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Il delitto di Simonetta Cesaroni 35 anni fa
In libreria L’intrigo di via Poma di Galanti e Pelizzaro
Un dattiloscritto ritrovato e il clamoroso intreccio con via Gradoli

6/8/2025 – Un retroscena mai raccontato prima, documenti inediti, un libro perduto: a pochi giorni del 35° anniversario dell’omicidio di Simonetta Cesaroni – trovata senza vita il 7 agosto 1990 nella sede Aiag di via Poma a Roma – è uscito in libreria “L’intrigo di via Poma – L’omicidio di Simonetta Cesaroni e il dattiloscritto perdutodi Giacomo Galanti e Gian Paolo Pelizzaro (edizione Baldini+Castoldi, collana TempoReale).

Simonetta Cesaroni, uccisa in via Poma il 7 agosto 1990

Via Poma. Due parole. E nella mente di tanti si materializza una foto degli anni Novanta. C’è una giovane in spiaggia in costume da bagno intero di colore bianco. Si chiama Simonetta Cesaroni. Il 7 agosto 1990 viene uccisa a Roma nell’ufficio dove si recava due volte a settimana, di pomeriggio, per registrare al computer la contabilità.

Il suo caso è ancora irrisolto – si ricorda nella presentazione del libro – ma il 19 dicembre 2024 l’omicidio è tornato al centro delle cronache per la decisione della gip di proseguire le indagini, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura. I punti salienti del delitto che la giudice ha evidenziato nella sua ordinanza erano già stati puntualmente indicati in un lavoro del giornalista Gian Paolo Pelizzaro – dal titolo L’intrigo – pronto per la pubblicazione e acquisito agli atti dal magistrato di allora, il 31 ottobre 1996. Ed è stato un altro giornalista, Giacomo Galanti, a ritrovare il dattiloscritto di quel libro, mentre nel 2020 cercava i documenti per il podcast ‘Le ombre di via Poma‘.

“Terminato di scrivere un libro-inchiesta su questa terribile vicenda, mi sono imbattuto in una testimonianza particolarmente importante. Sentii quindi il dovere di riferire tutto al magistrato, il 31 ottobre del 1996 mi recai in procura con il dattiloscritto del libro e il magistrato lo acquisì agli atti imponendo il riserbo per svolgere le indagini”, ha raccontato all’Adnkronos Pelizzaro, giornalista, ricercatore e saggista spiegando che il suo lavoro all’epoca era incentrato sulla notizia di “fogli firma” usati dai dipendenti per registrare gli orari di entrata e di uscita sul posto di lavoro. Un particolare tornato prepotentemente alla ribalta delle cronache lo scorso anno, quando poi il gip ha respinto la richiesta di archiviazione del caso.

“Il libro è la pubblicazione di quel dattiloscritto che risaliva al ’96 con tutti gli aggiornamenti di ciò che è avvenuto dopo, proprio alla luce delle informazioni che avevo fornito agli inquirenti – spiega Pelizzaro – Questo libro è una ricostruzione complessiva di tutta la vicenda del delitto di via Poma con un taglio non aggressivo né scandalistico: ci abbiamo tenuto a scrivere di questa tragedia con il massimo rispetto per la vittima, per i parenti della vittima e per tutti coloro che sono stati trascinati dentro a questo caso”.

Giacomo Galanti, giornalista e autore di documentari, spiega: “Negli ultimi cinque anni ho lavorato tantissimo su questo caso, l’ho studiato a fondo e all’inizio mi sono imbattuto in questo dattiloscritto che Pelizzaro aveva iniziato a scrivere e che era stato acquisito agli atti. Un’idea di libro che non era stato mai pubblicato”. E’ nato così il contatto tra i due giornalisti che, dopo l’ordinanza con la quale il Gip ha respinto l’archiviazione, hanno deciso di lavorare al volume appena uscito in libreria: “Per la prima volta un giudice mette nero su bianco tutte le ombre sul caso e che riguardano l’ufficio degli ostelli, dove è stata uccisa Simonetta, e alcune ingerenze esterne che probabilmente ci sono state – osserva Galanti – E visto che sia Gianpaolo Pelizzaro allora, sia io ci eravamo occupati di questi particolari, abbiamo pensato fosse il caso di riprendere il filo e di ricostruire tutto”.

LA STORIA DEL LIBRO RITROVATO E DEL SUO DIZIONARIO DEI MISTERI

Il libro nasce dalla storia del dattiloscritto del libro di Gian Paolo Pelizzaro sull’omicidio di Simonetta Cesaroni che era dato di imminente pubblicazione nel 1996, ma che – all’esito dell’acquisizione da parte della Procura di Roma il 31 ottobre 1996 – non vide mai la luce perché prevalse nel magistrato l’esigenza di svolgere le opportune indagini e quindi il segreto istruttorio, che poi è proseguito fino al processo a carico di Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni.

