29/6/2023 – E’ stato arrestato Paolo Bellini, 70 anni compiuti il 22 giugno, condannato circa un anno fa all’ergastolo in primo grado dalla Corte d’assise di Bologna come co-autore materiale della strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, al termine di un processo controverso, svolto in gran parte fuori dall’aula del tribunale.
L’arresto, come conferma uno dei suoi legali, l’avvocato Antonio Capitella, è avvenuto su ordinanza della Corte d’assise d’appello di Bologna. Dai domiciliari Bellini è stato trasferito nel carcere di Spoleto. A quanto si è appreso, l’arresto sarebbe motivato da frasi ritenute minacciose che Bellini avrebbe pronunciato nei confronti della ex moglie Maurizia Bonini, la cui testimonianza è stata decisiva per la condanna. L’ex primula nera reggiana, collaboratore di giustizia dal 1999, è in attesa del processo d’appello per la strage di Bologna, per la quale continua a proclamarsi innocente, e in queste settimane era impegnato a studiare la linea e gli argomenti della difesa.
Tra i motivi per cui la Corte d’Assise d’appello di Bologna, presieduta dal giudice Orazio Pescatore, ha disposto la custodia cautelare in carcere a Spoleto, figurano anche presunte minacce nei confronti del figlio del giudice Francesco Caruso, presidente della Corte d’Assise bolognese che lo ha condannato all’ergastolo: riferimenti intercettati nel corso di un altro processo a Caltanissetta.
Per i magistrati, c’era il rischio che Bellini potesse commettere atti violenti nei confronti di Maurizia Bonini.
L’arresto di Paolo bellini è stato illustrato alle 13 in conferenza stampa dal Procuratore Generale facente funzione Lucia Musti.
BOLOGNESI SIBILLINO: L’ARRESTO? E’ ADDIRITTURA A TUTELA DELLA SUA VITA
”All’inizio del processo ai giudici era stato chiesto l’arresto di Bellini, che non era stato accolto. È stato
accolto adesso con degli elementi in più. Lui si sta agitando anche perché dice di essere innocente, ma conclusioni e motivazioni della sentenza rendono impossibile affermare la sua innocenza, e credo che
questo gli crei dei problemi molto seri”.
Così all’AdnKronos Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, commenta l’arresto di Paolo Bellin”. “Non mi sorprende che l’abbiano arrestato, lo volevano arrestare prima – osserva Bolognesi -, addirittura si è ‘disunito‘ in maniera tale da fare queste incredibili affermazioni e di conseguenza è stato arrestato. Credo sia un fatto molto importante, anche perché
probabilmente alla fine dell’anno o l’inizio del prossimo ci sarà il processo d’appello”.
”Pertanto – conclude Bolognesi – un’operazione di questo tipo direi che forse è addirittura a tutela della sua vita”. Frase sibillina quest’ultima, che meriterebbe un chiarimento: Bolognesi forse sa di qualcuno che vorrebbe far fuori Bellini?
Il fatto è che Bellini, da quando è stato condannato all’ergastolo afferma che non farà “il coperchio del sarcofago” della strage di Bologna. “Non sono uno stragista, non ero a Bologna il 2 agosto”, anzi: “Quando è stato il momento Bellini ha servito lo Stato”. Ne ha spiegato le ragioni, nell’intervista video di oltre 12 ore rilasciata a Gian Paolo Pelizzaro, Gabriele Paradisi e Pierluigi Ghiggini, e pubblicata da Reggio Report. E gli avvocati Fiormonti e Capitella, che hanno depositato i motivi di appello hanno molti argomenti per smontare punto per punto la sentenza della corte presieduta da Francesco Caruso.
Ma è un fatto che questo arresto, con l’ effetto immediato di fuori gioco Bellini chiuso in carcere, malato e sotto cura per varie patologie, allunga un’ombra anche sul processo d’appello e l’agibilità dei diritti della difesa.
E’ il giudice in pensione Francesco Maria Caruso, che ha presieduto la Corte d’Assise di Bologna che lo ha condannato all’ergastolo per la strage del 2 agosto 1980, il principale bersaglio delle invettive di Paolo Bellini, arrestato su ordinanza della Corte d’Assise d’Appello di Bologna del 23 giugno. Bellini, riportano i giudici, mentre è intercettato nella sua abitazione di Palestrina lancia vari improperi all’indirizzo di Caruso per le modalità di gestione del processo (“siate tutti maledetti“) che si concludono con quelle che i giudici ritengono minacce nei confronti del figlio del presidente Caruso. Il quale viene da mesi apostrofato come “il cambogiano”, con riferimento al massacratore Pol Pot.
“Starà scrivendo un poema, vuole scrivere le sue memorie”, dice Bellini parlando con un’altra persona e riferendosi ai tempi biblici impiegati per scrivere le motivazioni della sentenza di primo grado. “Vuole fare una cosa apocalittica per chiudere la sua carriera”, dice ancora “con tono ironico“, come rimarca la Procura nella richiesta di arresto. “Mo gliela chiudo io la carriera, gliela chiudo, ho scoperto che c’ha il figlio che è diplomatico in Brasile“.
