DI PIERLUIGI GHIGGINI
27/8/2024 – Paolo Bellini è stato trasferito all’improvviso dal carcere di Spoleto alla Casa circondariale di Uta-Cagliari: un carcere dove i detenuti sono in quattro in una cella di sei metri per due e dove in luglio, come ha denunciato la garante dei detenuti della Sardegna Irene Testa, si sono raggiunti i 44 gradi all’interno della struttura.
Neppure gli avvocati difensori Capitella e Fiormonti, e neppure la famiglia, sono stati avvertiti del trasferimento.
Bellini lo ha comunicato al direttore di Reggio Report Pierluigi Ghiggini, con una lettera inviata da Uta il 23 agosto e recapitata nella giornata odierna. Sempre oggi la nuova situazione è stata accertata dai legali, dopo che la moglie preoccupata li ha avvertiti che Bellini non telefonava da dieci giorni.
La ragione del trasferimento in Sardegna non è nota. Di certo a Spoleto era in una sezione speciale (collaboratori usciti dal programma di protezione) e poteva essere seguito con i farmaci salvavita in grado di curare o almeno rallentare le sue gravi patologie. A Uta, casa circondariale per detenuti comuni, non vi sarebbe nulla di tutto questo; e ciò, insieme alle circostanze del trasferimento, fa pensare a una possibile decisione punitiva.
Ricordiamo che Bellini, collaboratore di giustizia dal 1993, è stato condannato in secondo grado all’ergastolo per la Strage di Bologna a conclusione di un procedimento in cui non è stata nemmeno ammessa la prova regina che lo scagiona in modo evidente, quella dell’orologio della donna che esce dalla stazione alle 12,15; e nemmeno è stato ammesso il confronto con Maurizia Bonini, come non sono state ammessi gli esami antropometrici e medici che avrebbero demolito il teorema del Bellini in stazione a godersi i risultati dell’esplosione.
Ora dovrà preparare il ricorso in Cassazione, una volta pubblicate le motivazione della sentenza. Ma è evidente che il trasferimento a Cagliari rende enormemente più difficile il lavoro dei difensori. Per non dire delle cure salvavita: potranno essere assicurate nella struttura di Uta, come a Spoleto?
Bellini nel processo d’appello aveva parlato degli Amici di Piccoli, dell’incontro con Thomas Kram a Bologna, della trattativa con l’ala terroristica palestinese dello Fplp per ricucire il lodo Moro e di molto altro, facendo entrare nel procedimento quanto rivelato due anni fa nell’intervista video realizzata da Gian Paolo Pelizzaro, Gabriele Paradisi e Pierluigi Ghiggini, e sempre visibile sulla home page di Reggio Report.
Rivelazioni capaci da sole di far saltare il teorema Bellini-P2 alla base del cosiddetto processo ai mandanti della strage di Bologna, e per le quali l’ex Primula nera reggiana è diventato un testimone storico molto scomodo, perché – piaccia o no al signor Bolognesi – ha riaperto il filone della pista mediorientale e scoperchiato i segreti di quella trattativa, sino ad oggi sconosciuta, avviata nel 1980 dal livello politico (la Dc, ai livelli massimi dello Stato) nella convinzione di poter fermare il terrorismo palestinese che coltivava progetti sanguinosi sull’Italia. E che poteva contare, soprattutto in Emilia, tra Reggio e Bologna, su appoggi ed entrature soprattutto a sinistra, anche nelle istituzioni, su logistica e finanziamenti alla causa.
Non va trascurato il fatto che il trasferimento a Cagliari Uta è arrivato dopo la decisione di Bellini di “sospendere l’eutanasia” annunciata in luglio, in attess delle motivazioni della sentenza d’ appello.
Un ripensamento comunicato in una lettera dei primi d’agosto, a cui non sono estranee le pressioni dei suoi difensori e dei medici.
Il condannato in attesa di Cassazione in questi giorni stava scrivendo un pamphlet per difendersi dalle accuse contenute nel libro “Il figlio del male” di Guido Bonini, e che sarà pubblicato da Reggio Report. Ma ora il trasferimento a Cagliari cambia tutto: si vuole forse impedire a Bellini di parlare e di scrivere, di fare sentire la propria voce, di preparare adeguatamente il ricorso in Cassazione? Deve tacere una volta per tutte? Quella eutanasia annunciata da Bellini (e sospesa) sarà ora procurata con un timbro del competente dipartimento del Ministero della Giustizia?
Certo è che Bellini oggi teme per la propria vita. Nella breve lettera inviata da Uta, scritta come sempre a penna biro in un foglio a quadretti, e che pubblichiamo integralmente di seguito, annuncia di aver inviato un’ istanza al presidente della commissione parlamentare “mafia e terrorismo” “per essere ascoltato in commissione sia sui fatti di Bologna che su quelli di Firenze 92-93.”
E denuncia per l’ennesima volta di essere la vittima designata di un complotto mediatico politico e giudiziario. Quel “coperchio del sarcofago” nel quale affondare una volta per tutte le verità sulla strage di Bologna.
