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“Bellini vittima di un teorema, su Bologna troppe domande senza risposta”
L’ on. Mollicone chiede verità e fa imbestialire la sinistra. Ma Sansonetti gli dà ragione


DI PIERLUIGI GHIGGINI

4/8/2024 – “Solidarietà ai familiari delle vittime, ma invitiamo tutti a non smettere di cercare la verità. Ci sono ancora molte pagine strappate e documenti mancanti o scomparsi dagli archivi dello Stato”. “La storia di Bellini non c’entra con la nostra, e nemmeno mi interessa il suo curriculum giudiziario. Ma non posso non vedere l’operazione che i giudici hanno portato avanti e che lo ha reso la vittima di un teorema. Ho le prove di quello che affermo”.

Paolo Bellini al processo d’appello

Sono le parole, affidate ad AdnKronos e a una intervista alla Stampa di Torino, con cui il deputato Federico Mollicone di Fratelli d’Italia, presidente della commissione Cultura della Camera e già membro della commissione Mitrokin, annuncia un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro della Giustizia Nordio ” di verificare ciò che sto denunciando” . L’ obiettivo è “trovare la verità storica per tutti gli italiani”.

Federico Mollicone

Parole alle quali la sinistra reagisce in modo rabbioso, con una sequela di dichiarazioni diligentemente rilanciate da ansa.it. Sino a far perdere la testa al presidente del Pd Stefano Bonaccini che strilla di “affermazioni eversive“: Mollicone sarebbe “un’offesa alla dignità del Parlamento” , Giorgia Meloni deve “cacciarlo da Fratelli d’Italia”. Richiesta puramente propagandistica, perché il senatore – in sintonia con la reazione della premier Meloni all’enormità del proclama di Paolo Bolognesi dal palco del 2 agosto (forze oggi al governo hanno radici nel terrorismo neofascista) – ha preso le difese della stessa premier e della destra democratica.

Con Mollicone, pur con tutta la distanza politica che li divide, si schiera invece il direttore de l’Unità Piero Sansonetti: “Federico Mollicone è un uomo molto di destra. Anni luce da me – afferma Sansonetti – Ma quando dice che la sentenza sulla strage di Bologna è una sentenza politica, senza prove, ha ragione da vendere. Mambro, Fioravanti e gli altri sono innocenti”

In realtà a fare uscire di testa i vertici del Pd è l’analisi di Mollicone sulle sentenze politicamente condizionate, sui buchi sconcertanti nei processi a Bellini (collaboratore di giustizia da 25 anni, al quale sono state negate in aula le prove indiscutibili della propria innocenza), sulle pagine strappate in 40 anni di indagini: da Thomas Kram ai rapporti tra Abu Anzeh Saleh e il giudice istruttore Aldo Gentile, dalla scomparsa del corpo di Maria Fresu, sostituita nella tomba col lembo facciale di “ignota 86” ai rapporti tra lo stesso Bellini e l’allora procuratore capo di Bologna Ugo Sisti.

Questioni sollevate non da oggi, anche e soprattutto da questo giornale con Gian Paolo Pelizzaro e e Gabriele Paradisi – autori di scoperte fondamentali in materia – e rilanciate anche di recente dalle drammatiche lettere indirizzate dal carcere di Bellini al direttore di Reggio Report e dai pubblicate integralmente in questi giorni. Questioni che raccontano davvero un’altra storia sulla strage di Bologna, ignorate nei processi nonostante prove granitiche e documenti inoppugnabili che costano ostracismi, isolamento e intimidazioni a chi sfida la cupola e continua ostinatamente ad indagare.

E che ora, dopo il comizio incendiario di Bolognesi, che suscita timori per la stessa incolumità della premier, entrano in Parlamento dalla porta principale, demistificando la narrazione neosecchiana su quell’eterno filo nero che legherebbe regime fascista, Prima Repubblica, Stato democristiano, P2, e servizi deviati con lo stragismo neofascista da piazza Fontana a Bologna sino agli attentati dal 92-93. Narrazione su cui rullando da tempo i tamburi di guerra dei grandi media, ridotti per lo più a strumento di propaganda ideologica, e la fa da padrona nelle nuove inchieste giudiziarie che vogliono riscrivere la Storia d’Italia.

