Archivi

Segnala le parentele col boss Nicolino, e viene condannato
Cosa ne pensa il procuratore Paci?

DI PIERLUIGI GHIGGINI

29/2/2024 – Il giudice di Reggio Emilia Maria La Nave ha condannato il consigliere comunale di Castelnovo Monti Alessandro Raniero Davoli per diffamazione aggravata nei confronti di esponenti della famiglia Falbo di Casina, parenti a vario titolo del boss della ndrangheta cutrese e reggiana Nicolino Grande Aracri e impegnati in politica quali eletti o candidati nelle liste elettorali dello stesso comune di Casina.

A Davoli il giudice ha comminato 6 mesi di carcere (due in più della richiesta del pubblico ministero) e condizionale subordinata al pagamento entro novanta giorni di una provvisionale di 20 mila euro complessivi a favore dei querelanti Francesco Falbo, imprenditore edile che si è aggiudicato appalti anche nel comune di Casina; Giuseppe Falbo classe 1983, già consigliere comunale a Casina; Antonio Falbo, consigliere in carica nello stesso municipio; e Giuseppe Falbo classe 1989, candidato nel 2016 per il centro sinistra.

Davoli è stato condannato sulla base di una lettera-esposto del 2016 all’allora Prefetto di Reggio Emilia Ruberto (ora in pensione, sino all’estate scorsa prefetto di Torino) nella quale segnalava le parentele dei Falbo, cugini del boss Nicolino e sollevava anche un interrogativo su possibili intrecci negli affari casinesi.

Lettera pubblicata a suo tempo da Reggio Report , e che riproponiamo qui sotto per documentazione, in modo che chiunque possa farsi la propria idea.

Va detto che nel processo i querelanti hanno confermato l’esistenza della parentela (quindi Davoli ha scritto la verità, e Reggio Report aveva pubblicato la verità) e il prefetto Ruberto non si era presentato a testimoniare. E il giudice aveva lasciato correre (“Non serve più…”).

Al confronto in aula si era arrivati a seguito del ricorso contro un decreto di penale di condanna inaudita altera parte. Ed era stato lo stesso Davoli a sollecitare il giudizio, nella ingenua convinzione di ricevere non una condanna, ma un ringraziamento.

Il Tribunale di Reggio Emilia

“Estremamente soddisfatti” si dichiarano oggi i Falbo attraverso l’ avvocato Carmine Migale: “E’ stata resa giustizia alle infamanti accuse mosse a mezzo stampa la provvisionale è il giusto risarcimento al danno di immagine e reputazione”.

“Un conto è denunciare un fatto reale – aveva spedcificato Migale nella sua arringa – altro circostanze non vere o non riscontrate. Giusto denunciare il pericolo di infiltrazione mafiosa, ma alludere al fatto che appalti e voti siano stati presi grazie alla criminalità organizzata, è diffamatorio”.

Opposta la valutazione dell’avvocato Luca Tadolini, che considera la sentenza abnorme e annuncia ricorso in appello: “A Davoli arrivò una segnalazione su parenti di Grande Aracri con incarichi politici. Lui lo comunicò alla Prefettura allora retta da Raffaele Ruberto, ma anche al sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini e ai carabinieri, senza avere risposta. Così decise di rendere pubblica la denuncia perché si sentiva lasciato solo. Lui riteneva di aver sempiuto a un dovere civico, nello spirito suggerito dal Procuratore Paci, che non molto tempo fa si è lamentato perché non c’è la fila a segnalare certe situazioni”.

A sua volta, in una dichiarazione pubblicata nella sua pagina facebook, Raniero Davoli conferma senza ingercezze che rifarebbe ancora la denuncia.

“Ritengo ancora che sia inopportuno che i parenti di mafiosi siano candidati nelle liste elettorali.

Segnalerei al Prefetto, responsabile per la regolarità delle elezioni e per la sicurezza sociale nella nostra provincia di Reggio Emilia, che tre nipoti/cugini del boss Nicolino Grande Aracri, erano consiglieri e candidati consiglieri nel comune di Casina. 

Lo ritengo un dovere civico irrinunciabile e da adempiere nel rispetto degli obblighi sociali verso la propria comunità, e per potermi considerare un uomo”.

Aggiunge il consigliere: “Non mi aspettavo un encomio pubblico, ma una risposta e un ringraziamento dalla Prefettura, questo sì. Non certo potevo immaginare di essere prima sanzionato con un decreto penale, (appellato), e poi, dopo aver chiesto io alla Procura di Reggio, di definire il procedimento fermo da oltre quattro anni, essere rinviato a giudizio, processato e condannato“.

