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“Sapevano del crac, ma hanno taciuto”
La denuncia penale di 124 soci Cmr
Milioni spariti, borse misteriose, disastri e bugie

29/8/2022 – A dieci anni di distanza brucia ancora, eccome se brucia, il crac della Cooperativa Muratori Reggiolo. Brucia nella Bassa reggiana – teatro del primo fatale dissesto che, in un effetto domino, in pochi anni aveva trascinato dietro di sè tutte le grandi cooperative di costruzione reggiane, che sembravano invincibili, dispensatrici di posti di lavoro, di benessere, di consenso politico.  

Brucia soprattutto, quel crac Cmr,  nelle carni e nelle teste di migliaia e di soci prestatori e delle loro famiglie, che in pochi giorni videro evaporare i loro risparmi (non meno di 50 milioni di euro) e con loro la ricchezza diffusa assicurata per decenni dalla cooperativa-mamma di Reggiolo. 

Un disastro collettivo paragonabile in tutto e per tutto a un terremoto-bis, ma del quale nessuno parla più da tempo, nessuno dispensa contributi pubblici (peró la Cmr eccome se li riceveva, prima del crollo…) e sulle cui le  ferite ancora vive è calato il silenzio: troppo imbarazzante per il sistema di politico che ha governato tutto, cooperativa-amministrazione-welfare-economia, e ancora governa.

Assemblea dei soci prestatori Cmr a Reggiolo, dopo il crac

Meglio il silenzio, meglio che l’acqua continui a passare sotto i ponti, portandosi via i dolori di soci e famiglie: gli stessi che continuano ad accollarsi il fardello del tradimento, delle promesse mantenute solo in parte da Legacoop, che è riuscita a restituire solo il 40% del prestito perduto, e con la condizione draconiana dell’astensione da azioni giudiziarie. 

Si spiega così la decisione di 124 soci prestatori, in rappresentanza di ben 250 libretti di risparmio per diversi milioni di euro perduti, che mobilitati dall’intrepida Manila Maffei, hanno firmato a dieci anni di distanza dal crac CMR una denuncia penale depositata prima delle ferie estive alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia.  La prima a carattere collettivo, assimi!abile a una classe action, intentata a Reggio per un crac cooperativo.

L’atto di denuncia, redatto per conto dei firmatari dalla avvocato Maurizio Barca del foro di Roma, chiede alla magistratura di accendere un faro sui fatti avvenuti prima del concordato preventivo e sugli atti degli amministratori che, questa la sostanza dell’esposto, sapevano che la Cmr era decotta ma hanno taciuto la situazione ai soci, anzi raccontando che le cose andavano bene e i loro soldi erano al sicuro.

L’ATTO DI DENUNCIA

Si legge nel documento: “Sono proprio le vicende e i fatti progressi e precedenti all’ammissione alla procedura di concordato a cristallizzare l’attenzione degli odierni denuncianti, sulla base del legittimo affidamento da questi sempre costantemente riposto nel lungo arco temporale, anteriore e posteriore al dissesto economico della CMR SC e formalizzato attraverso le relaziono semestrali presentate al Giudice Delegato e al Comitato dei Creditori… Rappresentano un elemento di indiscutibile certezza, in termini di responsabilità, le azioni e le operazioni speculative che negli anni precedenti il dissesto e durante i medesimi, i relativi Amministratori hanno posto in essere ai danni degli investitori, quali ad esempio acquisti in stock di immobili rimasti poi invenduti, la questione del Polo Scolastico di Guastalla, il recupero affidato alla stessa Cmr del Convento di Montefalcone in Val d’Enza – operazione che di fatto ha determinato l’erogazione e la dissipazione di circa dodici milioni di euro di denaro pubblico – e il grande piano edilizio di Parco Ottavi a Reggio emilia, quest’ultimo caratterizzato dalla profonda consapevolezza degli Amministratore del certo dissesto finanziario…”. Tutto questo mentre gli investitori – ora creditori -. “erano in perfetta buona fede e all’oscuro di qualsivoglia elemento idoneo a revocare la fiducia e il legittimo affidamento riposto per anni e da almeno due generazioni in un sistema di investimento economico-finanziario che – di fatto – ha determinato lo sfacelo. Poletti o di una fiorente comunità di onesti lavora,ori e investitori in buona fede”.

