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Cosa succede al Parmigiano-Reggiano?
Scontro in assemblea sul sistema di voto
Nasce la minoranza anti-Bertinelli
“Annullate le delibere”: ricorso dei consorziati Granterre

DI PIERLUIGI GHIGGINI

19/10/2025 – Non è stata propriamente una passeggiata, l’assemblea del Consorzio Parmigiano-Reggiano di martedì scorso all’hotel Classic di Reggio Emilia. Anzi, proprio lì è nata ufficialmente una minoranza anti-Bertinelli, con una dichiarazione di guerra recapitata in forma di voti contrari e di ricorsi al presidente dell’ente al quale è affidata la tutela il formaggio più famoso del mondo. Nonostante il silenzio calato come da tradizione sui lavori assembleari, Reggio Report è in grado di riferire ciò di cui i media sono stati tenuti all’oscuro.

E cominciamo dal principio.

L’assemblea era convocata per deliberare su un pesante aumento del contributo dovuto dai caseifici per forma di P-R prodotta: da 7 a 9 euro , di colpo, per finanziare le attività di tutela e produzione, come ha riferito una nota del Consorzio, di circa 8,5 milioni in più nel 2026. Nel dettaglio, il contributo passa da 7 a 8 euro, ma per il 2026 si aggiunge un altro euro, portando il contributo a 9 euro, e non solo temporaneamente. Fra un anno l’assemblea sarà chiamata a rendere strutturale per gli anni successivi anche questo euro. Nell’assise del Classic, inoltre è stata presentata la nuova campagna pubblicitaria globale “Più grande, insieme” firmata da VLM Italy. Sulla quale, ovviamente, ad esprimersi il gradimento saranno prima di tutto i consumatori.

Un frame del nuovo spot della campagna P-R “Più grande, insieme

Tutto bene? Tutto nella norma? Niente affatto. L’assemblea generale si è trasformata in un arengo nel quale un gruppo importante di caseifici, soprattutto consorzi del modenese guidati da Granterre, ha messo sotto accusa la presidenza per aver ribaltato dall’oggi al domani il sistema di voto che veniva applicato da circa 22 anni. La delibera relativa al Piano di regolazione dell’offerta è passata con 186 voti favorevoli, 40 contrari e un astenuto; e quella sul contributo di 9 euro per forma ha ottenuto 167 voti sì, 50 no e 10 astenuti,

Una maggioranza solida, si dirà. Ma anche una minoranza consistente, che si è manifestata pubblicamente per la prima volta in queste proporzioni almeno nelle ultime consigliature.

Voti contrari che hanno sicuramente a che fare la stangata sul contributo annuo (per alcuni soci grandi produttori potrebbero significare 200 mila euro in più), tanto più che le vendite al dettaglio in Italia di Parmigiano Reggiano hanno registrato un tonfo del -8,6% nel periodo gennaio-luglio (dato diffuso con circolare dal direttore del Grana Padano Stefano Berni) attribuibile peraltro ad aumenti di prezzi senza freni: fuori zona di produzione il P-R 24 mesi non si trova a meno di 20-22 euro, il Vacche rosse veleggia intorno ai 28-30 euro e a 16 euro se va bene si trova solo il 12 mesi.

Nondimeno la ragione di fondo che ha trasformato la fronda endemica nei confronti della gestione Bertinelli in una minoranza in piena regola, è stato il cambio in corsa del sistema di voto, connla penalizzazione dei consorzi che raggruppano più “matricole”.

La questione è complicata, vede in campo fior di amministrativisti da una parte e dall’altra, però è dirompente al punto che lo scontro ora è alle carte bollate.

Vediamo in breve cosa è accaduto.

Da oltre vent’anni nelle assemblee del P-R in caseifici esprimono ciascuno da uno a un massimo di quattro voti per “matricola”, determinati in proporzione alle forme prodotte. Ciò significa che i consorzi che nel tempo hanno assorbito più caseifici hanno sempre espresso anche una ventina di voti in assemblea. Tuttavia lo Statuto in vigore prevede all’articolo 29 che il limite dei quattro voti valga anche per le dimensioni consortili, con voto in base alla produzione complessiva accertata e non per “matricola”.

Tutti lo hanno sempre ritenuto un errore materiale , tanto più le norme di legge vanno in senso contrario, e questo spiega perché si è sempre votato col limite di 4 voti per “matricola”, non per consorzio, e perché l’ assemblea di primavera aveva deliberato di sanare entro l’anno il lapus calami, o almeno così considerato. Nondimeno in giugno il presidente Bertinelli, forte di un parere dello studio Nunziante-Magrone di Milano, ha cambiato idea, annunciando con una circolare che d’ora in poi le assemblee avrebbero votato come previsto alla lettera dagli articoli 25 e 29 dello Statuto.

E così è stato martedì scorso, con i consorziati che hanno alzato le barricate in assemblea, presentandosi a loro volta con un parere amministrativo del professor Mario Notari, docente alla Bocconi, che taglia la testa al toro: la norma del Consorzio P–R fatta valere da Bertinelli è travolta dal Decreto Ministeriale del 2.000 che, all’articolo 5, prescrive un voto direttamente proporzionale alla produzione, senza limite dei voti spettanti a ciascun consorziato. E il decreto, ovviamente, prevale sullo statuto.

La presidenza dell’Assemblea del Parmigiano-Reggiano

Insomma, la legge è legge e non si può votare in modo difforme ad essa.

Si è certamente discusso a lungo in assemblea, ma alla fine il vertice del P-R ha fatto votare secondo la lettera della norma statutaria (che, come detto, è difforme alla norma di legge). I grandi consorziati, che in questo modo vedono ridotto il loro peso in modo considerevole, non solo hanno votato contro, ma hanno annunciato i ricorsi (sembra al ministero) per l’annullamento delle delibere assembleari. Con la prospettiva del possibile blocco dell’aumento dei contributo annuo per forma prodotta. Ma soprattutto con l’avvio di una fase non semplice nella governance del Consorzio dove, appunto, da oggi è in campo aperto un’opposizione a Bertinelli.

Non è solo questione di una manciata di voti. In realtà, secondo qualche conoscitore delle dinamiche che percorrono il mondo del Re dei formaggi, c’è in ballo una modifica sostanziale dei rapporti di forza all’interno del Consorzio: il sistema di voto “alla lettera” (però contrario al DM in vigore da 25 anni) potrebbe condizionare in modo decisivo la futura ma non lontana riforma generale dello statuto di via Kennedy, che potrebbe prevedere anche il via libera a un ulteriore mandato del presidente. Prospettiva forse accarezzata dallo stesso Bertinelli il quale al prossimo giro, conclusi tre mandati, non sarebbe rieleggibile. Lettura maligna, si dirà. Ma è noto che a pensar male si da peccato, però però…

Stefano

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