24/10/2022 – Elia Minari sotto protezione: lo ha deciso il prefetto di Reggio Emilia Jolanda Rolli, che ha emesso un provvedimento di tutela del giovane giurista reggiano, fondatore nel 2009 dell’associazione studentesca antimafia Cortocircuito (oggi associazione culturale) e autore anni fa di una esplosiva videoinchiesta, rilanciata in Italia e all’estero, sulla penetrazione della ndrangheta nel tessuto economico, politico e amministrativo reggiano. Inchiesta che, fra l’altro, aveva messo in moto le procedure del commissariamento di Brescello.
La protezione personale è stata decisa dopo che dalle parole di un detenuto, intercettato in carcere, sarebbe emerso il rischio reale per l’incolumità fisica di Minari. Non solo minacce, ma l’eco di un piano per colpirlo con un attentato.
Lo rivela una nota dell’associazione Cortocircuito firmata dal presidente Alessandro Acquotti.
La decisione di garantire la sicurezza di Elia Minari – così scrive Alessandro Acquotti – è stata presa dal Prefetto Rolli d’intesa con il Comandante provinciale dei Carabinieri, il Comandante provinciale della Guardia di Finanza e il Questore. Quest’ultimo “aveva già prontamente e tempestivamente emesso un provvedimento di tutela prima della successiva riunione presso la Prefettura, dove è stato deciso un rafforzamento della protezione”.
La protezione è gestita dal personale della Polizia di Stato, in coordinamento con le altre forze dell’ordine.
“Pur non conoscendosi le circostanze esatte delle dichiarazioni del detenuto continua la nota – il dispositivo di protezione è stato attivato anche in ragione del fatto che Elia Minari era già una persona ritenuta esposta. Nel processo “Grimilde”, negli ultimi mesi, sono state citate le sue inchieste, che precedentemente erano state acquisite anche agli atti come prove nello stesso processo contro la ‘ndrangheta, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna. Inoltre, nel 2018, l’imputato del maxi-processo “Aemilia” che ha ricevuto la condanna più elevata, nelle sue prime parole dell’ultima udienza di primo grado del maxi-processo, ha menzionato Elia Minari, prima scusandosi con lui, davanti ai giudici, per le frasi pesanti («Te lo sbatto in testa» e «Ti vengo a prendere fino a casa») pronunciate alcuni anni prima, ma poi contestando pesantemente le sue inchieste.
Nell’ottobre 2021, in occasione del tour dei beni confiscati organizzato dall’Associazione culturale antimafia Cortocircuito per fare conoscere alla cittadinanza i beni sottratti ai mafiosi, ci sono state delle reazioni verbali nei pressi di una nota ditta di autotrasporto, oggetto di una delle prime inchieste realizzate da Minari e recentemente coinvolta in nuovi sequestri. Nelle giornate immediatamente prima del tour dei beni confiscati erano stati già registrati degli episodi a danno di Minari. Le sue inchieste sono state citate nel maxi-processo “Aemilia”, il più grande processo di mafia del Nord Italia. Inoltre, hanno contribuito a diverse operazioni giudiziarie contro la ‘ndrangheta e una sua inchiesta è stata citata nel primo punto della relazione ufficiale di scioglimento per mafia del Comune di Brescello, nonché nella sentenza del Consiglio di Stato”.
Attualmente Minari prosegue le proprie attività contro le mafie sia in qualità di coordinatore dell’Osservatorio Permanente Legalità dell’Università di Parma, che da diversi anni realizza delle attività di ricerca e formazione, oltre a continuare con le attività di Cortocircuito.
“Desideriamo ringraziare le forze dell’ordine per essersi prontamente attivate a tutela dell’incolumità di Elia”, fa sapere l’associazione. “Ci teniamo ad esprimere massima vicinanza e sostegno al nostro fondatore che – con coraggio e impegno, nonostante le difficoltà, le preoccupazioni e le dure parole da parte di esponenti della ‘ndrangheta – non si è mai fermato, dimostrando che è possibile essere cittadini attivi, consapevoli e promotori di legalità. Elia non è solo”.
Le attività contro le mafie dell’Associazione Cortocircuito non intendono fermarsi a seguito di simili vicende e proseguono intensamente. Negli ultimi anni diversi giovani di varie regioni del Nord Italia si sono avvicinati all’Associazione Cortocircuito, consentendo di realizzare progetti articolati insieme all’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, oltre ad attività con diverse Università e altri enti pubblici. Sono stati 467 gli eventi pubblici di denuncia e sensibilizzazione contro le mafie dal 2009, tenuti in diverse regioni e anche all’estero. Da alcuni mesi, l’Associazione gestisce l’Ufficio “Sportello Legalità e Giustizia” del Comune di Reggio Emilia, dove vengono ascoltate testimonianze e offerta consulenza legale, anche su vicende delicate.
Malox Plus
26/10/2022 alle 09:35
Col fare tronfio tipico del presuntuoso coglione medio probabilmente colluso e fintamente all’oscuro dei fatti e di come sia messa malissimo oggi Reggio e grazie a chi e a cosa, si continuerà ugualmente a sostenere che Reggio è pulita e linda.. come ‘lavata con Perlana’…
Solidarietà totale.