La sede di quella che fu la Cmr

In soci, in questi mesi, hanno raccolto mo!ti documenti e molte testimonianze di cui una parte è entrata nella denuncia penale.

Tra questi, la vicenda tuttora oscura della veloce cessione delle cave di sabbia avvenuta casualmente sei mesi prima del deposito del concordato, con una tempistica che sembra studiata a tavolino per mettere a riparo quella vendita da una possibile revocatoria. Se così fosse, come sembra, si avrebbe la conferma che gli amministratori erano consapevoli del crollo imminente, zi preparava al peggio mentre tenevano all’oscuro i i soci prestatori, che intanto continuavano a portare i loro soldi in cooperativa. Per non dire “della polverizzazione delle fideiussioni bancarie poste a garanzia delle cambiali emesse per i prestiti sociali superiori ai 50 mila euro” mentre almeno sino al 2010 i bilanci della CMR ne confermavano l’esistenza. F,u solo nella notte del marzo 2012, quando fu annunciato il crac di fronte a una platea di soci ancora increduli, che il presidente Rebuzzi fu costretto ad ammettere che quelle fideiussioni non esistevano più.

Manila Maffei

Particolarmente significative inoltre le testimonianze di soci e x dipendenti inserite nella denuncia: richieste di denaro nel novembre 2011 da parte di Rebuzzi e del vicepresidente Bertazzoni a un socio che in CMR ha perso 150 mila euro; richieste di rimborso del prestito cadute nel vuoto; un assegno da 100 mila euro messo a disposizione di Rebuzzi, il mistero di una grossa borsa custodita nei sotterranei della sede CMR e a un certo punto portata via da presidente e vicepresidente.

MANILA MAFFEI: IN QUESTA DENUNCIA TUTTA LA NOSTRA RABBIA

“Si potrebbe continuare a lungo – commenta oggi Mani!a Maffei, promotrice della denuncia penale collettiva e membro del Comitato dei Creditori – Nella nostra procedura chiediamo di fare luce su passaggi non troppo chiari avvenuti prima del concordato deciso a tavolino da Legacoop e Ccfs, senza
dare la possibilità a noi soci di dire o dare il nostro parere: mai informati e mai convocati, ma sempre OBBLIGATI ad accettare ciò che veniva deciso in riunioni chiuse dove erano presenti solo i vertici artefici del fallimento della coopertiva.

Maffei snocciola i nomi di dirigenti come Bertazzoni, del presidente ingegner Alberto Rebuzzi, del defunto Sergio Bertani che ha anche lasciato un diario di memorie. ” E poi Nando Bambini, e il dirigente amministrativo Messori che ha addirittura intentato causa alla Cmr (fatto che ha veramente del ridicolo). E parecchi altri che sapevano della situazione allarmante della Cmr, ma hanno taciuto e anzi sollecitando sino all’ultimo i reggiolesi a “portare i soldi in cooperativa“.

Ecco perché affermo che non avevamo potuto fare altro, come soci prestatori, se non accettare le decisioni di altri – aggiunge Maffei – Anche lo stesso Comitato dei soci prestatori del 2012 al vertice del quale compariva l’ex sindaco Mauro Panizza, in realtà non diede a noi prestatori alcuna voce. Abbiamo accettato sempre tutto sulla fiducia, fidandoci della falsa promessa che il nostro silenzio avrebbe portato a riavere indietro i nostri risparmi. Bugie su bugie. Posso affermare, a questo proposito, che io stessa, socia prestatrice, mi offrii di far parte del Comitato, ma incredibilmente la risposta di Panizza fu “ormai l’organico è al completo”: lo chiesi alla prima riunione dove i testimoni erano numerosi. Però non si doveva disturbare il manovratore: perchè la Cmr non era solo un crac cooperativo, ma minava alla radice la credibilità del partito di comando a Reggiolo – il Pci in tutte le sue successive declinazioni, sino al Pd – che alla Cmr faceva il bello e il cattivo tempo, in una relazione pericolosa quanto inestricabile tra coop, politica e amministrazioni locali. Del resto si vada a vedere la parabola di Panizza: è illuminante.

