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Peste suina, 150 carcasse di cinghiali infetti tra Parma e Piacenza
Disastro per prosciutto Dop, allevamenti e salumifici
Verso lo sterminio dei selvatici

23/4/2024 – La peste suina è arrivata in Emilia Romagna: è allarme per gli allevamenti e l’intero ciclo del prosciutto di Parma. Dopo la segnalazione di due carcasse di cinghiali infettati dalla Psa, trovate nella zona di Fornovo, dopo giorni di (colpevole) silenzio l’assessore regionale Alessio Mammi ha rivelato che nel territorio regionale finora sono state trovate 150 carcasse di cinghiali positive al virus, in particolare nelle province di Piacenza e Parma.

Le conseguenze rischiano di essere devastanti per l’agroindustria emiliana e i prodotti Dop. L’export di salumi è bloccato verso Giappone, Cina, Corea del Sud e Taiwan, mentre in altri Paesi sono scattati limiti e si esportano solo mortadella e prosciutto cotto o, come negli Usa, solo prosciutto crudo a lunga stagionatura che inattiva il virus. In base dalle recenti decisioni di Bruxelles, allevamenti, salumifici e stagionature entrano in sorveglianza speciale se situati entro 15 chilometri dal ritrovamento di un animale infetto.

Un quadro davvero preoccupante, quello tracciato da Mammi davanti alle commissioni Salute ed economia dell’Assemblea legislativa regionale. Che ha illustrato la sua ricetta, alla quale peraltro non esistono alternative, almeno in questa fase: ridurre drasticamente il numero dei cinghiali eradicando il virus della peste suina africana (Psa) per salvare gli allevamenti e le esportazioni di carne di maiale, “perché il rischio di ricadute dell’epidemia sulle imprese e sull’occupazione è drammatico”.

In sostanza, procedere con l’eliminazione di decine di migliaia di selvatici dall’appennino, dalla fascia collinare e dalla pianura. Decisione tardiva (Liguria e Toscana sono corse ai ripari molto prima, con la politica di “depopolazione” dei cinghiali), ma come si dice in questi casi, meglio tardi che mai.

“L’emergenza è nazionale – ha sottolineato Mammi davanti ai consiglieri regionali – e non si può pensare di convivere con il virus, ma occorre puntare alla sua eradicazione perché la nostra produzione di salumeria è un’eccellenza conosciuta a livello mondiale. La Psa sta producendo danni economici con mercati chiusi in Estremo oriente e altri Paesi che minacciano il blocco dell’export. Ci sono problemi negli allevamenti, anche se finora non stati raggiunti dal virus, con la riduzione dei prezzi e la perdita di reddito.
    Ci sono conseguenze gravi sul piano economico che possono trasformarsi in problemi sociali, perché alcune aziende hanno già chiesto la cassa integrazione”.
    “Occorrono sospensione dei mutui, sostegno ai lavoratori, agevolazioni fiscali”. L’assessore Mammi ha chiesto “un incontro al governo: dobbiamo salvaguardare l’export, riaprire i mercati di Giappone e dell’Estremo oriente, avere un confronto con la Ue sui selvatici infetti (se viene trovata una carcassa a 15 chilometri da un salumificio, a quest’ultimo vengono imposte limitazioni)”. Dalla Regione sono stati stanziati 10 milioni per la biosicurezza negli allevamenti: barriere di protezione e tecnologie per la sanificazione.
   

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Una risposta a 1

  1. precisino Rispondi

    26/04/2024 alle 19:46

    politicia
    consiglierei regionali

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