Nell’udienza del 7 aprile 2023, i querelanti hanno ammesso di essere parenti del boss Nicolino Grande Aracri (“Accertamento che la Procura non ha mai disposto). “Lo stesso boss Nicolino Grande Aracri, detto mano di gomma, che intercettato si è vantato di “aver fatto eleggere sindaci nel reggiano. Mi aspettavo che il processo si concludesse lì. Ma il buio si fa tenebra profonda,  a seguito di quanto la mia avvocatessa mi riferisce: la sua impressione è che il pm e il giudice siano intimoriti e propensi ad accontentare i querelanti!. Poi (l’avvocatessa) deciderà di rinunciare al mandato, con motivazioni relative a molti impegni.  Ringrazio quindi l’avvocato Luca Tadolini di essersi assunto l’onere di difendermi”.

“Di più – aggiunge – uno dei testimoni mi chiama più volte per dirmi che assolutamente non vuole apparire in aula: ha paura che possa accadere qualcosa di brutto a sua figlia e a sua nipote, che abitano vicino ad uno dei querelanti, Falbo. (Condividono lo stesso cortile di casa).

E quando deporrà in aula dirà il falso, per paura; ne ho mostrato le prove registrate, in messaggi inviati dal suo numero al mio telefono. Era lui la persona che mi chiese  aiuto, di intervenire, come esponente politico; lui che mi invitò più volte nella sua abitazione a Casina. Però al processo si è dimenticato tutto …” E ancora: “L’articolo redatto dal giornalista Pierluigi Ghiggini contiene la mia lettera al Prefetto, e un mio testo che spiega le mie motivazioni.  Lo scritto rimane, non può essere alterato da “interpretazioni”, non è un discorso riportato a memoria, è sempre quello”. 

Davoli conclude: “Non attribuisco altra qualità ai querelanti se non quella di essere stati consiglieri comunali e poi candidati nel comune di Casina e di essere parenti del boss Nicolino Grande Aracri. Posso essere condannato per questo?  Forse sì, in una riunione di ndrangheta al Santuario di Polsi, in Aspromonte”.

Invece la condanna non è arrivata dal gran “consigliori” di Polsi, bensì a Reggio Emilia dove, è noto, politica ed economia sono molto, ma molto meno distanti dall’Aspromonte, per non dire da Cutro, di quanto non appaia.

Ciò che colpisce nella sentenza, è che il giudice Maria La Nave ha addirittura aumentato di un terzo (da quattro a sei mesi) la richiesta di pena avanzata dal pubblico ministero.

Sono state considerate col giusto peso le motivazioni morali del firmatario dell’esposto al Prefetto di Reggio Emilia? Si è tenuto conto che ha agito come eletto dai cittadini, con l’intento di allontanare dalle istituzioni anche il solo sospetto di infiltrazioni mafiose o soltanto di situazioni politicamente opache?. Non chiedeva condanne, ma solo una risposta che che alla fine è sì arrivata, ma sono forma di legnata al denunciante.

E’ necessario attendere le motivazioni per valutare con piena cognizione di causa la sentenza del giudice La Nave, che comunque segna una svolta nella giurisprudenza del palazzo di Giustizia reggiano.

E comunque, direbbe Lubrano, una domanda sorge spontanea: perché lo Stato può legittimamente perseguire ditte e cittadini attraverso interdittive motivate dalla sola lontana possibilità di un’infiltrazione, mentre un eletto che svolge una propria funzione di controllo, e ha precise responsabilità verso i cittadini, viene condannato perché ha scritto al Prefetto, rendendo poi nota la sua segnalazione?

Il Procuratore Calogero Gaetano Paci

Resta il fatto che questa sentenza appare come un avvertimento a politici, giornalisti, funzionari e galantuomini che d’ora in avanti, molto probabilmente, anziché segnalare e avvertire l’opinione pubblica di situazioni anomale e politicamente ambigue, preferiranno fare come le tre scimmiette e passare oltre a scanso di guai giudiziari. Si può ancora, in questa città, parlare di parentele pericolose di sindaci e funzionari, o per esempio della famosa casa di Masone, oppure si finisce in galera o sul lastrico causa provvisionali?

E’ bene chiarire che tutto questo è avvenuto poco dopo una esplosiva intervista rilasciata alla Cgil dal Procuratore Calogero Gaetano Paci, che ha parlato di Reggio come capitale della ndrangheta al nord, anche e soprattutto per l’intreccio tra criminalità organizzata, economia legale e ambienti delle istituzioni.

Lo stesso Procuratore che, adombrando una certa tendenza omertosa della città, si è lamentato perché davanti al suo ufficio non c’è la coda delle persone pronte a denunciare intrecci e infiltrazioni. E allora, cosa ne pensa il dottor Paci di questa sentenza?


