1/3/2024 – “Ciò che ci restituisce la requisitoria dei pubblici ministeri Giulia Stignani e Valentina Salvi in relazione all’inchiesta sui bandi pilotati in Comune, è un quadro inquietante sotto il profilo della condotta degli amministratori pubblici”.
Lo dichiara Alessandro Aragona, presidente provinciale di Fratelli d’Italia e in corsa per la candidatura a sindaco di Reggio Emilia. “Un quadro che andrà certamente accertato nelle sedi preposte, alle quali ci rimandiamo per ogni sentenza definitiva, – scrive – ma che ad ogni modo ci rappresenta la fotografia di un sistema di potere in cui risultano evidenti i distorti legami tra politica ed istituzioni. Già in passato Fratelli d’Italia aveva segnalato all’opinione pubblica l’esigenza di fare chiarezza una volta per tutte sulle dinamiche di un sistema totalmente autoreferenziale in cui gli interessi di pochi sembrano guidare e condizionare le scelte collettive, a scapito della qualità dei servizi erogati e dell’efficiente allocazione degli strumenti di finanza pubblica.
Quello che ora ci aspettiamo è che si accertino con celerità, senza sconti e oltre ogni ragionevole dubbio, tutte le responsabilità individuali. Si vada fino in fondo – conclude – ne va della dignità e della reputazione di Reggio Emilia”.
DARIO DE LUCIA: UNA GIORNATA DA DIMENTICARE PER LA LEGALITA’
Il consigliere comunale Dario de Lucia, cofondatore di Coalizione Civica e spin doctor del candidato sindaco Fabrizio Aguzzoli, parla di “giornata col botto in negativo”, per la legalità, a proposito delle richieste dell’accusa nel processo per lo scandalo degli appalti pilotati nel Comune di Reggio, e dell’esclusione dalla white list della Prefettura del consorzio di artigiani edili guidato a Roberto Salati, capogruppo e segretario cittadino della Lega a Reggio Emilia.
” Il tema della legalità fa acqua sia nella proposta del PD sia in quella della destra – scrive De Lucia – Nella stessa giornata scopriamo che il capogruppo e segretario della Lega Roberto Salati è presidente di un consorzio che non ha avuto dalla prefettura il rilascio della certificazione antimafia white list. Parimenti la Procura di Reggio Emilia ha chiesto 39 anni di carcere per diversi dirigenti e amministratori che lavorano e hanno lavorato per il Comune di Reggio Emilia, per reati come falso in atto pubblico, turbativa d’asta, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione.
Fortissime le parole del pubblico ministero Stignani: Da un lato “una realtà finta che viene fatta vedere ai cittadini con atti tecnicamente perfetti” e dall’altro “un sottobosco, un ‘dietro le quinte’ molto distante da quanto si vede all’esterno e il cui scopo è sempre quello di limitare la concorrenza nei bandi”.
A proposito del consorzio, il consigliere Roberto Salati – che è stato candidato sindaco del centro destra nel 2019, lanciato dall’on. Vinci – ha annunciato “per coerenza” le proprie dimissioni (da Sala del Tricolore?).
Posto che è sacrosanta e particolarmente efficace l’azione di contrasto alle infiltrazioni mafiose attraverso le interdittive (strategia inaugurata una quindicina di anni fa dal prefetto De Miro e diventata un modello a livello nazionale), è d’obbligo rilevare che nel caso del consorzio edile guidato da Salati il procedimento era iniziato nel 2019, con la richiesta dello consorzio stesso di iscrizione alla white list – condizione voluta nello statuto dal presidente Salati – ma l’istruttoria della Prefettura è arrivata a compimento solo in queste settimane, cioè al quinto anno. Le ragioni del notevole ritardo possono essere tante, tuttavia non si può fare a meno di notare come una tempistica diluita oltre ogni misura finisca per mettere fuori gioco un dirigente politico – peraltro non colpito personalmente da alcun provvedimento – proprio alla vigilia dell’imminente competizione elettorale amministrativa.