La posta in gioco va oltre Bellini e le stragi spaventose che hanno insanguinato il Paese, è l’egemonia culturale che tiene al guinzaglio la verità e la libertà degli italiani. Per questo la sinistra non può ammettere voci contrarie, e reagisce con una violenza senza precedenti.

Ma veniamo all’ ampia analisi di Mollicone che ha fatto imbestialire Pd e apparentati.

“SIAMO LA DESTRA CHE RUPPE COL TERRORISMO, BELLINI NON CI APPARTIENE MA NON POSSIAMO IGNORARE CHE E’ VITTIMA DI UN TEOREMA”

” E’ assolutamente risibile cercare di addebitare al MSI la responsabilità storica, morale e politica della strage come alcuni esponenti politici del PD e della sinistra stanno facendo in queste ore – ha detto il presidente della commissione Cultura – Già solo questo fa comprendere le gravi strumentalizzazioni sulla vicenda giudiziaria. Noi siamo quella destra che, non oggi, ma negli anni Settanta, ruppe con chi scelse il terrorismo.

La storia di Bellini non c’entra con la nostra, e nemmeno mi interessa il suo curriculum giudiziario. Ma non posso non vedere l’operazione che i giudici hanno portato avanti e che lo ha reso la vittima di un teorema”. L’obiettivo, sottolinea, è “trovare la verità storica per tutti gli italiani. Chiederemo a Nordio, con un’interrogazione parlamentare, di verificare ciò che sto denunciando“. 

E continua: ”Ci sono ancora molte pagine strappate e documenti mancanti o scomparsi dagli archivi dello Stato, nonostante l’ottimo lavoro del Comitato per la desecretazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ringrazio, e del governo Meloni per il processo di declassifica in corso.

Dal 1988 a oggi, i vari processi sull’attentato del 2 agosto 1980 non hanno fatto altro che alimentare interrogativi e perplessità, senza mai chiarire, oltre ogni ragionevole dubbio, cosa realmente accade quel tragico sabato mattina alla stazione ferroviaria di Bologna. Non mi interessa e prendo le più nette distanze da percorsi giudiziari e da personaggi come Bellini dal curriculum evidentemente criminale per cui sta scontando anche una pena e non è mia intenzione difendere il destino giudiziario di nessuno degli imputati, ma è necessario chiarire che già troppe, infatti, sono a distanza di 44 anni le circostanze rimaste senza risposta, a cominciare dalla presenza sul luogo della strage di un terrorista tedesco legato al gruppo Carlos, esperto di esplosivi e senza un alibi credibile, per arrivare alla scomparsa del corpo di una delle vittime, la giovane mamma di Montespertoli Maria Fresu, e del cadavere della giovane donna a cui l’esplosione dell’ordigno strappò un lembo di volto”.

ANCORA TROPPE E SENZA RISPOSTA LE DOMANDE SULLA STRAGE DI BOLOGNA

”Le domande che gravano sulla strage di Bologna sono troppe e tutte ancora senza risposta, nonostante 44 anni di indagini, procedimenti penali e processi.

