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Il suicidio annunciato da Paolo Bellini
“Scandalo giudiziario senza precedenti, intervenga
il Capo dello Stato” . Lettera e video di Paradisi e Pelizzaro

31/7/2024 – “Ciò che sta accadendo a Paolo Bellini è qualcosa di indegno e spaventoso per un Paese democratico e uno Stato di diritto. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio scandalo giudiziario di proporzioni senza precedenti. Auspichiamo un immediato intervento del Capo dello Stato, anche come Presidente del Csm“.

E’ quanto scrivono i giornalisti investigativi Gabriele Paradisi e Gian Paolo Pelizzaro in una lettera resa nota nel canale Youtube Contro(dis)informazione, nel contesto di un’ ampia analisi dei caso Bellini e della sentenza di Bologna che lo ha condannato all’ergastolo (potete vederla qui sopra) per la strage alla stazione, negando incredibilmente l’ammissione delle prove che lo avrebbero scagionato. Lettera che prende le mosse dal memoriale di nove pagine inviato a Pierluigi Ghiggini, direttore di Reggio Report, in cui Paolo Bellini, rinchiuso da oltre un anno nel carcere di Spoleto, afferma disperatamente per l’ennesima volta la propria innocenza, demolisce la testimonianza della ex moglie, torna a chiedere un confronto diretto su quello che era accaduto fra il 3 e il 4 agosto al passo del Tonale e alla Mucciatella, dovo rientrò di corsa per incontrare il procuratore di Bologna Ugo Sisti. E annuncia più volte la volontà di farla finita con una “eutanasia” (di fatto lo sciopero della fame e dei farmaci salvavita, già praticato nei mesi scorsi con gravi conseguenze).

Bellini al processo di Bologna

Nella lettera e nel video, Paradisi e Pelizzaro affermano affermano che l’uomo ripreso dal filmino Polzer sul binario 1 non è Bellini (come del resto dimostrerebbero l’indagine antropometrica non ammessa dalla Corte, e dimostra senza ombra di dubbio l’orologio al polso della donna in uscita dalla stazione, che segna le 12,15) e che la cosiddetta “prova regina” è nulla. “Con questo gesto estremo Bellini richiama l’attenzione sulla sistematica violazione dei diritti costituzionali dell’indagato”, affermano, rilevando anche il comportamento di alcuni giurati che chattavano con lo smartphone durante le arringhe dei difensori.

“Vista la gravità della situazioneconcludono – auspichiamo un immediato intervento del Capo dello Stato, anche come Presidente del CSM, affinché siano disposti i doverosi accertamenti del caso, non solo per scongiurare il peggio, ma soprattutto per verificare, punto per punto, ogni singola circostanza denunciata da Bellini nelle sue due ultime lettere”.

Di seguito la lettera di Gabriele Paradisi e Gian Paolo Pelizzaro.

LA LETTERA DI PARADISI E PELIZZARO: “QUALCOSA DI INDEGNO E SPAVENTOSO PER UNO STATO DI DIRITTO”

28/7/2024Ciò che sta accadendo a Paolo Bellini è qualcosa di indegno e spaventoso per un Paese democratico e uno Stato di diritto: dal carcere di Spoleto dove è detenuto annuncia il suicidio per eutanasia, rifiutando cibo, acqua e medicinali come disperato atto di legittima difesa contro una condanna profondamente ingiusta. Con questo gesto estremo Bellini richiama l’attenzione sulla sistematica violazione dei diritti costituzionali dell’indagato, denunciando la «distrazione» dei giudici popolari della Corte d’Assise d’Appello di Bologna i quali, durante le arringhe dei difensori, erano intenti a chattare al telefonino invece che prestare attenzione a quanto cercavano di contestare i suoi avvocati a fronte di un impianto accusatorio che imbarca acqua da tutte le parti.

Ci troviamo di fronte a un vero e proprio scandalo giudiziario di proporzioni senza precedenti. Deve essere chiaro, perché sul punto non ci sono né dubbi né perplessità: la cosiddetta “prova regina” è nulla.

Il giovane uomo ripreso nel filmato amatoriale del misterioso turista austriaco Harald Polzer non è Paolo Bellini e questo, se fossimo in un contesto sereno e normale, sarebbe stato chiarito fin dal primo giorno perché quell’uomo che è stato ripreso camminare sulla banchina del 1° binario della stazione ferroviaria di Bologna nella tardissima mattinata di sabato 2 agosto 1980 non solo aveva al collo una catenina con un crocefisso (mentre Bellini fino a qualche anno prima portava una catenina con una medaglietta della Madonna, persa un giorno al mare a Rimini), ma soprattutto perché l’uomo del filmato non aveva una cicatrice sul lato sinistro del labbro inferiore, così come invece Bellini mostra fin da bambino, segno di una ferita che si procurò cadendo in bicicletta.

Vista la gravità della situazione, auspichiamo un immediato intervento del Capo dello Stato, anche come Presidente del CSM, affinché siano disposti i doverosi accertamenti del caso, non solo per scongiurare il peggio, ma soprattutto per verificare, punto per punto, ogni singola circostanza denunciata da Bellini nelle sue due ultime lettere scritte a mano nei giorni scorsi dopo la conferma della condanna all’ergastolo per la strage di Bologna e pubblicate il 24 luglio da Reggio Report.

Paolo Bellini, annunciando la sua morte per eutanasia, desidera proclamare ancora una volta – nei modi più drammatici e accorati possibili – la sua innocenza, la sua totale estraneità ai fatti contestati nel corso di due processi a senso unico, in cui tutte le richieste avanzate dalla difesa sono state sistematicamente rigettate dalla Corte.   

Bellini, lo ricordiamo, è in galera da più di un anno e ha affrontato il processo di secondo grado in Corte d’Assise a Bologna da detenuto e cioè in una condizione particolarmente severa che ha, di fatto, notevolmente limitato la sua capacità e possibilità di difesa. Ritenuto essere il quinto esecutore materiale dell’attentato del 2 agosto 1980 correo di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, l’accusa – nonostante sforzi durati anni e dopo aver rivoltato ogni archivio e cercato eventuali possibili testimoni (tutti inesistenti) – non è mai riuscita a trovare un solo elemento di contatto, diretto o indiretto, con i suoi presunti complici. Nulla.

In queste disperate condizioni, Paolo Bellini, disarmato, profondamente demoralizzato e sfiduciato verso la giustizia, annuncia la propria morte per eutanasia, rivolgendosi a tutti coloro che hanno perseguito e voluto pervicacemente la sua fine, volendogli attribuire a tutti i costi un ruolo nella strage di Bologna nel contesto di un vero e proprio complotto politico-giudiziario. Bellini, fra l’altro, parla di distruzione di reperti, fonti di prova (come le fotografie scattate sul Tonale nei primi giorni di agosto 1980) mentre erano in corso accertamenti di polizia giudiziaria.

Bisogna fare estrema attenzione perché, se quanto denuncia oggi Bellini fosse vero anche parzialmente si rischia di mettere in discussione un intero sistema di potere, scoperchiando il vaso di Pandora di uno scandalo dalla portata destabilizzante. (Gabriele Paradisi e Gian Paolo Pelizzaro)

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Una risposta a 1

  1. Maurizio Fiorentini Rispondi

    02/08/2024 alle 16:32

    L unica cosa di cui dovevate parlare che ha detto bellini e’ la presenza del Mossad in quei giorni a Bologna. Che scriva una lettera su questo. In chiaro. Anche perché nell’ intervista fa intendere di essere stato torturato. Ovviamente questo non lo avete riportato

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