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Processo Saman, nuova udienza il 17 a Reggio
“Il Pakistan faccia un gesto di coscienza e consegni il padre Shabbar all’Italia”

11/2/2023 – Processo Saman: prossima udienza il 17 febbraio. Venerdì pomeriggio, ascoltate le eccezioni dei difensori sulle costituzioni di parte civile e le repliche degli avvocati, la Corte di assise di Reggio Emilia presieduta da Cristina Beretti si è riservata la decisione su chi ammettere e chi escludere dal processo per il femminicidio tribale avvenuto a Novellara nella notte del 1° gennaio 2021 , rinviando tutto alla seconda udienza dì venerdì prossimo.

Di cinque imputati di omicidio e occultamento di cadavere, tre erano in aula: lo zio di Saman Danish Hasnain e i due cugini che secondo l’accusa lo avrebbero aiutato a sopprimere la diciottenne pakistana che si era ribellata a un matrimonio combinato.

Imputati di concorso di omicidio ma assenti la madre Nazia Shaeen, tuttora latitante in Pakistan, e il padre Shabbar Abbas, in attesa della decisione di Islamabad sull’estradizione verso l’Italia. La sua posizione è stata temporaneamente separata nel processo. Per lui è stato disposto un rinvio al 17 febbraio per valutare la possibilità di un collegamento in videoconferenza con il Pakistan, dove è attualmente agli arresti. Dopo probabilmente il procedimento sarà riunito nuovamente agli altri quattro familiari imputati. ù

Associazioni e attivisti erano presenti con striscioni e cartelli fin dal mattino presto fuori dal tribunale di Reggio Emilia, chiedendo giustizia per Saman. “Saman nel cuore e nelle lotte”, si leggeva su quello di ‘Non una di meno‘.

TRE IMPUTATI IN AULA

Danish Hasnain con un giubbotto rosso smanicato, seduto vicino al suo difensore, l’avvocato Liborio Cataliotti. Nomanhulaq Nomanhulaq, felpa scura, entra in aula con una mascherina chirurgica, accompagnato dalla polizia penitenziaria. Lo segue Ikram Ijaz, con una giacca marrone. I tre parenti di Saman Abbas imputati per l’omicidio della ragazza 18enne e detenuti in carcere a Reggio Emilia. Hasnain e Nomanhulaq hanno dato il consenso a essere ripresi dalle telecamere, Ijaz lo ha negato. Per la Procura di Reggio Emilia, oltre al pm titolare dell’inchiesta Laura Galli, è in aula anche il procuratore capo, Gaetano Calogero Paci.

CATALIOTTI: “IL CORPO DI SAMAN RITROVATO SOLO GRAZIE AD HASNAIN”

Le accuse del fratello di Saman “non sono credibili, sono smentite dai filmati di quella notte”. Lo dice l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Danish Hasnain, lo zio della ragazza accusato di essere l’esecutore materiale del delitto della 18enne, morta nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021.

Suo grande ac cusato è il fratello minorenne di Saman. Ma Danish “non è rientrato nella casa di Abbas quella notte – dice Cataliotti – mi sono guardato ore di filmati, esiste l’immagine precisa in cui entra in quell’abitazione ed è della mattina successiva, è facilmente riconoscibile. La versione accusatoria del ragazzo nasce zoppa su un punto focale”. Il ritrovamento del corpo di Saman, a metà novembre, ha ricordato Cataliotti, “è stato reso possibile solo ed esclusivamente per il contributo di Hasnain” e sul rinvenimento sono in corso verifiche tecnico-scientifiche”. E questo “è il primo punto fermo del processo”. Per l’avvocato, il verbale di Danish “non è utilizzabile nel processo”.

“IL FRATELLO DI SAMAN HA SQUARCIATO IL VELO DI OMERTA'”

“Questo ragazzo, parlando, ha squarciato il velo dell’omertà e merita rispetto da parte di tutti. Non so quanti sedicenni avrebbero avuto il coraggio di fare un passo contro, il cui prezzo è stato, è e sarà immane”. Lo ha detto l’avvocato Valeria Miari, che assiste nel processo davanti alla Corte di assise di Reggio Emilia il fratello di Saman Abbas, parte civile attraverso un tutore, in quanto ancora minorenne.

A margine dell’udienza, l’avvocato Miari ha sottolineato che “questo processo è l’inizio di un percorso che per lui sarà molto doloroso, perché inevitabilmente lo porterà a rivivere con maggiore intensità i traumi patiti. Sarà anche un momento importante e positivo perché rimanda alla possibilità di fare giustizia nell’unica sede che è deputata a farlo. Aspetta una risposta e la vuole dall’Italia delle istituzioni e da nessun altro. L’Italia gliela darà con la sentenza all’esito di un giusto processo che rispetterà le regole e i diritti di tutte le persone coinvolte”. Il fratello di Saman non era presente all’udienza. Le sue dichiarazioni, cristallizzate in un incidente probatorio, accusano dell’omicidio in particolare lo zio Danish Hasnain.


IANNUCCELLI: “iL PAKISTAN FACCIA UN GESTO DI COSCIENZA”

“Il Pakistan deve fare un gesto di grande coscienza, esistono anche i Pakistani in Italia e non possono essere associati a uno Stato che copre degli assassini. Deve esistere un prima e un dopo Saman, per questo dobbiamo raccontare la sua storia all’infinito. Perché magari avremo salvato anche solo una Saman che non conosciamo, che chiederà aiuto leggendo queste narrazioni”. Lo ha detto l’avvocato Barbara Iannuccelli, che assiste l’associazione Penelope come parte civile nel processo sulla morte di Saman Abbas, al via oggi davanti alla Corte di Assise di Reggio Emilia. Il riferimento dell’avvocato è alla posizione di Shabbar Abbas, il padre di Saman arrestato in Pakistan a metà novembre e di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione. Nel procedimento a Islamabad ci sono stati undici rinviii con i sotterfugi più disparati.

“IL FIDANZATO SAQIB NON VUOLE SOLDI: COL RISARCIMENTO UNA FONDAZIONE SAMAN”

“Se fosse qui oggi Saqib direbbe: dei soldi non mi interessa niente, voglio giustizia”. Così l’avvocato Claudio Falleti, che difende il fidanzato di Saman nel processo. “Costituirsi non è solo il risarcimento del danno, ma affiancare la Procura e le altri parti civili. Dobbiamo tutti insieme rivendicare giustizia non solo per Saman, ma per tutte le altre ragazze vittime di questi crimini. Se dovessimo ottenere un risarcimento, Saqib farà una fondazione a nome di Saman che aiuti tutte le altre ragazze”.

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