16/3/2024 – Arrestato in flagranza nel 2011 con un finanziere e un altro complice per concussione ai danni di un barista di Reggio Emilia, lo scrittore ed editore Antonello Di Carlo, siciliano da 25 anni a Reggio Emilia, è finito in carcere per condanna divenuta definitiva.
All’epoca dei fatti il finanziere, in servizio in altra provincia, abusando della posizione, si era presentato in un bar di Reggio Emilia ed esibendo il tesserino identificativo aveva chiesto al proprietario prima 2.000 e poi 5.000 euro: in caso contrario avrebbe attivato controlli delle fiamme gialle e dall’Ausl.
A denunciare l’episodio era stato lo stesso barista, che si rivolse ai carabinieri.
I militari reggiani, insieme alla Finanza, fotocopiarono i soldi che avrebbero dovuto essere consegnati dalla vittima e si appostarono per seguire la consegna. L’uomo venne arrestato e nelle fasi successive i carabinieri arrestarono i complici, tra cui lo scrittore.
Il 50enne Di Carlo è stato condannato a cinque anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La pena è diventata esecutiva il 28 febbraio, e il 12 marzo la Procura reggiana ha emesso l’ordine di esecuzione per la carcerazione. Il provvedimento è stato eseguito ieri dai carabinieri della stazione Principale di Reggio Emilia: dovrà scontare un residuo di 4 anni, 11 mesi e 26 giorni di reclusione.
Giovanni Battista Savona
21/04/2024 alle 09:30
Come mai non ci sono i nomi sia del finanziere e del terzo complice e non sono stati messi sul giornale anche loro e la pena non è stata eseguita per gli altri due
E estato condannato solo Di Carlo Edizioni della casa editrice
Barbara panelli
16/09/2024 alle 19:18
e che fine hanno fatto tutti i soldi delle quote di partecipazione per il del concorso letterario promosso dalla sua casa editrice? Chi rimborsa i partecipanti?
luca
15/10/2024 alle 11:44
già…ecco perchè non rispondeva più nessuno . un truffatore nulla più
Raffaella
15/01/2026 alle 16:28
Dopo due anni nessuna risposta e continua a vendere i nostri libri on line come se nulla fosse. Non sono valse le lettere degli avvocati né le raccomandate. Noi autori vorremmo essere messi al corrente se ci sono novità e se sarà fatta giustizia anche per le persone truffate: troppo spesso le case editrici ci usano per poi sparire. Sarebbe ora che ci fossero leggi chiare anche nell’editoria, siamo dipendenti a tutti gli effetti e vorremmo essere tutelati. Parlo a nome di un gruppo autori.