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Sanità: la Regione taglia le tariffe del 35% e spinge verso le polizze private
“Così si affonda il sistema pubblico”

29/11/2023 – La Regione Emilia Romagna, con la delibera 1775 del 23 ottobre scorso su tariffe assistenza specialistica”, ha stabilito l’applicazione del nuovo tariffario ambulatoriale a decorrere dal 1° gennaio 2024.

Tale delibera prevede una riduzione delle tariffe sulle prestazioni diagnostiche specialistiche che lo Stato riconosce alle strutture pubbliche sanitarie e a quelle private accreditate con il Sistema Sanitario Nazionale che va dal 25% al 35%.

Il provvedimento è piovuto come un fulmine a ciel sereno, con un allarme generalizzato, peraltro prevedibile, nel sistema sanitario. A Reggio Emilia prendono posizione con una nota congiunta i principali attori della sanità privata convenzionata: Centro Diagnostico e riabilitativo CTR, Centro di Medicina, Salus Hospital – GVM Care & Research, Centro Medico Lazzaro Spallanzani e Casa di Cura Villa Verde. Il diktat regionale – denunciano – si riflette irrimediabilmente sui compensi dei medici specialisti, i quali si vedranno riconosciuto un compenso ridicolo per ogni visita effettuata, pari 8 o 9 euro netti.

Tanto più che” l’ultima revisione dei tariffari sulle prestazioni specialistiche era avvenuta nel 1996 e da allora, quindi per circa 27 anni, le tariffe sono rimaste invariate”.

“La nuova delibera, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2024 – scrive la sanità privata reggiana – colpisce in particolare le tariffe dell’attività ambulatoriale, come le visite specialistiche, per le quali alle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate con il Sistema Sanitario Nazionale resteranno 23 euro, la stessa tariffa dal 1996″.

Di più: “La diagnostica per immagini, in particolare la risonanza magnetica, subisce un calo delle attuali tariffe fino al 30%. La tariffa per gli interventi di cataratta subisce una decurtazione di circa 115 euro”.


Il fatto singolare è che il tariffario, deciso a livello nazionale, lascia alle singole regionli la possibilità di applicare correttivi in aumento. “Cosa che invece non è avvenuta in Emilia Romagna, dove la delibera regionale nr. 1775 del 23.10.2023 ha di fatto confermato interamente il tariffario nazionale“.


Si prevedono così “pesanti ripercussioni sulla tenuta e soprattutto sulla qualità del Sistema Sanitario che da sempre contraddistingue Reggio Emilia e l’intera Regione Emilia Romagna.

Il rischio, infatti, è che i medici e i professionisti della Sanità – che si vedranno riconosciute cifre a prestazione che rasentano il salario minimo di cui oggi si discute tanto a livello nazionale – scelgano di esercitare la professione solo privatamente, causando una notevole riduzione delle prestazioni erogate attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.

La riduzione delle tariffe metterà quindi a rischio la continuità delle prestazioni con la pericolosa conseguenza che i cittadini, a loro volta, per usufruire di prestazioni fondamentali come TAC e risonanze magnetiche dovranno affrontare lunghe liste di attesa o saranno costretti ad accedere a prestazioni private a pagamento, al fuori dal Sistema Sanitario della Regione Emilia Romagna”.


“Le strutture pubbliche sanitarie e quelle private reggiane accreditate con il Sistema Sanitario Nazionale, già in sofferenza a causa dell’aumento dei costi energetici e dei materiali, risultano ulteriormente penalizzate da questi arbitrari provvedimenti – rispetto a strutture completamente private, le cui prestazioni sono garantite anche tramite sistemi assicurativi – che nel lungo periodo rischiano di generare discriminazioni e disparità di trattamenti tra i cittadini.

LA PRESA DI POSIZIONE DEI DIRETTORI

Molti si chiedono cosa abbia spinto la Regione a un provvedimento francamente insostenibile, che avrebbe l’effetto di far deragliare una parte consistente della sanità pubblica. I vertici delle strutture convenzionate parlano, in proposito di “volontà di affossare il Sistema Sanitario Nazionale”. Di certo si fregano le mani i collocatori delle polizze sanitarie private.

Ma ecco cosa hanno dichiarato congiuntamente Roberto Citarella, direttore del Centro Diagnostico e riabilitativo CTR, Vincenzo Papes presidente del Centro di Medicina, Lorenzo Venturini amministratore delegato di Salus Hospital – GVM Care & Research, Roberto Gallosti amministratore delegato del Centro Medico Lazzaro Spallanzani e Fabrizio Franzini presidente della Casa di Cura Villa Verde nonché presidente provinciale AIOP (Associazione Italiana dell’Ospedalità Privata):

Le nostre strutture, è noto a tutti, svolgono da sempre un servizio pubblico e lavorano in piena integrazione e sinergia con l’AUSL per l’erogazione di prestazioni in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale, contribuendo a migliorare la generale qualità delle prestazioni professionali e ad abbattere le liste di attesa del sistema sanitario pubblico. Per assicurare i migliori servizi e le migliori prestazioni ai cittadini abbiamo investito risorse private per offrire strumentazioni moderne e tecnologicamente avanzate e personale medico di qualità. L’applicazione di queste nuove tariffe ribassate non rende più sostenibile il nostro lavoro, perché non permette di coprire i costi necessari per continuare ad investire e offrire i qualità adeguata agli standard finora mantenuti. Riteniamo che questa riforma voglia affossare il Sistema Sanitario Nazionale – di cui siamo da sempre autentici sostenitori. Chiediamo quindi il sostegno delle istituzioni e delle forze politiche per scongiurare questo pericolo che si ripercuote irrimediabilmente sulla salute e sulle tasche dei cittadini”.





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