PIERLUIGI GHIGGINI
1/8/2024 – Con due distinte interviste alla Gazzetta di Reggio, l’ on. Paolo Bolognesi e l’avvocato Andrea Speranzoni – legale di parte civile delle famiglie delle vittime della strage di Bologna, regista dell’operazione filmino Polzer e del teorema Bellini nel cosiddetto “processo ai mandanti” – tornano sulla sentenza d’appello che ha confermato l’ergastolo al collaboratore di giustizia reggiano, e sul drammatico memoriale inviato al direttore di Reggio Report, pubblicato integralmente da questo giornale, in cui Paolo Bellini annuncia “l’eutanasia” come estrema forma di protesta contro sentenze che lo hanno condannato innocente.
Bolognesi, presidente dell’associazione delle vittime (che come sempre parlerà domani 2 agosto a Bologna dal palco davanti alla stazione, nel 44mo anniversario della strage ) sorvola sulle ragioni di un suicidio annunciato e anzi, con inguardabile cinismo, arriva ad affermare “faccia quello che crede“, ironizzando anche sul fatto che Bellini si sente come Sacco e Vanzetti.


Bolognesi sfida Bellini a “fare una bella cosa: dica tutta la verità e non guardi in faccia nessuno“, peraltro sorvolando sul fatto che il collaboratore di giustizia reggiano di rivelazioni, nel processo e nella sua video intervista a Paradisi, Pelizzaro e Ghiggini (si può vederla nella home page di Reggio Report) ne ha fatte tante, e molto importanti. Che però stridono con la vulgata del processo ai mandanti, riaprono in un effetto domino il capitolo del terrorismo palestinese, e per questo vengono ignorate. Ignorate sistematicamente da Procure e politici, da Bolognesi e Speranzoni, da ben due anni.
L’avvocato Speranzoni, nell’analisi pubblicata oggi, vigilia del 2 agosto, dalla Gazzetta di Reggio, rivendica le sentenze di condanna e annuncia di aver mandato in Procura le due lettere-memoriale di Bellini, che Reggio Report ha pubblicato anche in copia fotografica delle dieci facciate scritte a mano: “Essendoci contenuti dichiarativi di un certo tipo, abbiamo proceduto a effettuare una segnalazione alla Procura perché la valuti”. Una notizia peraltro anticipata ieri dal Resto del Carlino di Bologna.
Anche nel caso di Speranzoni, nessuna considerazione sulle ragioni dell’eutanasia, con sciopero della fame e dei farmaci, annunciata da Bellini. Forma di protesta comunque già attuata in carcere nei mesi scorsi, anche allora accolta da un raggelante silenzio, poi sospesa su pressioni dei medici ma che ha lasciato gravi strascichi nello stato di salute del carcerato.
Del resto è lo stesso Bellini a chiedere che si indaghi sul suo caso come “vittima di accanimento mediatico politico giudiziario”, e lo ha fatto il 9 luglio, già all’indomani della sentenza di ergastolo, <attraverso un esposto al Capo dello Stato e al ministro della Giustizia, Esposto, anche questo inviato in copia al direttore di Reggio Report.
Tuttavia entrambi, l’on. Bolognesi e l’avvocato Speranzoni, hanno consegnato ai cronisti dichiarazioni clamorose su Ugo Sisti, puntando il dito sull’allora procuratore capo di Bologna come depistatore, se non complice degli stragisti.
Ecco cosa ha detto Bolognesi: “Per decenni Bellini ha potuto beneficiare dell’appoggio del procuratore Ugo Sisti il quale lo ha scagionato dall’inizio e ha fatto in modo che non ci fosse un’inchiesta su di lui perdendo così 40 anni. Se ora Bellini vuol fare una bella cosa, dica tutta la verità e non guardi in faccia nessuno”.
Questa invece la dichiarazione di Speranzoni: “Importanti elementi di verità il processo ai mandanti li ha dati, rispetto ai vincoli istituzionali che aveva Paolo Bellini con il procuratore della Repubblica Ugo Sisti. Rispetto al ruolo che Sisti all’indomani della strage, avendo rapporti diretti col generale Musumeci del Sismi poi condannato per depistaggio sui fatti del 2 agosto 1980”.
A questo punto, la domanda sorge inevitabile e spontanea: Bolognesi e Speranzoni, di sillogismo in sillogismo, ritengono che il procuratore Sisti fu complice degli stragisti? E sarebbe questa la chiave che riapre il filone del Deep State democristiano e stragista, tipico dell’estremismo anni 70, come emerge dalle narrazioni che tornano a inondare i media intorno a un ipotetico fil rouge che si dipanerebbe “senza soluzione di continuità” da piazza Fontana sino agli attentati del ’93? E’ proprio a questo che si vuole arrivare?