Quindi a tutti coloro che chiedono come mai non è stato fatto nulla sino ad oggi, rispondo: perchè ci è stato impedito in tutti i modi”.

Nel nostro atto – aggiunge – chiediamo di accertare colpe e responsabilità delle persone che hanno
contribuito volutamente al crac della Cmr e che ora , sarà un caso, hanno guadagnato ruoli e posti di lavoro di rilievo. Persone che dal crac hanno incredibilmente raggiunto posizioni prestigio, quasi come PREMIO.
Se nel mio settore lavorativo, ma oserei dire in qualsiasi altro campo, avessi fatto fallire l’azienda, non credo che per premio mi avrebbero dato prestigio o mansioni importanti. Forse nemmeno i bagni avrei potuto pulire … “

“Per questo chiedo come sia stato possibile quello che è successo alla Cmr. Cito ancora il caso di Nando Bambini, amministratore delle case protette della Cmr e di Pineta: Qualcuno può spiegare come mai le case protette Cmr fanno parte di Pineta, dove Bambini compare tuttora, mentre era amministratore delle stesse proprio in Cmr a fianco di Rebuzzi Alberto?

E chiedo soprattutto perché il disastro delle cooperative di costruzione reggiane continui a passare sotto silenzio, come acqua fresca, anche fra chi è stato danneggiato”.


Eppure il crollo di quel sistema costato all’Emilia Romagna 1,5 MILIARDI di euro. Facciamo qualche conto:

CMR di Reggiolo – Dalla semestrale approvata nel mese di aprile emergono 150 MILIONI di debiti 40 milioni di perdite. E siamo gli unici che stanno ancora combattendo;
COOPSETTE – Concordato preventivo del febbraio 2013: 580 lavoratori, 700 MILIONI
di debiti, perdite per 184 MILIONI;
UNIECO – Concordato preventivo 2013: 600 MILIONI debito, 225 MILIONI perdita;
ORION – Concordato preventivo febbraio 2013: 80 MILIONI debito, 35 milioni di perdite;
SICREA GROUP: nata dal crwc CMR, presidente Luca Bosi, finita a sua volta in fallimento, con i cantieri ceduti a un costruttore romano;
CORMO: liquidazione coatta amministrativa. Un’azienda di porte e infissi che era un gioiello, presidente Demos Salardi, distrutta;

COOPERATIVA TECTON: in liquidazione.

Conclude Manila Maffei: “Ecco, queste società sono costate all’Emilia Romagna 1,5 miliardi di euro. Destini impensabili fino a qualche anno prima del 2012!

Voglio ricordare che la CMR è sopravvissuta a due guerre mondiali e a crisi economiche devastanti, di certo non è sopravvissuta alla mala gestione di determinate persone.

Tutte queste società cooperative avevano legato le proprie sorti industriali (a cominciare da presidenti, cda, e management) a un capitalismo in salsa rossa emiliana interfacciato col mondo della politica di sinistra, nel quale la gente delle cooperative ha sempre riposto fiducia cieca e dal quale è stata tradita e abbandonata. Se oggi il sentimento di questa gente è cambiato, non ci si venga a lamentare”


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3 risposte a “Sapevano del crac, ma hanno taciuto”
La denuncia penale di 124 soci Cmr
Milioni spariti, borse misteriose, disastri e bugie

  1. Ivaldo Casali Rispondi

    30/08/2022 alle 10:58

    Il “terremoto” economico fallimentare delle Coop.rosse a guida della sinistra “democratica e antifascista”!

  2. gio Rispondi

    31/08/2022 alle 19:15

    tragedia annunciata a causa della sua classe dirigente che ancor in gran parte impera. E’ follia non averne salvata almeno una, anzi va ampliata col CCPL.

  3. Poli Fausto Rispondi

    25/09/2022 alle 12:34

    No Tik Tok bensì Crac Crac.

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