Per i giudici della Corte potrebbe essere una vanteria o a una frase dettata dall’esasperazione, tuttavia alla luce della carriera criminale di Bellini si tratta di una minaccia “assai seria”.
I giudici stessi ammettono le condizioni di esasperazione dell’ex-primula nera (dal 1999 collaboratore di giustizia) agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Palestrina. Frasi comunque pronunciate da un Bellini che sapeva benissimo di essere intercettato in tutti gli ambienti del’appartamento, e a tutte le ore.
“HO APPENA PAGATO 50 MILA EURO PER FAR FUORI UNO DI VOI BONINI”
“Ho appena finito di pagare 50.000 euro per fare fuori uno di voi Bonini, non si sa quale”. C’è anche questa frase in una delle conversazioni intrcettate. I Bonini a cui fa riferimento Paolo Bellioni sono l’ex moglie Maurizia Bonini e i suoi familiari. La donna aveva dichiarato di riconoscere l’ex marito nei frame tratti dal famoso filmino Polzer, girato in stazione da un turista tedesco poco prima e poco dopo l’esplosione del 2 agosto, affermando inoltre di aver mentito quando disse che, il 2 agosto 1980, Bellini era arrivato a prenderla a Rimini alle 9 del mattino per poi partire per una vacanza in montagna. Bellini ha accusato a più riprese di aver detto il falso al processo, lamentandosi dell’uso parziale delle intercettazioni fatto dalla Corte, che ha preso per buona la ritrattazione di Maurizia Bonini nonostante avesse detto ai famigliari “Non è lui, non è lui”.
Nell’ordinanza, i giudici riconoscono che la frase in cui sostiene di aver già pagato 50.000 euro per far uccidere la donna o un suo familiare potrebbe rappresentare “uno sfogo o una vanteria” ma – sostengono – detta da Bellini “assume la connotazione di una minaccia seria ed allarmante”, visti i suoi contatti “con gli ambienti criminosi più svariati”.
Anche in questo va tenuto presente che Bellini era perfettamente consapevole di essere intercettato e che le se frasi sarebbero arrivate ai magistrati.
LO SFOGO DI BELLINI: “PER QUARANT’ANNI FANGO SU DI ME. MA C’ERA DI MEZZO UN GIURAMENTO E NON POTEVO CONTRASTARLI“
Dalle intercettazioni dellaprocura di Caltanissetta che hanno consentito alla Procura Generale di Bologna di chiedere e ottenere l’arresto di Paolo Bellini, condannato in primo grado per la strage del 2 agosto1980, secondo i Pg emerge che Bellini parla del processo subito come “una sopportazione” e manifesta il suo disappunto nei confronti del Presidente della Corte d’Assise, Francesco Maria Caruso, che lo ha condannato. “Io ho sopportato quarant’anni a stare zitto, tutto il fango che mi hanno buttato addosso per quarant’anni, quel gruppo specializzato. Infamità nei miei confronti e nei confronti di una classe politica particolare, va bene? E non potevo contrastarli perché c’era di mezzo un giuramento, va bene? Ecco, adesso basta, hanno superato tutti i limiti”. Per i giudici della Corte d’Assise d’Appello, inoltre, questo fantomatico”giuramento” ripropone la questione dei suoi rapporti con”alcune istituzioni”, che presenta tutt’ora “punti oscuri”.
Ma la Procura Generale e la Corte davvero ignorano che di tale giuramento, prestato nell’inverno 1980 al santuario di Pietralba in Trentino, Bellini ha parlato ampiamente nell’intervista video rilasciata a Reggio Repor un anno fa, e vista in tutta Italia?
La Corte evidenzia comunque che lo sfogo di Bellini, “è inquietante”, dato il contesto nel quale si è sempre mosso. E ancora: “Non posso ancora entrare nel merito – dice Bellini mentre e a tavola in famiglia – perché in questo processo non serviva a niente dire quello che c’ho provato… e quando ho visto che il Presidente (Caruso, ndr) non era un giudice terzo ma è di parte, difatti lo chiamo ‘il cambogiano‘, va bene? Processi il cambogiano alias Pol Pot”.
“RIESUMATI ATTI GIÀ ARCHIVIATI, E LI HANNO FATTI DIVENTARE COME FOSSERO VERI”
“Cinquant’anni, sono cinquant’anni di storie d’Italia dentro alle quali io sono stato dentro un po’ di qua, un po’ là, un po’ di su, un po’ giù, hanno usato delle cose, degli atti di processi dove sono stato archiviato e li hanno riesumati e li han fatti diventare come se fossero veri, non parlando e non dicendo che quelli erano atti già archiviati”.
E’ un altro sfogo intercettate nella casa di Paolo Bellini dalle procure di Firenze e di Caltanissetta: “La cosa che è ancora più schifosa è quella dell’avvocato di parte civile, si è inventato le cose, e l’ha fatte alla televisione, sui giornali, durante il processo e tu non potevi dire, contrastare niente, perché qualsiasi cosa tu avessi detto al processo davanti a quella Corte, a quel Presidente, il presidente ti avrebbe tacciato va bene? E non serviva a niente, avresti fortificato loro”