  • Perché gli accertamenti di polizia giudiziaria sulla presenza a Bologna del terrorista tedesco delle Cellule Rivoluzionarie legato al gruppo Carlos vennero improvvisamente interrotti nell’agosto 1980 e i telex della Questura di Bologna su Thomas Kram vennero poi insabbiati nel faldone delle segnalazioni anonime?
  • Perché non si è mai fatta piena luce sui legami pregressi tra il giudice istruttore di Bologna Aldo Gentile e il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina in Italia Abu Anzeh Saleh, residente proprio a Bologna, poi arrestato per il traffico dei missili di Ortona?
  • Perché il dott. Gentile, giudice istruttore dell’istruttoria formale sulla strage, si interessò proprio ad Abu Saleh immediatamente per autorizzarlo a recarsi in missione a Roma, nel contesto delle indagini sull’attentato del 2 agosto, immediatamente dopo la sua scarcerazione?
  • Perché non si è mai indagato fino in fondo sul fantomatico tumore di Massimo Sparti, il malvivente romano che servì come teste d’accusa contro Valerio Fioravanti e Francesca Mambro?».
  • Perché non è stato preso in considerazione il verbale redatto a mano e ritrovato tra le carte del ministro della Difesa Lagorio, riguardante la riunione tenutasi il 5 agosto 1980 tra il Ciis, il Cesis, presenti altri ministri, rappresentanti della Difesa, delle forze dell’ordine e dei servizi segreti, a Palazzo Chigi, dove tra le ipotesi previste è presente anche la pista mediorientale?
  • Perché nei processi di primo e secondo grado contro l’ex latitante reggiano Paolo Bellini non si è mai voluto scavare fino in fondo sull’incontro avvenuto in un albergo di Bologna il 22 febbraio 1980 tra il terrorista tedesco Thomas Kram e lo stesso Bellini e, soprattutto, sui legami tra quest’ultimo e il procuratore di Bologna Ugo Sisti?
  • Bellini ha più volte esortato i magistrati a indagare sul suo ritorno dal Passo del Tonale alla Mucciatella, sulle colline fiori Reggio Emilia, il 3 agosto 1980, perché richiamato d’urgenza proprio dal dott. Sisti. Per quale motivo Bellini fu richiamato dal procuratore di Bologna 24 ore dopo la strage?
  • Perché durante le fasi processuali a carico di Luigi Ciavardini la Corte d’Assise di Bologna ha ordinato la distruzione dei sacchetti di terriccio proveniente dal cratere provocato dall’esplosione della bomba alla stazione ferroviaria?
  • Perché non si è mai indagato seriamente sul primo grande depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, partito da Beirut con le ”rivelazioni” di Abu Ayad, braccio destro di Arafat e capo del servizio di sicurezza di Fatah, in concomitanza con la chiusura dell’istruttoria sommaria? E “senza tener conto delle richieste di informazioni partite da Roma e dirette a Beirut sulla presenza di terroristi italiani nei campi di addestramento palestinesi già tra l’8 e il 9 agosto 1980, tracciando la strada poi seguita nelle rivelazioni successive.

Continua Mollicone: “In perfetta e sospetta sincronia, poche ore dopo il procuratore Ugo Sisti trasmetteva il fascicolo all’Ufficio Istruzione di Bologna, determinando così l’auto assegnazione del procedimento penale al consigliere Aldo Gentile, amico di Abu Anzeh Saleh, il giordano di origini palestinesi protetto dal servizio segreto militare fin dal 1975 e ufficiale di collegamento con il terrorista Carlos in persona.

Su questi interrogativi presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro Nordio e al sottosegretario Mantovano chiedendo se siano stati considerati tutti i documenti declassificati e versati nelle commissioni d’inchiesta parlamentari e le rilevanti rilevazioni fatte dall’imputato Bellini rispetto i suoi rapporti col procuratore Sisti, nonché sulla mancata acquisizione della perizia sulla 86esima vittima.

“SIAMO LA NAZIONE CON MILLE ERRORI GIUDIZIARI ACCERTATI L’ANNO”

”A chi ostenta la giustizia come tavole della legge e ritiene gli esiti giudiziari indiscutibili, ricordo che l’Italia è la Nazione che ha mille errori giudiziari accertati all’anno e quasi un miliardo di euro di risarcimento raggiunto dagli stessi. Le sentenze vanno di certo rispettate fino a quando non emergono documenti o evidenze che ne suggeriscano la revisione. Inviterei, quindi, ad una maggiore cautela. Noi siamo irriducibili cercatori di verità.

E’ assolutamente risibile cercare di addebitare al MSI la responsabilità storica, morale e politica della strage come alcuni esponenti politici del PD e della sinistra stanno facendo in queste ore. Già solo questo fa comprendere le gravi strumentalizzazioni sulla vicenda giudiziaria.

Lo diciamo a difesa del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e della dignità della destra italiana, da sempre contro ogni forma di violenza e terrorismo. Tanto è vero che se oggi esiste una destra di governo è proprio per quei tempi bui il MSI e il Fronte della Gioventù divaricarono la propria strada da altre esperienze estremiste che portarono alla lotta armata. Disconoscere questo significa disconoscere la storia d’Italia.” .

