21/10/2025 – Incendio Inalca e amianto disperso in città: “emergono gravissime responsabilità”.
Lo affermano il Comitato Amianto Zero e l’associazione Reggio Emilia Ripuliamoci secondo cui in base a documenti in loro possesso la situazione era ampiamente nota almeno dal 2015 ma non si fece nulla, o quasi, per rimuovere le coperture di amianto (come prescritto in modo perentorio dalla legge del 1992 e norme successive). E che la rimozione fu “procrastinata” sine die, in attesa delle nuove destinazioni d’uso e degli investimenti nel complesso ex-Unibon, dove veniva a cessare per sempre l’attività di macellazione iniziata con la storica cooperativa Asso.
I disastrosi incendi del febbraio scorso, che hanno raso al suolo il Polo logistico Inalca e i depositi Quanta per conto di Cirfood, nel complesso ex Unibon di via Due Canali a Reggio Emilia, avevano provocato una ricaduta di frammenti e polveri di amianto su Reggio, soprattutto nel quartiere prossimo al Polo Inalca, cui è seguita una bonifica molto difficoltosa e probabilmente lungi dall’essere conclusa.
Il documento diffuso oggi dal Comitato Amianto Zero è uno stralcio significativo di un “Verbale del Riesame della direzione Unipeg Sca – Quanta Stock & Go – Assofood spa” datato 20 aprile 2015, redatto nella fase di passaggio dal complesso da Unibon-Unipeg ai nuovi operatori. Dallo schema risulta si doveva procedere alla sostituzione e allo smaltimento di 4 mila 178 metri cubi di copertura in amianto con una spesa di circa 121 mila euro. L’operazione tuttavia non fu fatta: il verbale annota che nulla fu fatto nel 2014, mentre nel 2015 era stata presentata richiesta per 400 metri quadrati “sul porzionato”.
A ciò va aggiunto che non più tardi di quattro anni fa lo Studio Alfa aveva definito “critica” la situazione dello stabilimento, nel frattempo trasformato in centro logistico e in magazzini frigoriferi alimentati da grandi depositi esterni di azoto liquido.
“Un disastro che poteva e doveva essere impedito, ma che è stato lasciato accadere
nell’indifferenza e nell’irresponsabilità di chi aveva il dovere di vigilare“: così oggi il nuovo j’accuse di Amianto Zero che torna a denunciare il livello politico e istituzionale “che ha deciso di chiudere gli occhi, di non vedere e di non intervenire: la salute dei cittadini non è negoziabile”.
Ma ecco come Amianto zero e Ripuliamoci ricostruiscono la vicenda.
“A fine agosto scorso, Inalca informava il Comune di aver avviato una “ricognizione puntuale”
per “verificare se effettivamente esistano all’interno dell’area cause di possibili rischi per la
salute pubblica”.
In attesa che i risultati vengano finalmente resi noti – e con il legittimo dubbio che la tanto
annunciata “ricognizione puntuale” sia stata davvero portata a termine – non possiamo
ignorare quanto emerge dal “Verbale del Riesame della Direzione UNIPEG SCA – QUANTA
STOCK & GO – ASSOFOOD SPA”, del 20 aprile 2015″.
“Alla luce di quel documento – scrivono i comitati – è difficile non concludere che la dispersione di amianto provocata dal rogo dell’11 febbraio scorso, un evento di gravità eccezionale che ha devastato
lo stabilimento INALCA, non solo era prevedibile, ma soprattutto evitabile. Un disastro che poteva e doveva essere impedito, ma che è stato lasciato accadere nell’indifferenza e nell’irresponsabilità di chi aveva il dovere di vigilare”.
“Il documento – sottolineano -evidenzia che la presenza di amianto nelle coperture e nelle strutture dello
stabilimento era ben nota da tempo ai responsabili. Nonostante tale consapevolezza, la
rimozione del materiale pericoloso è stata procrastinata“.
