine complessa. Questo successo dimostra come l’utilizzo sapiente della tecnologia più avanzata (come l’A.P.F.I.S.) diventi decisivo solo quando supportato da un fattore umano di elevatissima qualità. (SIM CARABINIERI)

Il fattore umano – l’intuito, la tenacia, l’esperienza del Carabiniere – resta la risorsa più preziosa e centrale nell’attività investigativa, un plus che il SIM ritiene fondamentale tutelare e valorizzare in ogni contesto.

Riaprire e risolvere un cold case non è solo un atto di giustizia per la vittima e i suoi familiari, ma è un rafforzamento della fiducia che la cittadinanza ripone quotidianamente nell’Arma dei Carabinieri.


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