Bellini, come potete leggere qui sotto, fa un riferimento all’incarico ricevuto dal presidente Scalfaro (già accennato nel processo) e al coinvolgimento di Maurizia Bonini nell’operazione Amici di Piccoli.
Ma conclude con una considerazione inquietante: “Per ora mi fermo qui, il resto in Commissione. Sempre che mi facciano arrivare a testimoniare! Un trasferimento oggi uno domani, un’errata collocazione carceraria e finì a storia! “.
E allora: qualcuno vuole far tacere Bellini una volta per tutte? Lo vogliono seppellire vivo, malato e a 71 anni, magari in una cella formato loculo come tentarono in altri tempi con Francesco Pazienza?
Una situazione preoccupante (non certo per quelli che lo vedrebbero volentieri morto, a Bologna e dintorni) e complicata al punto da diventare un caso politico, che chiama in causa il ministero della Giustizia e lo stesso ministro Nordio. Con altri misteri che si aggiungono a quelli di sempre da seppellire in via definitiva. Ma dove a morire, prima ancora di Bellini, sarebbe lo Stato di diritto.
DI SEGUITO L’ULTIMA LETTERA DI PAOLO BELLINI A REGGIO REPORT. SEGUIRANNO AGGIORNAMENTI
“Oggi 23 agosto 2024 ho inoltrato una istanza al Presidente della Commissione Mafia e Terrorismo per essere ascoltato in commissione sia sui fatti di Bologna che su quelli di Firenze 92-93.
Ritengo di essere vittima di un complotto “mediatico-politico e giudiziario”. ritengo che i miei diritti costituzionali di indagato siano stati “disintegrati” in sede sia di indagini che processuali.
Non potendo sapere quali siano, o quali no, gli influenzati dal sistema o ideologicamente subalterni, mi rivolgo alla commissione parlamentare per esporre i fatti sia su Bologna “dogma mandanti” che l’incarico ricevuto dal presidente Scalfaro ecc. ecc. (vedi anche medaglia d’oro conferita a Sisti, e “poi forse altri incarichi”, medaglia conferita per i fatti dell’83, ma iniziati nel 78/7)9 ecc.).
Bonini Maurizia è consapevole di quanto è accaduto a Perugia 1980 luglio e altro… Hanno poi fatto giurare anche lei? Meglio non chiamarla, altrimenti addio dogma mandanti. (Il riferimento è al giuramento pronunciato da Bellini nel santuario della Madonna di Pietralba per il gruppo Amici di Piccoli, ndr.).
Per ora mi fermo qui, il resto in Commissione. Sempre che mi facciano arrivare a testimoniare! Un trasferimento oggi uno domani, un’errata collocazione carceraria e finì a storia!
I criteri ideologici hanno sostituito quelli pragmatici?
UTA 23 AGOSTO 2024 – Paolo Bellini=Sacco italiano Roberto Da Silva= Vanzetti italiano”
bru
30/08/2024 alle 14:00
Restando ottimisti, anche a dispetto di evidenze contrarie, sulle ragioni del trasferimento a Cagliari, rimane da chiedersi se vi siano concrete possibilità di essere audito in una commissione parlamentare che tratta di mafia e non di terrorismo di natura politica. Forse Bellini con il richiamo ai fatti di Firenze del 1993 (certamente compatibili con i lavori della commissione) si propone di essere comunque ascoltato e quindi di poter riferire anche su Bologna.
Ma al di là dei propositi odierni di Bellini, incluso il bisogno di replicare alle accuse del figlio Guido, ciò che si impone fin da subito è di riflettere sul miglior modo di approcciarsi all’imminente ricorso in cassazione.
Sebbene manchino ancora le motivazioni della condanna in 2^ grado, la difesa può fin d’ora decidere se sia più opportuna una replica a “tutto tondo” delle asserzioni accusatorie che saranno esposte nelle motivazioni (controdedurre su ogni singolo punto), oppure se sia più proficuo puntare sull’unico elemento capace, se provato, di ribaltare il giudizio: il ruolo che ebbe Ugo Sisti e lo stesso Bellini nelle vicende connesse all’incontro del 4 agosto alla Mucciatella.
Perché se le dichiarazioni di Bellini rese al processo fossero provate o anche soltanto ritenute veritiere, non sarebbe soltanto riabilitata la figura di Ugo Sisti (non più protettore o complice dei Bellini o di altri estremisti di destra), ma anche quella di Paolo Bellini che certo non poteva fare la strage commissionata da Gelli e nel frattempo dare una mano al procuratore della repubblica per controllare i palestinesi che operavano in zona.
Se il collegio difensivo concentrerà gli sforzi su questo aspetto decisivo, per i giudici di cassazione sarà assai difficile convalidare una decisione in cui l’elemento principale della tesi difensiva è stato contrastato solo in via deduttiva, e non con gli strumenti ordinari della testimonianza negata (la Bonini che poteva confermare o smentire il racconto del marito) o di altri innumerevoli accertamenti istruttori ancora oggi possibili.