1/8/2024 – ” Come atto di estrema e legittima difesa sono costretto a effettuare eutanasia da questo accanimento persecutori da terapia mediatica a cui mi sottopongono da anni. Da oggi non berrò, non mangerò e non usufruirò più dei farmaci che mi consentono di vivere“. Sono le parole con le quali Paolo Bellini già il 9 luglio aveva anticipato, in una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella, la volontà di farla finita.
Dal carcere di Spoleto, il giorno dopo la sentenza d’appello che ha confermato la condanna all’ergastolo per la strage alla stazione di Bologna, Bellini aveva scritto al Capo dello Stato anche quale Presidente del CSM , e al ministro della Giustizia Nordio, per denunciare la propria condizione di “perseguitato da accanimento mediatico giudiziario politico“, denunciare la violazione dei diritti di indagato e, appunto, annunciare la decisione come forma estrema di protesta di non assumere più cibi, né bevande né i farmaci che lo tengono in vita.



Qualche giorno dopo, la lettera è arrivata in copia al direttore di Reggio Report Pierluigi Ghiggini. Va detto che dopo averla scritta e inviata, Bellini aveva deciso di sospendere uno sciopero che lo avrebbe portato rapidamente alla morte. E ciò a seguito di colloquio telefonico con l’avvocato Antonio Capitella.
Dopo che il collaboratore di giustizia con le sue ultime lettere ha confermato in modo drammatico la determinazione di procedere alla propria “eutanasia“, l’esposto a Mattarella e Nordio assume pieno valore, anche nei toni amari e disperati del condannato all’ergastolo che sa di essere condannato innocente, e non può essere ignorata. Da qui la decisione di renderla pubblica, e come le lettere precedenti in trascrizione integrale e senza modifiche al testo vergato a mano su fogli a quadretti.
Bellini scrive fra l’altro: “Se io avessi avuto parte nella strage alla stazione di Bologna l’avrei confessato nel 1999 (anno in cui viene arrestato al Capriolo, il ristorante del suocero, e decide di diventare collaboratore di giustizia confessando i propri delitti, ndr.) e la pena non avrebbe superato i 30 anni“. Torna ad accusare il “massone” Bevilacqua, procuratore di Reggio Emilia, affermando che colpendo lui voleva colpire a fini di vendetta il procuratore capo di Bologna Ugo Sisti, e forse “per depistare a favore del fratello Gelli“. Aggiunge inoltre: “Ritengo che il presidente del processo di primo grado dott. Caruso abbia agito non come giudice terzo, ma come braccio armato della Procura Generale“.
Nel testo si noterà il riferimento all’intervista pubblicata su “Ragion di Stato”, canale Youtube di Gabriele Paradisi: è quella realizzata da Pelizzaro, Paradisi e Ghiggini tuttora consultabile sulla home page di Reggio Report.
LO SCRITTO DI ACCOMPAGNAMENTO
La lettera al Presidente e accompagnata da uno scritto indirizzato sempre al direttore di questo giornale: quattro facciate di autodifesa, di rivendicazione della propria innocenza e di accuse a chi lo ha voluto all’ergastolo, che cominciano con “LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE NEL CIRCO MEDIATICO POLITICO GIUDIZIARIO BOLOGNESE”, in cui riafferma di di voler attuare la sciopero della fame, della sete e dei farmaci, e infine rinfaccia ai Bonini la frase (intercettata): “Ma sì, facciamolo morire prima che facciano morire noi” .
Ecco dunque cosa scrive Paolo Bellini nel passaggio finale della lettera di accompagnamento:
“…Un consiglio all’avvocato Speranzoni: faccia fare la revisione alla sfera di cristallo poiché ha sfarfallato troppe volte, anzi in moto perpetuo.
Tra poco attuerò l’astensione da bevande-cibo e farmaci come atto di estrema protesta e legittima difesa, lasciando ai veri storici i 291 giga che la Procura Gen. di Bologna ha disatteso – nei quali c’è la mia completa estraneità alla strage di Bologna – che associati agli altri quasi 200 giga scardinano il vostro DOGMA MANDANTI.
Dissero le Bonini: “Facciamo morire anche lui altrimenti ci faranno morire noi“. La nuova faida vendetta dei Bonini. CHE NON ANDRANNO MAI IN PARADISO. “NESSUNO TOCCHI CAINO”. Spoleto.
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E C.S.M. – ROMA
AL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA
Io BELLINI Paolo nato a Reggio Emilia il 22-06-1953 attualmente detenuto presso la Casa di reclusione di Spoleto (PG) ritengo di essere perseguitato da un accanimento terapeutico mediatico giudiziario che dura da anni.
Nel 1999 collaboro con la giustizia quando il marchio di stragista mi era già stato impresso a fuoco per effetto di comunicazione giudiziaria del 1983, conseguenza dell’operato del (Procuratore) capo della Repubblica di Reggio Emilia BEVILACQUA, noto massone di loggia coperta che ha agito nei miei confronti al fine di vendetta al dott. SISTI, ex Procuratore capo di Bologna.
E SE COME MASSONE AVESSE AGITO ANCHE PER DEPISTARE A FAVORE DEL “FRATELLO” GELLI?
Se io avessi avuto parte nella strage di Bologna l’avrei confessato nel 1999, e la pena non avrebbe superato i 30 anni.
