Archivi

Nuova luce sui delitti del dopoguerra
Dopo 80 anni hanno un nome
altri 4 morti del Cavoun di Campagnola
La Procura riapre le indagini. Cinque ignoti

23/12/2024Hanno un nome, a quasi 80 anni dalla loro morte, altre quattro delle 18 persone i cui resti furono ritrovati nel 1991 sepolti nel ‘Cavoun’ di Campagnola, dove da alcuni anni una croce-memoriale, più volte abbattuta e restaurata, segna il luogo dell’eccidio.

 La Procura di Reggio Emilia, diretta dal dottor Calogero Gaetano Paci, ha riaperto le indagini ed è arrivata alla identificazionie grazie agli esami genetici affidati al Ris di Parma sui resti scheletrici rinvenuti a Campagnola il 9 marzo 1991: resti riconducibili a  persone scomparse alla fine di aprile 1945, sequestrate sul misterioso camion partito dalla sede del Cln di Reggio alla caserma Zucchi, poi trucidate e infossate in quel Cavoun.

Siamo nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione quando scattano i rastrellamenti dei partigiani nel ‘triangolo della morte’, con centinaia di uccisioni nel reggiano per ragioni politiche e ideologiche: una feroce, ma ancora oggi non riconosciuta, prosecuzione della guerra civile dopo la Liberazione, con una sequela di delitti politici che continuerà almeno sino a tutto il 1946. Il bagno di sangue più terribile fu quasi certamente quello di Castelnovo sotto dove in due notti furono ammazzate 70 persone.

Ma torniamo al Cavoun di Campagnola, fatto aprire 34 anni fa dall’allora procuratore Elio Bevilacqua, con una operazione che ebbe risonanza nazionale.

I quattro identificati sarebbero  Giovanni Caviola, Luigi Rossi, Silvio Davoli e Aristide Ganassi: in una nota di oggi, la Procura della Repubblica ha informato i famigliari superstiti e il ministero della Giustizia, “che nel tempo ha richiesto notizie in seguito a varie interrogazioni della Camera dei Deputati”.

Il procuratore Paci a Decoder

Le indagini, spiega il procuratore Calogero Gaetano Paci, sono state stimolate da un’intervista di Ada Bizzarri, 86 anni, che il primo settembre aveva dichiarato al Resto del Carlino di aver fatto nel 2009 l’esame del Dna per il riconoscimento dei genitori, Carlo Antonio Bizzarri e Maria Bocedi, ma di non aver più saputo nulla.

Sulla base di tale racconto la Procura “ha proceduto a ricercare tutta la documentazione costudita in archivio” sul rinvenimento dei resti avvenuto a Campagnola il 9 marzo 1991 e riconducibili ad alcune delle numerose persone scomparse nella zona alla fine dell’aprile ’45.

“Dalla verifica condotta sul fascicolo processuole aperto nel 1991 a carico di Ignoti – così il comunicato della Procura – è emerso che sono stati recuperati i resti scheletrici di 18 persone, 15 delle quali con certezza di sesso maschile, 3 di sesso non determinabile sulla base degli elementi rinvenuti e un anello che, pur in assenza di altri elementi, lasciava ipotizzare l’occultamento del cadavere di una persona di sesso femminile“.

L’analisi medico-legale condotta secondo le tecniche di indagine all’epoca disponibili – unitamente ad altri oggetti ed effetti personali rinvenuti sul luogo dello scavo – “hanno consentito nel 1991 agli specialisti dell’Istituto di Medicina Legale di Modena di pervenire all’identificazione certa di 9 persone” , tra cui il genitore della signora Bizzarri, “mentre le altre 9 unità non hanno avuto un’identificazione”.

La croce-memoriale al Cavoun di Campagnola

Tuttavia “nel 2009 i Carabinieri di Campagnola Emilia hanno depositato a quelli del Ris di Parma 10 cassette contenenti resti scheletrici, relative ai nove resti non identificati, per lo svolgimento della caratterizzazione genetica”, tecnica di indagine che nel 1991 non era disponibile. Ebbene le indagini del Ris hanno permesso di accertare altre tre compatibilità , “mentre nessun match positivo è stato ottenuto dal campione di Dna depositato dalla Bizzarri”.

E’ accaduto che le analisi genetiche in corso effettuate dai carabinieri del Ris di Parma sui resti contenuti nella cassetta attribuita a Bizzarri padre, non hanno rivelato alcuna compatibilità tra quest’ultimo e la figlia, mentre “hanno evidenziato due distinti profili genetici, uno identificato come ignoto poiché non è allo stato emerso alcun match con i profili disponibili, e il secondo attribuibile con certezza a uno degli scomparsi di Campagnola nel 1945 e mai in precedenza identificato“. La quarta persona, appunto, i cui resti dopo 80 anni hanno finalmente un nome e un cognome.

Le indagini del Ris continuano, nella speranza di attribuire una identità anche agli altri caduti tuttora ignoti.

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