In particolare, quel libro conteneva una terza sezione intitolata “Dizionario dei misteri – Dall’AIAG a Voller” in cui avevo elencato dalla A alla Z tutte le voci collegate, direttamente o indirettamente, alle indagini sull’assassinio della giovane ragioniera. 

L’Intrigo di via Poma riproduce, in appendice, quella parte del libro mai pubblicato e documenta i risultati di un’inchiesta giornalistica che portò alla luce i collegamenti tra gli Ostelli della Gioventù e alcuni apparati e società nell’orbita dei servizi segreti.

Nel “Dizionario dei misteri” c’è tutto l’intreccio di società di copertura dell’allora SISDE e le società immobiliari di via Gradoli dove nell’aprile del 1978 venne scoperta una delle basi più importanti delle Brigate Rosse, durante il sequestro di Aldo Moro.

Il “Dizionario” cita, infatti, l’amministratore dei condomini di via Gradoli Domenico Catracchia, che agiva come mandatario per conto di alti funzionari del mistero dell’Interno nella gestione di alcuni immobili.

L’inchiesta su via Gradoli e i collegamenti con le società di coperura del SISDE venne pubblicata sul mensile “Area” tra il 1997 e il 1998. 

Quando uscirono quegli articoli, l’ex senatore Sergio Flamigni chiamò Pelizzaro per capire e avere conferma di quelle scoperte, volle copia di tutti gli articoli e dei documenti su cui era basato la mia inchiesta e, proprio nel 1998, mentre stava chiudendo la stesura del suo libro “Convergenze parallele” (Kaos Edizioni, prima edizione maggio 1998), decise di aggiungere un nuovo capitolo al suo volume

Al nuovo capitolo diede il titolo “La prova provata” e riportava integralmente l’ inchiesta di Pelizzaro, con rimandi in nota a tutti i riscontri e agli articoli pubblicati a partire dal 1997. Il dattiloscritto sul delitto di via Poma era proprio in quel periodo al centro di complesse verifiche da parte della Procura di Roma, nella persona del sostituto procuratore Settembrino Nebbioso.

Flamigni fece dono a Pelizzaro di una copia di Convergenze Parallele con questa dedica: “A Gian Paolo, con gratitudine per la collaborazione prestatami – Oriolo Romano, 13.5.’98 – Sergio Flamigni“.

Negli anni, tutto quel lavoro su via  Gradoli, riportato dettagliatamente per la prima volta proprio nel “Dizionario dei misteri” del delitto di via Poma venne, progressivamente, venne fatto proprio da Flamigni, il quale è poi diventato (arbitrariamente, suo malgrado) “autore” di quelle scoperte. 

Oggi, con la pubblicazione del saggio sul delitto di Simonetta Cesaroni – L’Intrigo di via Poma, appunto – da questa sorta di “capsula del tempo” riemerge la prova provata del vero autore di quelle scoperte che – inopinatamente – la Procura Generale di Bologna attribuisce sbagliando a Sergio Flamigni, che peraltro è un monumento riconosciuto della ricerca sui misteri d’Italia, e che il 22 ottobre festeggerà i 100 anni.

Inoltre le circostanze rassegnate nella memoria della Procura Generale di Bologna su Domenico Catracchia (he nessuno sapeva chi fosse finché Pelizzaro non si interessò della questione di via Gradoli, a partire dal 1995) sono state integralmente recepite nella sentenza di condanna all’ergastolo di Paolo Bellini della Corte d’Assise di  Bologna (confermata in Appello e in Cassazione), così come alle pagine 1634 e seguenti delle motivazioni.

Il dispensatore di “fatwa” Paolo Bolognesi, forse, farebbe meglio a documentarsi meglio prima di lasciarsi andare alle solite roboanti e intimidatorie dichiarazioni. Se ne facesse una ragione: una parte fondamentale della sentenza “mandanti” è stata costruita proprio sulla base delle scoperte della vecchia inchiesta su Catracchia e via Gradoli realizzata proprio dal Pelizzaro, che è lo stesso autore insieme a Gabriele Paradisi della grande controinchiesta sulla strage di Bologna, il Lodo Moro e il terrorismo mediorientale pubblicata nell’arco due anni da Reggio Report.

Del resto nell’Intrigo di via Poma si possono verificare in appendice nel “Dizionario dei misteri” tutte le voci correlate a via Gradoli, partendo proprio da Catracchia, per poi passare attraverso l’Immobiliare Gradoli, la FIDREV e tutte le altre società di copertura del servizio segreto.

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