Nel 2014, secondo il Verbale in questione, è stata rimossa e sostituita soltanto una minima
parte delle coperture (125 mq su oltre 4.000 mq totali), corrispondente all’area del nuovo
magazzino. Nel 2015 era prevista la rimozione di 400 mq su “porzionato”, ma il piano di
smaltimento completo è stato rimandato in funzione delle scelte sulla destinazione d’uso
dello stabilimento.
Nel documento si legge infatti che il programma di smaltimento dell’amianto è stato “procrastinato
in funzione delle scelte che verranno prese sulla destinazione d’uso e nuovi investimenti per
le aree attualmente dedicate all’attività di macellazione che verrà a cessare dal secondo
semestre 2015”.
Risultato? “L’intervento necessario per proteggere la salute pubblica è stato di fatto ignorato,
subordinando la sicurezza dei cittadini a logiche aziendali e di profitto, nonostante lo Studio
Alfa di Reggio Emilia, nelle relazioni del 2021 e del 2023, avesse definito la copertura
principale dello stabilimento “in stato scadente, con presenza di materiale friabile,
polverulento, sfaldamenti e un punteggio associato che indica necessità di bonifica non in
tempi lunghi.”
Nel complesso, concludeva lo Studio Alfa, “la situazione certificata è critica: lo stato
conservativo delle coperture esterne è scadente, il rischio di rilascio fibre e polveri è elevato e
si consiglia esplicitamente la bonifica.”
“L’incendio – è il commento dei Comitati – ha reso drammaticamente evidente quanto queste mancanze abbiano messo in pericolo la salute della cittadinanza. La dispersione di fibre di amianto nell’ambiente, ancora oggi massiccia, costituisce un rischio sanitario enorme la cui responsabilità ricade
interamente sulla dirigenza aziendale e sugli enti di controllo che, anziché tutelare l’interesse
pubblico, hanno permesso che la situazione degenerasse”.
“Ancora una volta, il “dio denaro” ha dettato le regole, oscurando ogni principio di tutela collettiva e di giustizia sociale”.
Conclusione: “In questa situazione, ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità, a partire da chi, a
livello politico e istituzionale, ha scelto di chiudere gli occhi, di non vedere o di non
intervenire.
Nella città delle persone, l’omissione, il silenzio e l’indifferenza sono anch’essi forme di
complicità: Il Comitato Amianto Zero è determinato a far valere le ragioni dei cittadini contro
l’arbitrio e la speculazione. La salute dei cittadini non è negoziabile“.
Tutto questo dovrebbe già essere integrato nel fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica, che continua a indagare sul disastro di via Due Canali, nel massimo riserbo. Il fatto che siano state rinvenute tracce di una possibile origine dolosa almeno del primo incendio dell’11 febbraio, rende la vicenda particolarmente inquietante. Qualcuno ha voluto, progettato, attuato il disastroso incendio del Polo Inalca? Se sì, per quali motivi? E cosa deve aspettarsi ancora la città di Reggio Emilia?
Federico
22/10/2025 alle 11:26
Reggio città delle cavie.
Michele Lagano
22/10/2025 alle 21:08
Complimenti per le integrazioni… Grazie per l’ ospitalità.
Roberto
22/10/2025 alle 21:28
Che bastardi…l’amianto causa una delle peggiori malattie al mondo che non da scampo, il mesotelioma.E’ una malattia devastante che ti uccide in meno di un anno. Da sofferenze atroci perchè inizia con acqua nei polmoni e poi piano piano di uccide. Da dolori fortissimi che nemmeno la morfina riesce a calmare. Basta una inalazione di fibre per poter segnare il destino di una persona, rimane silente anche 30 anni nei polmoni poi quando inizia la malattia e’ la fine.
Zitti zitti..
23/10/2025 alle 09:40
Come diceva Moretti in un suo film..:’Dì qualcosa di sinistra!!’.
Pare invece che preferiscano il silenzio, anche sui crimini (tali sono) ambientali che incidono sulla salute di terra, animali ed esseri umani.