Si tratta di affermazioni di portata eccezionale, su cui è urgente un chiarimento, e senza giri di parole. Anche se quelle di Bolognesi e Speranzoni appaiono già sufficientemente chiare. Sentiremo cosa sarà detto in proposito domani, dal palco di Bologna.
Di certo non possono passare sotto silenzio né venire insabbiate: è materia, e quale materia!, per un esame approfondito da parte della Procura competente, che a questo punto non potrà non passare al setaccio le rivelazioni di Paolo Bellini sulla trattativa del livello politico con Fplp per ricucire il “lodo Moro” e sul gruppo degli Amici di Piccoli, nel quale Sisti era in primo piano, gruppo che fu promotore e protagonista di quella trattativa.
Qualcuno avrà il coraggio di riavvolgere il nastro, azzerare le narrazioni ideologiche assunte come oro colato nella sentenza di primo grado, e riaprire un’inchiesta sulla strage di Bologna, col solo fine della ricerca ostinata della verità senza altri condizionamenti?
bru
01/08/2024 alle 21:07
Le reazioni di Bolognesi e dell’avvocato Speranzoni palesano una certa preoccupazione circa gli sviluppi che potrebbero aversi dalle “lettere dal carcere”.
Poichè il timore è che emergano elementi nocivi alle tesi accusatorie circa il ruolo che ebbe nelle prime indagini Ugo Sisti, si cerca di prevenire ipotesi sgradite screditando la figura dell’ex procuratore capo di Bologna relegandolo alle squallide vesti di protettore dei Bellini e degli ambienti piduisti che ricevettero il soccorso del depistatore generale Musumeci, amico dello stesso Sisti.
Questa è la tesi che si vuole opporre a quella assai più ovvia che si evince dall’incontro alla Mucciatella e dal complesso delle dichiarazioni rese in aula da Paolo Bellini e che conducono a questa imbarazzante (per l’accusa) verità:
Ugo Sisti sapeva da prima dell’attentato delle minacce del F.L.P.
Questo fatto, da solo, squarcia il velo di misteri che copre il periodo delle prime indagini fino al famoso depistaggio del SISMI del gennaio 81.
Per comprendere in modo appropriato i fatti che riguardano questo periodo occorre immedesimarsi nelle funzioni dell’allora Procuratore capo di Bologna che il 16 settembre 1980 (ma forse già prima) venne ufficialmente a conoscenza della presenza di Thomas Kram a Bologna il giorno della strage. Una informazione che unita alla pregressa conoscenza delle minacce del Fronte, avrebbe dovuto indurre il magistrato a sollecitare serrate indagini sulla cellula palestinese presente a Bologna.
Perché ciò non avvenne?
Perché la “catena del segreto” che univa i vertici del SISMI , i vertici della procura bolognese e, soprattutto, i vertici del governo in carica, aveva in comune l’interesse a non rivelare al pubblico le ragioni che conducevano al mandante palestinese.
Poteva Cossiga dire al popolo italiano che da mesi era a conoscenza di minacce di attentato da parte del FLP?
Poteva dire che le minacce dipendevano da un accordo (il lodo Moro) che di fatto le autorità italiane in quelle circostanze non rispettarono (la mancata liberazione di Abu Anzeh Saleh)?
Il resto è facile da capire.
Ugo Sisti ottenne, e probabilmente pretese, di essere immediatamente trasferito ad altro incarico. Non poteva rimanere al suo posto a far finta di indagare, non potendo indagare.
Fece ancora il passo (concordato con i codetentori del segreto) di suggerire alla procura (che si apprestava a lasciare) di valersi della collaborazione del SISMI.
Il SISMI collaborò al meglio, indirizzando i magistrati di Bologna sul “binario morto” che proteggeva, non i fascisti dei NAR come ancora si vuol far credere, ma gli uomini di Stato che non seppero gestire al meglio la vicenda dei missili di Ortona.
Cossiga probabilmente non si dispiacque di essere sfiduciato il 18 ottobre 1980.
Rimane sullo sfondo Paolo Bellini grazie al quale abbiamo ora un quadro degli avvenimenti certamente molto più plausibile della sgangherata teoria pidufascista.
Gli dobbiamo gratitudine.
Corrado Cucciniello
01/11/2024 alle 16:58
.. e a casa dei Bellini che cosa ci sarebbe andato a fare ?