LA SINISTRA REAGISCE. BOLOGNESI: MI CADONO LE BRACCIA. BONACCINI: AFFERMAZIONI EVERSIVE

“Non so se Mollicone parla per tutto il partito – dichiara l’on. Bolognesi, presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime – ma se sono queste le loro teorie siamo alla negazione della verità. Allora si capisce perché la Meloni si scaldi così e non mantenga un assetto normale” sul 2 agosto. “Quando ho letto l’intervista stamattina mi sono cadute le braccia – rincara Bolognesi – Ma non sono avvilito, stanno venendo sempre di più allo scoperto. Vuoi negare tutto? Nega tutto, ma non dire che io ho fatto affermazioni assurde, perché mi sono basato sui testi e sulle sentenze uscite dai tribunali italiani. Che fai, arresti tutti i giudici? fai una retata? Uno resta frastornato da tutto questo. Ci sono voluti 44 anni per avere tutto quanto chiaro e ora Mollicone riporta indietro l’orologio della storia a 44 anni fa“.

“Le parole di Federico Mollicone, parlamentare di FdI, sono di una gravità inaudita. A fronte di sentenze passate in giudicato, che hanno inequivocabilmente individuato la matrice fascista della strage della stazione di Bologna, Mollicone ribalta la storia e sovverte i fatti, denunciando pubblicamente gli stessi atti della magistratura. Davanti a questo ennesimo tentativo di riscrivere la storia contro tutto e tutti, non spetta più a noi smentirlo, ma direttamente a Giorgia Meloni”. Così Stefano Bonaccini, presidente del Pd ed europarlamentare. “La presenza di Mollicone nell’aula di Montecitorio è già in sé uno schiaffo alla dignità del Parlamento e la sua permanenza alla presidenza di una commissione autorevole come quella della Cultura e dell’istruzione della Camera è impossibile – sottolinea Bonaccini – Se Meloni non lo toglie da lì e non lo caccia dal suo partito significa che ne condivide le affermazioni eversive. Saremmo allora di fronte a un problema decisamente più grave”.

“Mollicone non può più restare a rappresentare come presidente una Commissione Parlamentare, dopo gli attacchi ai giudici della strage di Bologna e la sua contestazione sul loro operato. Il “teorema ” di cui parla Mollicone è solo quello architettato dal suo partito per cancellare la realtà dei fatti, ovvero la stagione stagista neofascista, come ha giustamente sottolineato ieri il Presidente Mattarella”. Così il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra Angelo Bonelli. ” Meloni consentirà a Mollicone di rimanere in Fratelli d’Italia? Intanto Mollicone si dimetta immediatamente”, aggiunge.

 Spara a zero il senatore del Pd Alfredo Bazoli “Ha ragione Bolognesi: una parte della destra oggi al governo è ancora quella di 30 anni fa, negazionista, ambigua, pericolosamente revisionista sulle responsabilità storiche e politiche del neofascismo italiano. Invece di avventurarsi in fantasiose e risibili ipotesi sulla strage di Bologna, chiederei a Mollicone di spiegare perché tutti gli stragisti italiani passarono dal Movimento sociale italiano, spesso con posizioni di rilievo? Perché la gran parte di loro aveva fatto parte di Ordine Nuovo, corrente del Msi di cui era leader Pino Rauti? Perché lo stragista Maggi fu candidato nelle file del Msi due anni prima di organizzare la strage di Piazza della Loggia? Perché questa destra che si vanta di affondare le sue radici nel Msi non ha mai fatto i conti, non ha mai detto una parola su queste responsabilità politiche? Per questo il revisionismo di Mollicone non solo è irricevibile, ma risulta ambiguo e inquietante“.

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3 risposte a “Bellini vittima di un teorema, su Bologna troppe domande senza risposta”
L’ on. Mollicone chiede verità e fa imbestialire la sinistra. Ma Sansonetti gli dà ragione

  1. Federico Braglia Rispondi

    05/08/2024 alle 01:24

    Diversi brigatisti rossi provenivano dal PCI, che legami ha con costoro il PD?

    • Franco Bellora Rispondi

      05/08/2024 alle 08:57

      Cosa le suggerisce la parola ‘paraculismo’ ?

  2. Alterego Rispondi

    05/08/2024 alle 08:29

    Gli eversivi per il piddi sono sempre gli altri, come del resto i ‘fascisti’ ma soprattutto ..i mafiosi.

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