La Procura di Bologna dopo avere creato e sposato il loro “DOGMA MANDANTI” STRAGE DI BOLOGNA, a un certo punto accortisi che non avrebbero potuto processare mandanti “TUTTI MORTI” hanno dovuto ripiegare su un VIVO, Bellini Paolo.
Ritengo che durante l’indagine abbiano violato i diritti costituzionali dell’indagato.
Ritengo che il presidente del processo di primo grado dott. Caruso abbia agito non come giudice terzo, ma sia diventato “BRACCIO ARMATO DELLA PROCURA GEN.”.
Ritengo che la toga non sia riuscita a contenere il suo chiaro indirizzo politico: “Noi non possiamo leggere tutti gli atti che io ho fatto entrare nel fascicolo del processo”, allora chiamiamo tre noti super sinistrorsi Vignali, Scardova, Beccaria che…
Tutto cIò l’ho dichiarato in una intervista ai giornalisti investigativi che troverete su “RAGION DI STATO”, pubblicata dal luglio 2022.
Si evidenzia inoltre che la Bonini Maurizia (ex moglie del Bellini indagato dalla Proc. Gen.) nel suo interrogatorio del 2-8-2019 non riconobbe l’ex marito.
La Proc. Gen. che fa? LA ISCRIVE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI proprio perché non ha riconosciuto il marito.
E’ chiaro che la Proc. Gen. con questo operato ha voluto salvaguardare il “loro dogma” costi quel che costi.
Per processare il dogma dei morti avevano estrema necessità di un vivo, di Bellini.
Tutte le intercettazioni fatte ai Bonini ex familiari di Bellini, dove chiaramente scagionano il Bellini, non verranno mai prese in considerazione dalla Proc. Gen.
Ritenendo violati i miei diritti costituzionali sia da indagato che durante il giudizio di 1° grado che in appello;
ritenendo che il clima creato dalla mia intervista non potesse avere inciso sul processo di appello, che comunque rumore ne fece parecchio (come le pesanti anzi pesantissime parole di Bolognesi Paolo indirizzate alla corte il 2-3-4 agosto 2022), ho chiesto alla Corte di non tenerne conto.
Purtroppo invece visto l’assurdo verdetto della Corte di Appello che si è anche schierato a favore del Caruso politico e non giudice terzo (vedi forzata etichettatura di Bellini Aldo “fascista” poichè paracadutista”);
COME ATTO DI ESTREMA E LEGITTIMA DIFESA SONO COSTRETTO A EFFETTUARE EUTANASIA DA QUESTO ACCANIMENTO PERSECUTORIO DA TERAPIA MEDIATICA A CUI MI SOTTOPONGONO DA ANNI.
Da oggi NON BERRO’, (NON) MANGERO’ E NON USUFRUIRO’ PIÙ DEI FARMACI CHE MI CONSENTONO DI VIVERE.
Ultimo desiderio essere cremato e che le mie ceneri vengano sotterrate in Ucraina vicino ai miei suoceri attuali.
W L’UCRAINA LIBERA MASSACRATA DAI RUSSI, COME BELLINI DAL SISTEMA “GIUDIZIARIO” BOLOGNESE!
Spoleto 9 luglio 2024
Paolo Bellini = Sacco italiano
Roberto Da Silva = Vanzetti italiano
bru
02/08/2024 alle 10:39
Le “lettere dal carcere” proseguono e raggiungono le più alte vette istituzionali.
Un grido disperato che si spegne nel tetro epilogo di disposizioni post mortem.
Un grido, che con l’eccezione di questa testata, è rimasto finora inascoltato o al più relegato a scarni resoconti di agenzia.
Nessuno vuole sapere e approfondire, soprattutto i grandi media nazionali di TV e giornali il cui silenzio è funzionale alla oggettiva difficoltà di commentare nel merito le esternazioni dell’uomo che scrive dal carcere di Spoleto.
E’ il destino di chi non ha amici importanti.
Perché il paradosso più incredibile è che Paolo Bellini, non solo non conosceva nessuno dei condannati per strage (è già questo dovrebbe scuotere le coscienze di chi lo accusa) ma neppure aveva un rapporto organico con Avanguardia Nazionale, sicché la pretesa e ridicola etichetta di “primula nera” contrasta totalmente con il suo vissuto di uomo che amava i voli e le spregiudicatezze del fuorilegge.
Un bandito sostanzialmente apolitico che nella mezza età sente il bisogno di confessare delitti che nessuno gli contestava.
Cose che possono accadere ai delinquenti di strada ma non ai delinquenti politici che forti dei loro presunti ideali spesso si autoassolvono dei loro misfatti.
E’ per questo che Bellini non ha amici. Nessun compare di Avanguardia si è fatto vivo per difendere …. uno sconosciuto. Nessun politico di destra, o anche di sinistra (come accaduto con Mambro, Fioravanti e Ciavardini), si è fatto sentire per invocare giustizia o semplicemente per commentare un caso che mostra palesi incongruenze.
E’ una questione di rango. La politica non ama i delinquenti abituali.
Ma Dio non voglia che non sia rimasto qualcuno, fra i medici che lo seguono, oppure il cappellano, o anche, perché no, il direttore del carcere, che sia in grado di persuadere Paolo Bellini a desistere, almeno temporaneamente, dai suoi propositi.
Paolo Bellini aspetterà!