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“Ventitrè giorni”, una storia e un atto d’accusa
Il senatore Gasparri a Correggio per il libro di Pagliani
Centinaia di persone alla presentazione di Reggio

30/4/2023 – E’ cominciato davvero alla grande il tour di Ventitrè giorni, il libro in cui l’avvocato Giuseppe Pagliani, esponente di Forza Italia gettato a forza e innocente nel processo Aemilia, racconta la sua vicenda politico-giudiziaria: l’arresto, più di sette anni di calvario, la totale e definitiva assoluzione in Cassazione, il risarcimento simbolico da parte dello Stato per l’ingiusta detenzione subita. Proprio quei ventitrè giorni interminabili giorni che danno il titolo al libro, tirato in diecimila copie e in vendita nelle edicole dell’Emilia e della bassa Lombardia.

Giouseppe Paglianin e Roberto Caroli alla presentazione nella sala dell’Astoria

Giovedì sera, all’Hotel Astoria di Reggio, centinaia di persone non hanno voluto perdere il debutto pubblico del libro, che è al tempo stesso una storia personale e una denuncia su uno sporco affare politico-giudiziario. una folla che neppure i più ottimisti immaginavano così numerosa, con una buona metà degli intervenuti rimasti fuori dalla sala piena all’inverosimile. La presentazione si è trasformata in manifestazione politica, un momento di riflessione su uno dei nodi critici della democrazia italiana: l’uso politico della magistratura e l’attacco insidioso alla sua indipendenza attraverso quello che Luca Palamara ha definito “il Sistema” per antonomasia.

E lunedì 1° Maggio si replica: nuova presentazione al teatro Asioli di Correggio (corso Cavour 9, ore 17,15) con l’intervento del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, l’on. Rosaria Tassinari, l’architetto Gianluca Nicolini capolista del Centrodestra alle elezioni comunali di Correggio, e naturalmente l’autore. Modera l’incontro il giornalista Roberto Caroli che nel libro firma una toccante intervista alla mamma di Pagliani.

Ma torniamo alla serata di giovedì. Le foto della conferenza all’Astoria sono eloquenti. Pagliani ha firmato decine e decine di copie e ha parlato per due ore buone insieme a Roberto Caroli e a Pierluigi Ghiggini, entrambi nel folto gruppo di politici, giuristi, giornalisti e testimoni che hanno collaborato in vario modo alla stesura di Ventitrè giorni.

Incontro introdotto da Valeria Braglia, coordinatrice editoriale dell’opera, di fronte a una platea di ogni età, con persone impegnati nel campo culturale, in politica – a destra, al centro e a sinistra – nell’avvocatura e nelle professioni, comunque interessati alle vicende di Aemilia, alla penetrazione della ndrangheta, ai problemi della giustizia, a certi rapporti inconfessabili, che tuttavia vengono gradualmente a galla, nel mondo del potere locali.

Nell’analisi delle vicende dell’inchiesta e del processo, tutti d’accordo sul fatto che Pagliani fu il prescelto da mettere in graticola perché aveva denunciato pubblicamente i grandi malaffari delle amministrazioni di sinistra. L’ideale per cogliere i classici due piccioni con una fava: da un lato infliggere un colpo mostruoso agli azzurri reggiani e al centro destra, dall’altro coprire le non-indagini sul Pd. Un caso emblematico, è stato detto, nei trent’anni di guerra civile in cui è scivolata pericolosamente la democrazia italiana, e dalla stenta ancora a riprendersi.

Alla domanda “cosa ci facevi a quella famigerata cena del 2012 agli Antichi Sapori“, Giuseppe Pagliani ha risposto per l’ennesima volta di aver partecipato a un incontro pubblico “come avevo fatto centinaia di volte”. E ha aggiunto: “C erto, se avessi saputo che c’erano anche Sarcone e Diletto mi sarei guardato bene dall’andarci. Ma allora, quelli della sinistra e anche del mio partito, che erano scesi di persona a cercar voti a Cutro? Andarono per con i cittadini elettori (che però erano a Reggio) o piuttosto con quelli che avrebbero potuto manovrarli? Io a Cutro non ci sono mai andato, però sono l’unico ad aver subito l’arresto in piena notte con tutto quello che ne è seguito”.

Nondimeno Ventitrè giorni è un libro che tratta a 360 gradi questo affaire Dreyfus tutto italiano: non solo sotto il profilo politico e giudiziario, ma soprattutto della vicenda personale, di un politico con la carriera stroncata e della sua famiglia colpita duramente nei sentimenti più cari. Il padre di Pagliani è morto senza aver avuto la soddisfazione di vedere il figlio definitivamente scagionato. Dolori, lacrime, angosce che nulla e nessuno potranno mai veramente risarcire. Per questo Ventitrè giorni è un libro scritto prima di tutto con il cuore, e merita di essere letto prima di tutto con gli occhi del cuore.

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