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Non sarà in Emilia-Romagna il Deposito Nazionale delle scorie nucleari
l’annuncio della Regione all’incontro di Caorso

28/4/2022 – È stato completato il trasferimento in Slovacchia di tutti i 5.900 fusti di materiale prodotto, tra resine e fanghi radioattivi, nel periodo di funzionamento della centrale di Caorso, nel piacentino. Inoltre, il deposito nazionale dei rifiuti nucleari non sarà in Emilia-Romagna: lo esclude la Carta nazionale dei siti potenzialmente idonei ad accogliere il sito di stoccaggio, pubblicata lo scorso 5 gennaio da Sogin (Società gestione impianti nucleari) e comunicata il 22 marzo al Ministero per la transizione ecologica. Nessuna delle 67 localizzazioni indicate si trova nella regione.

Sono le due importanti novità emerse stamattina in occasione del Tavolo per la trasparenza sulla dismissione della centrale, tornato a riunirsi al Cinema Fox di Caorso dopo due anni di stop imposto dalla pandemia, e che nel pomeriggio si recherà con una delegazione in visita alla centrale. Convocato dall’assessore regionale all’Ambiente, Irene Priolo, è stato introdotto dai saluti della sindaca Roberta Battaglia. Presenti, oltre ai vertici di Sogin, funzionari di Isin (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) e Arpae, insieme ai rappresentanti dei comuni della Bassa, di Legambiente e delle sigle sindacali. 

“La Regione ha continuato a seguire passo dopo passo il processo di decommissioning che in questi anni è proseguito, nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria- ha affermato l’assessore Priolo-. Oggi diamo conto dei traguardi fondamentali, attesi da tempo e finalmente raggiunti a partire dall’invio per il trattamento di tutti i fusti con le resine radioattive.  È anche per poter vedere i progressi fatti che ho deciso di costituire una delegazione di 15 rappresentanti del Tavolo per andare in visita alla centrale. Nei prossimi mesi- ha aggiunto Priolo-  il Tavolo per la trasparenza proseguirà l’impegno nel monitorare le ulteriori fasi del decommissioning, a partire dalla ricostruzione e ammodernamento dei locali dove saranno stoccati in via temporanea i rifiuti di ritorno dalla Slovacchia. Allo stesso modo la Regione seguirà il dibattito sulla localizzazione del deposito nazionale, con la certezza che non sarà né a Caorso né in Emilia-Romagna. Come si è sempre sostenuto- ha concluso l’assessore- qui non sussistono le caratteristiche idonee per accoglierlo, e questa posizione ora è certificata anche dalla Carta nazionale recentemente pubblicata”. 

Il Tavolo per la trasparenza sulla dismissione della centrale

È stato istituito dalla Regione nel 2015 con il compito di seguire il percorso di attuazione del progetto di decommissioning dell’impianto di Caorso, per garantire il più ampio livello di conoscenza, partecipazione e comunicazione nei confronti di tutti i soggetti interessati alle attività e alla messa in sicurezza del sito.

Fino allo scoppio della pandemia, è tornato a riunirsi con cadenza pressoché annuale. L’ultimo appuntamento risale al 25 ottobre 2019, quando era stato annunciato l’avvio del trasferimento in Slovacchia delle resine radioattive raccolte in 5.900 fusti, per il loro trattamento e condizionamento: operazioni fondamentali per accrescere la sicurezza nella gestione di questi materiali e per renderli idonei agli standard di conferimento al futuro deposito nazionale, quando sarà realizzato.

Le attività, stoppate nei mesi del lockdown imposto dalla pandemia, sono quindi riprese già nel 2020 con il trasferimento mensile dei fusti. Gli ultimi sono partiti nelle scorse settimane. Quando torneranno in Italia, il volume dei materiali nucleari sarà ridotto del 90%.

Altro tema fondamentale riguarda i lavori in corso per migliorare la sicurezza nella gestione dei rifiuti radioattivi presenti nella centrale: sono in corso gli interventi di ricostruzione di un deposito e si è in attesa che l’Isin autorizzi le operazioni necessarie sui restanti due.

I siti indicati dalla CNAPI

Sono sette le regioni in cui sono state individuate le aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nucleare nazionale: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. Le aree selezionate sono spesso a cavallo tra località diverse, per cui i Comuni interessati risultano ben più di 67.

PIEMONTE – 8 zone tra le province di Torino e Alessandria che interessano i Comuni di Caluso, Mazzé, Rondissone, Carmagnola (TO); Alessandria, Castelletto Monferrato, Quargnento, Fubine, Oviglio, Bosco Marengo, Frugarolo, Novi Ligure, Castelnuovo Bormida, Sessadio (AL).

TOSCANA-LAZIO – 24 zone tra le province di Siena, Grosseto e Viterbo: Pienza, Trequanda (SI), Campagnatico (GR); Ischia di Castro, Canino, Cellere, Montalto di Castro, Tessennano, Tuscania, Arlena di Castro, Piansano, Tarquinia, Soriano del Cimino, Vasanello, Vignanello, Corchiano, Gallese (VT)

BASILICATA-PUGLIA – 17 zone tra le province di Potenza, Matera, Bari, Taranto: Comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso.

SARDEGNA – 14 zone tra le zone in provincia di Oristano e Sud Sardegna: Siapiccia, Albagiara, Assolo, Mogorella, Usellus, Villa Sant’Antonio (OR); Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbare, Tuili, Ussaramanna, Gergei, Las Plassas, Villamar, Mandas, Siurgus Donigala, Segariu, Guasila, Ortcesus (Sud Sardegna).

SICILIA – 4 zone nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta: Comuni di Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera.

Deposito Nazionale e Parco Tecnologico

Insieme alla CNAPI sono on line sul sito www.depositonazionale.it il progetto preliminare e tutti i documenti correlati per la costruzione del Deposito Nazionale, che permetterà di conservare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività. Accanto al Deposito Nazionale sarà realizzato un Parco Tecnologico, che comprenderà un centro di ricerca applicata e di formazione, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere studi nel campo dello smantellamento delle installazioni nucleari, della gestione dei rifiuti radioattivi, della radioprotezione e della salvaguardia ambientale.

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