Il municipio di Casina

DOCUMENTO: LA LETTERA DI RANIERO DAVOLI AL PREFETTO RUBERTO

Ramiseto, comune di Ventasso, 10 agosto 2016

A sua eccellenza il Prefetto di Reggio Emilia

dott. Raffaele Ruberto

Prefettura U.T.G. di Reggio Emilia

Corso Giuseppe Garibaldi 55

42121 Reggio Emilia

Oggetto: i nipoti del boss della ‘ndrangheta, Nicolino Grande Aracri, eletti consiglieri comunali di maggioranza, nel comune di Casina, Reggio Emilia.

Due mesi prima delle elezioni amministrative del 5 giugno 2016, da mio conoscente residente nel comune di Casina, provincia di Reggio Emilia, ho appreso che un consigliere comunale uscente, amministrazione 2011-2016, sindaco Gian Franco Rinaldi, tale Giuseppe Falbo, geometra, nato a Crotone nel 1983, è nipote del boss Nicolino Grande Aracri, capo della potente ‘ndrina Grande Aracri.

Mi è stato comunicato successivamente che anche l’omonimo Giuseppe Falbo, ingegnere, nato a Castelnovo Monti nel 1989, è candidato nella nuova lista Per Casina, capeggiata dal sindaco uscente Gian Franco Rinaldi. L’ing. Giuseppe è primo cugino del suo omonimo geom. Giuseppe Falbo, entrambi figli di fratelli, con in comune la stessa nonna paterna Grande Aracri. L’ing. Giuseppe Falbo è pertanto anche lui nipote di Nicolino Grande Aracri.

Il prefetto Raffaele Ruberto parla in piazza Prampolini

Il prefetto Raffaele Ruberto parla in piazza Prampolini

Ma ancor più sorprendente è l’ultima informazione: nella lista capeggiata da Stefano Costi, poi risultato eletto sindaco al ballottaggio, vi è tale Antonio Falbo, nato a Augsburg Germania nel 1980, pure lui cugino dei primi due e quindi nipote, sempre da parte della stessa nonna paterna, del boss “detto Manuzza o Mano di Gomma Nicolino Grande Aracri.

Il signor Antonio Falbo è stato eletto e ricopre la carica di consigliere nel consiglio comunale di Casina.

Risulta che Francesco Falbo, padre del precedente consigliere geom. Giuseppe Falbo, (eletto nella lista del PD mentre Antonio è stato eletto nella lista appoggiata da Forza Italia), non manca mai agli incontri con il nipote, il consigliere Antonio, al termine delle assemblee comunali; lunghe ed amichevoli chiacchierate: s’informa sullo stato dei prossimi appalti?

Da documenti ufficiali, emerge che diversi appalti pubblici del comune, sono stati assegnati a trattativa privata, dalla precedente amministrazione Rinaldi a guida PD, alla ditta del geom. Giuseppe e del padre Francesco Falbo.

Tre nipoti di un importante boss della ‘ndrangheta sono entrati nella vita politica del comune di Casina, dei quali uno, geom. Giuseppe Falbo, è stato consigliere di maggioranza per cinque anni, e un’altro, Antonio Falbo, è attualmente in carica.

Casina vede da almeno trent’anni una folta comunità di calabresi residenti, per lo più originari di Cutro e paesi limitrofi. La comunità cutrese ha votato come propri rappresentanti due nipoti del boss Nicolino, reggente l’influente ‘ndrina Grande Aracri: qualcuno ha impartito un preciso ordine?

Dott. Raffaele Ruberto, la Prefettura di Reggio Emilia, dopo lo scioglimento per mafia del comune di Brescello, credo debba rispondere alle domande sopra scritte e intervenire con urgenza su una possibile gravissima infiltrazione e interferenza criminale, nella vita politica e nelle istituzioni di un comune emiliano.

Distinti saluti,

Alessandro Raniero Davoli

Condividi:

Una risposta a 1

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    01/03/2024 alle 23:39

    Ringrazio Pierluigi Ghiggini per l’ottimo articolo. E ringrazio il coraggio dei cittadini reggiani, che hanno commentato in massa … mah?! Come diceva Don Abbondio: “se il coraggio non ce l’hai …”

    Nessuno ha commentato!

    Oggi, venerdì 1 marzo, ho rassegnato le mie dimissioni da consigliere, capogruppo di CASTELNOVO LIBERA, consiglio di Castelnovo Monti e da consigliere Unione Montana dei comuni reggiani.

    Dopo il tradimento di un cosiddetto Tribunale della Repubblica italiana, ogni mio obbligo di lealtà a questo Stato e alla comunità dei cittadini italiani è venuto meno.

    Non riconosco più nessun diritto sulla mia vita di uomo onesto e libero da parte di questa accozzaglia…

    “Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese” (J. F. Kennedy, discorso di insediamento)

    Ma a tutto c’è un limite !

    Alessandro Raniero Davoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *