DI PIERLUIGI GHIGGINI
7/5/2025 – C’era un altro uomo in via Fani quel 16 marzo del 1978, a Roma, il giorno dell’agguato pianificato da un nucleo armato delle Brigate Rosse per rapire l’onorevole Aldo Moro.
Durante le operazioni del sequestro, il commando di brigatisti sparò almeno 47 colpi uccidendo i cinque agenti della scorta del presidente della Democrazia Cristiana: Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi e Giulio Rivera.
C’era una persona in più, un nome mai uscito nelle inchieste e nei processi sul caso Moro che, negli anni, hanno visto condannare 15 persone. La notizia emerge da una nuova inchiesta su un altro caso degli anni di piombo, rimasto fino a oggi irrisolto. Ed è, come vedremo, un affare tra due ex terroristi reggiani – che ebbero un ruolo chiave nell’agguato di via Fani: Lauro Azzolini, nato a Casina 82 anni fa (condannato a 4 ergastoli, tempo in regime di semilibertà) e Franco Bonisoli. condannato a 4 ergastoli, Bonisoli oggi ha 70 anni, è in semilibertà ed è da tempo impegnato in percorsi di giustizia riparativa.
Perchè Azzolini e Bonisoli? Cosa ne sanno del misterioso uomo che sparò alla scorta di Moro dal fianco sinistro, di cui si parla dalla commissione Fioroni, anzi da prima, e che ora sembra diventato verità giudiziaria? E perché continuano a mantenere il segreto?
Il caso viene sollevato da Agenzia Nova con un reportage che documenta l’intercettazione di un colloquio tra Lauro Azzolini e un altro ex brigatista, Antonio Savino. Vediamo.
La procura di Torino ha riaperto, quasi mezzo secolo dopo, le indagini sull’omicidio del carabiniere Giovanni D’Alfonso e sul ferimento di altri due appuntati, Rosario Cattafi e Umberto Rocca avvenuti durante il blitz alla Cascina Spiotta del 5 giugno 1975. Gli agenti fecero irruzione nel casale dove i brigatisti tenevano sequestrato Vittorio Vallarino Gancia, imprenditore di Acqui Terme.
Nel blitz morì la terrorista Mara Cagol, legata da anni a Renato Curcio, e gli altri compagni riuscirono a fuggire. Tra questi c’era anche Lauro Azzolini, reo confesso durante il processo davanti alla Corte d’Assise di Alessandria che vede imputati altri due brigatisti, lo stesso Renato Curcio e Mario Moretti.
Ora, dalle indagini condotte dai carabinieri del Ros di Torino – scrive Nova News -” spuntano delle intercettazioni ambientali tra l’82enne Lauro Azzolini e l’altro brigatista Antonio Savino che collegano i due casi. Il terrorista ha confidato al compagno che non sarebbe stato l’ergastolano in libertà Franco Bonisoli a sparare 17 colpi contro Raffaele Iozzino, come stabilito dalle sentenze, e gli ha fatto il nome di una persona mai comparsa nelle indagini e nei processi sul sequestro e l’omicidio del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro”.
E un’intercettazione “che potrebbe trovare riscontro in una perizia del 2015, nella quale si evidenzia che i colpi che uccisero l’agente della scorta Iozzino furono esplosi da qualcuno posizionato sul suo fianco sinistro mentre Bonisoli era posto davanti.
Nelle carte si legge inoltre che “mentre nella vecchia perizia era stato stabilito che le armi utilizzate in via Fani erano 7, se consideriamo questi ultimi reperti dobbiamo concludere che le armi utilizzate nello stesso attentato erano 9, delle quali fino a oggi solo tre sequestrate”.
I brigatisti hanno sempre sostenuto che fu Franco Bonisoli a sparare contro l’agente Iozzino, una versione che non ha mai convinto gli inquirenti e che, lo sappiamo quasi cinquant’anni dopo, non coincide con i rilievi per il numero di colpi esplosi e per la posizione di Bonisoli al momento dell’agguato.
Alessandro Raniero Angelo Davoli
08/06/2025 alle 12:50
Il sequestro di Aldo Moro, in Via Mario Fani a Roma, è un affare di Stato. Anzi, di più Stati. Le uniche verità che non si trovano sono quelle che non si vogliono trovare.
Ho già scritto anche su questo giornale, che, durante la mia prima missione come consulente all’estero, in Lituania, settembre-dicembre 1997, ho lavorato con tre esperti, il prof. Alessandro Erasmo Costa, il dr. Vittorio Catalano Gonzaga e un ex ufficiale della Marina Militare italiana, del quale non farò il nome.
Questo ex ufficiale, capitano di corvetta o capitano di fregata, aveva lavorato per il servizio segreto della Marina Militare. Al momento del sequestro di Aldo Moro, risiedeva o in via Fani o nelle vicinanze.
Passeggiando nel quartiere dalle ore 8 a poco prima delle 9 di quella mattina, incontrò un alto funzionario (vicedirettore?) del SISMI, che conosceva personalmente.
Scambiarono alcune parole. Il funzionario del SISMI gli chiese il motivo della sua presenza in zona, l’ufficiale di Marina rispose che abitava lì vicino. A sua volta replicò: “e tu che ci fai qui?”.
La risposta lo lasciò perplesso: “sono stato invitato a pranzo da un amico …”
Ma … erano solo le 8:30 del mattino.
L’agguato alla scorta del Presidente della DC, (Presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana), e della Commissione Esteri, onorevole Aldo Moro, ed il suo sequestro, avvennero poco dopo le ore 9:02 …
Il logico sospetto, dell’ufficiale, fu che l’alto funzionario del SISMI fosse lì per supervisionare l’attacco …
Nei giorni successivi l’ufficiale di Marina si recò presso la Procura della Repubblica di Roma a rendere testimonianza dell’accaduto … La sua testimonianza finì in un cassetto … Raccontò anche altro, ma preferisco non renderlo noto ora.
Un saluto ai lettori,
Alessandro Raniero Angelo Davoli
Alessandro Raniero Angelo Davoli
08/06/2025 alle 18:03
Incredibile coincidenza: Cesare Sacchetti conferma che c’era un uomo dei servizi, il colonnello Guglielmi, in via Fani, attorno alle 8 di mattina …
https://www.lacrunadellago.net/lassassinio-di-aldo-moro-e-il-ruolo-della-scuola-hyperion-della-cia/
Alessandro Raniero Angelo Davoli
09/06/2025 alle 21:03
MIA DOMANDA A ChatGPT:
Nel marzo 1978 che ruolo aveva il colonnello Guglielmi, nel SISMI ?
——————————————
Nel marzo 1978, il colonnello Camillo Guglielmi non era ancora ufficiale in servizio attivo presso il SISMI, ma operava come ufficiale dei Carabinieri con sede a Modena:
⸻
🛡️ Stato di servizio di Guglielmi a marzo 1978
• Alla data del 16 marzo 1978, giorno del sequestro di Aldo Moro, il colonnello Camillo Guglielmi era in forza ai Carabinieri, incaricato come comandante del gruppo di Modena .
• Risulta ancora ufficiale in servizio e quindi non facente parte del SISMI in quel momento .
⸻
🚶 Connessione con il SISMI: consulente e poi dirigente
• Il 15 aprile 1978 Guglielmi viene congedato dai Carabinieri .
• A partire dal 1° luglio 1978, lavora come consulente “esperto” per il SISMI, occupandosi di sicurezza interna e controllo del personale .
• Il 22 gennaio 1979, viene formalmente assunto al SISMI come direttore di sezione dell’Ufficio R (Controllo e Sicurezza) .
⸻
✅ In sintesi
Periodo Stato e ruolo
16 marzo 1978 Colonnello Carabinieri, comandante a Modena
Aprile 1978 Congedato dall’Arma dei Carabinieri
Luglio 1978 Consulente esterno SISMI
Gennaio 1979 Direttore di sezione al SISMI
Nota sulla sua presenza a Roma il 16 marzo
Il nome di Guglielmi è emerso nelle successive indagini e audizioni perché era presente a Roma, nei pressi di via Fani, poche centinaia di metri dal luogo del rapimento, …. giustificando la sua presenza come un invito a pranzo da parte del collega colonnello D’Ambrosio …
—————————————————————
Sicuramente tutte notizie conosciute da una ristretta cerchia di alti funzionari di Stato … qualche domanda sorge spontanea. Dici mesi dopo il sequestro di Aldo Moro, il colonnello Camillo Guglielmi viene promosso a dirigere la sezione R del SISMI … AVEVA SVOLTO AL NEGLIO IL COMPITO CHE GLI ERA STATO AFFIDATO …
e ci vengono ancora a raccontare che le BR erano un gruppo rivoluzionario di sinistra ???
MA MI FACCIA IL PIACERE, direbbe Totò
Alessandro Raniero Angelo DAVOLI
09/06/2025 alle 21:29
SEQUESTRO MORO
(Coinvolto l’ex comandante dei carabinieri di Modena ?)
MIA DOMANDA A ChatGPT:
Nel marzo 1978 che ruolo aveva il colonnello Guglielmi, nel SISMI ?
——————————————
Nel marzo 1978, il colonnello Camillo Guglielmi non era ancora ufficiale in servizio attivo presso il SISMI, ma operava come ufficiale dei Carabinieri con sede a Modena:
⸻
🛡️ Stato di servizio di Guglielmi a marzo 1978
• Alla data del 16 marzo 1978, giorno del sequestro di Aldo Moro, il colonnello Camillo Guglielmi era in forza ai Carabinieri, incaricato come comandante del gruppo di Modena .
• Risulta ancora ufficiale in servizio e quindi non facente parte del SISMI in quel momento .
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🚶 Connessione con il SISMI: consulente e poi dirigente
• Il 15 aprile 1978 Guglielmi viene congedato dai Carabinieri .
• A partire dal 1° luglio 1978, lavora come consulente “esperto” per il SISMI, occupandosi di sicurezza interna e controllo del personale .
• Il 22 gennaio 1979, viene formalmente assunto al SISMI come direttore di sezione dell’Ufficio R (Controllo e Sicurezza) .
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✅ In sintesi
Periodo Stato e ruolo
16 marzo 1978 Colonnello Carabinieri, comandante a Modena
Aprile 1978 Congedato dall’Arma dei Carabinieri
Luglio 1978 Consulente esterno SISMI
Gennaio 1979 Direttore di sezione al SISMI
Nota sulla sua presenza a Roma il 16 marzo
Il nome di Guglielmi è emerso nelle successive indagini e audizioni perché era presente a Roma, nei pressi di via Fani, poche centinaia di metri dal luogo del rapimento, …. giustificando la sua presenza come un invito a pranzo da parte del collega colonnello D’Ambrosio …
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Sicuramente tutte notizie conosciute da una ristretta cerchia di alti funzionari di Stato … qualche domanda sorge spontanea. Dici mesi dopo il sequestro di Aldo Moro, il colonnello Camillo Guglielmi viene promosso a dirigere la sezione R del SISMI … AVEVA SVOLTO AL NEGLIO IL COMPITO CHE GLI ERA STATO AFFIDATO …
e ci vengono ancora a raccontare che le BR erano un gruppo rivoluzionario di sinistra ???
MA MI FACCIA IL PIACERE, direbbe Totò
Alessandro Raniero Angelo Davoli
11/06/2025 alle 08:20
Grande mezzo di raccolta informazioni e ChatGPT:
Avevo già citato l’articolo di Cesare Sacchetti, pubblicando il link su ReggioReport.
L’articolo conferma la presenza “inspiegabile” del colonnello Camillo Guglielmi in via Fani, attorno alle 8:00/8:30 del mattino. L’incontro fortuito con l’ufficiale della Marina Militare che lo conosceva per aver avuto a che fare con lui per motivi di lavoro, lo sorprese in modo spiacevole.
L’articolo non dice che la scusa accampata, un invito a pranzo era falsa!
(Ricerca con ChatGPT)
Ecco la testimonianza del colonnello D’Ambrosio:
“Il colonnello Ambrosi” citato da Camillo Guglielmi (e in realtà si trattava del colonnello Armando D’Ambrosio), era un ufficiale dei Carabinieri già in congedo, che in quel periodo collaborava con il SISMI in veste di consulente.
Guglielmi raccontò di essersi recato a casa di D’Ambrosio la mattina del 16 aprile 1978, intorno alle ore 9:00, dopo che quest’ultimo lo avrebbe “invitato a pranzo”, dicendo:
“Guglielmi si è presentato a casa mia poco dopo le nove, non era affatto atteso, e non esisteva alcun invito a pranzo. Si è intrattenuto per qualche minuto … ed è tornato in strada dicendo: ‘Deve essere accaduto qualcosa’” 
D’Ambrosio dichiarò di non aver mai invitato Guglielmi a pranzo, ma confermò che effettivamente l’ufficiale si presentò in via Stresa (zona via Fani) in quel momento, e lo fece in modo spontaneo, senza essere atteso.
Il colonnello Armando D’Ambrosio, già carabiniere, consulente SISMI in quegli anni.
-Guglielmi affermò di essere stato invitato da lui per un pranzo la mattina del rapimento di Aldo Moro (16 aprile 1978).
-D’Ambrosio confermò l’arrivo, ma negò l’invito a pranzo o altre comunicazioni precedenti.
Perché il colonnello Camillo Guglielmi non fu incriminato e arrestato dal PM Giovanni De Matteo*, che conduceva le indagini, per falsa testimonianza. Il reato collegato era strage, non il furto di un pomodoro … !
*Giovanni De Matteo (poi procuratore capo a Roma) fu il primo PM a seguire formalmente il caso, subito dopo il 16 marzo 1978.