DI ROBERTO GREMMO*
28/12/2023 – L’ ottantesimo anniversario del martirio dei fratelli Cervi è stato prevedibilmente limitato a delle iniziative celebrative, mentre poteva essere una buona occasione per chiarire i tanti dubbi sulle vere cause che permisero ai fascisti di catturarli. Un mistero che dura da sempre, o, forse, un segreto infamante conosciuto da pochi.
A quanto risulta, i partigiani ribelli ed “anarchici” di casa Cervi divennero preda delle camicie nere; furono isolati e lasciati al loro destino proprio ed erano in rotta di collisione con il Partito Comunista.
Risulta chiaramente dai documenti che Aldo Cervi stava dialogando con l’esponente del Partito d’Azione Ettore Trombetti, consegnava i proventi delle espropriazioni armate al CLN e non al PCI, non sopportava discipline imposte dai funzionari. E per queste sue imperdonabili scelte, al momento del bisogno si trovò solo, con la famiglia e pochi altri compagni.
Si è scritto molto su un traditore, e si è, secondo me erroneamente, fatto il nome di un delatore, ma le accuse non hanno trovato seri riscontri. Si è perciò avuta l’impressione che la scelta d’un colpevole politicamente indifeso sia stato un espediente per allontanare ogni sospetto da qualcun altro. Ed anche questo è un altro aspetto della tragedia che andrebbe chiarito.
Insomma, ci sarebbe da studiare ed indagare. Più che celebrare.
Ma non si vuole farlo.Tanto meno a Reggio.
(*Storico, fondatore di Storia Ribelle, autore de “L’anarchia armata dei fratelli Cervi”)
Roberto Gremmo
29/12/2023 alle 07:06
Caro Direttore,ti ringrazio per aver ripreso la mia nota sui Cervi e d’aver ricordato libro che solo la libreria del Teatro ha il coraggio di esporre, stante il clima plumbeo che circonda la ricerca sulla loro vicenda. Approfitto dell’occasione per segnalarti che in quello studio segnalo una documentazione da me trovata all’Archivio Centrale dello Stato che riguarda Riccardo Cocconi, il partigiano più volte preso di mira come responsabile della cattura dei Cervi. Nel suo fascicolo dove veniva schedato in piena Repubblica come “pericoloso per l’ordine democratico” un informatore del Ministero dell’Interno segnalava nel 1963 che Cocconi, da tempo in rotta con il PCI ufficiale in cui era rientrato dopo aver capeggiato i dissidenti “Magnacucchi”, stava conducendo una campagna contro Nilde Jotti. I capi del PCI reggiano avrebbero chiesto al suo amico Valdo Magnani di fermarlo. Fin qui la nota, sicuramente autentica. Per singolare combinazione, nello stesso periodo al giornalista Pisano’ giungeva uno scottante plico dove un sedicente fascista repubblicano celato sotto lo pseudonimo di “Mister X” accusava Cocconi di essere responsabile nel 1943 della cattura dei Cervi; un addebito ritenuto poi credibile da molti studiosi, che non hanno tenuto presente che se effettivamente Cocconi avesse avuto la coscienza sporca non sarebbe certo andato fra i partigiani dopo la presunta delazione, cui io non credo. L’episodio merita attenzione. Grazie per l’ospitalità Roberto Gremmo
Ivaldo Casali
29/12/2023 alle 16:35
Molto interessante questo aspetto, sul presunto delatore, evidenziato da Roberto Gremmo. Il suo libro meriterebbe di essere presentato a Reggio!
Roberto Gremmo
29/12/2023 alle 22:43
Gentile signor Casali,
Vecchio e malato, ho chiesto più volte di presentare il libro a Reggio con spese viaggio e soggiorno totalmente a mio carico. Ma non c’è’ stato niente da fare.
Aveva ragione il caro Liano Fanti quando, anni fa, pensavamo ad una nuova edizione aggiornata della sua splendida “Storia di campagna” e mi diceva “non illudiamoci, a Reggio faranno muro”. E rinunciammo.
Ricordo il caro Matteo Matteotti che mi raccontava del suo viaggio in Emilia dopo,l’attentato a Togliatti. Parlando con un uomo del posto, gli diceva che nei giorni precedenti “c’era stata tensione” e l’altro, svicolando ed indicando col dito, aveva osservato, novello Bertoldo, che “la tensione era nella corrente elettrica”. Siamo sempre lì.
Grazie Direttore Ghiggini per l’ospitalità.
Roberto Gremmo