DI PIERLUIGI GHIGGINI
6/5/2021 – La vicenda di Saman Abbas, di cui si continua a cercare il corpo nelle campagne di Novellara, non è solo una tragedia umana: è un disastro sociale. E’ un dito puntato sul sostanziale fallimento delle politiche di integrazione delle comunità islamiche e asiatiche radicate ormai da oltre vent’anni in provincia di Reggio e nella bassa reggiana. E’ un j’ accuse sulla tolleranza di usi tribali, soprattutto violenze di ogni genere contro le donne, punite dalla legge italiana ma di fronte al quale troppo spesso si chiudono gli occhi per convenienza ideologica e politica. E questo, al di là della buona volontà e del fatto che sindaci, politici, funzionari pubblici siano proprio sinceramente convinti che questa terra, in fatto d’integrazione, sia il migliore dei mondi possibili. Sino a quando non arriva un Candido a mostrare che è una fandonia, o un’illusione collettiva. Sino a quando una ragazza non viene immolata in nome dell’onore della famiglia, e il suo grido di dolore dilania le nostre coscienze.
Molti si chiedono oggi quanta gente sapeva e sa, a Novellara e non solo, ma continua a tacere. Quanti, come si teme a ragione veduta, abbiano partecipato a un orrendo rito tribale di esecuzione della ragazza che aveva appena compiuto i 18 anni. E soprattutto se Saman poteva essere salvata, se i servizi sociali e comunque chi ne ha competenza abbia fatto tutto, ma proprio tutto quanto era in loro potere per proteggerla, considerato il reale pericolo di vita e i mesi passati in comunità per tenerla al riparo della vendetta del clan famigliare.
I servizi sociali della Bassa reggiana sostengono che non potevano opporsi alla volontà della ragazza, quando è diventata maggiorenne, e che l’avevano messa in guardia dei rischi di un ritorno alla casa paterna. E forse è vero che lei si fosse illusa di poter raggiungere (a Roma? All’estero?) il ragazzo di cui era innamorata: forse i genitori l’avevano ingannata sino a poche ore prima di consegnarla allo zio (così ritiene la Procura) per una feroce esecuzione.
Ma è proprio così? senza nulla togliere alla buona fede dei servizi (e dei politici che hanno la responsabilità di sorvegliare), davvero non potevano essere chiesti alla Procura provvedimenti per vietare a genitori e parenti di avvicinarsi alla giovane, visto la situazione di reale pericolo? Il “codice rosso” esiste solo per i maschi violenti italiani?
La questione non riguarda solo Saman, se è vero che che il 5 maggio servizi e carabinieri hanno constatato che il fratello minore era rimasto da solo a Novellara (i genitori erano fuggiti da giorni) ma il 9 maggio è stato preso al confine Ventimiglia, mentre lo zio oggi accusato di omicidio cercava di farlo passare in Francia. Perché tra il 5 e il 9 maggio quel ragazzino minorenne non è rimasto sotto protezione?
Oggi, in un silenzio quasi generale delle amministrazioni (non basta accendere le fiaccole in piazza: ne siete consapevoli?) a sollevare le questione è di nuovo Cristina Fantinati che, da consigliera della Lega e col buon senso della madre di famiglia, rivolge un’interrogazione al Presidente della Provincia, per sapere se qualcuno non abbia dormito troppo.
Per sapere se la consigliera di Parità e la consigliera delegata alle Pari Opportunità si siano occupati di Saman, se qualcuno abbia segnalato e gestito il suo caso di abbandono scolastico (i genitori l’avevano tolta da scuola alla fine della terza media, nonostante l’obbligo sia esteso da tempo ai primi due anni delle superiori), quanti siano i casi di abbandono e se esista un osservatorio in proposito. Fantinati chiede inoltre “un progetto provinciale al fine di diffondere tra le comunità straniere i principi e i diritti garantiti dalla normativa italiana, in particolare il contrasto alla violenza sulle donne, ai matrimoni forzati, al divieto di studio e di lavoro imposto degli uomini alle donne, il divieto di libertà e di autodeterminazione imposto alle donne straniere”.
Quando si arriva a invocare un progetto provinciale per inculcare nei nuovi arrivati il rispetto della legge italiana e dei diritti fondamentali della persona umana, vuol dire che siamo proprio messi male, che troppe parole e troppi quattrini sono finiti al vento. La tragedia di Saman ha aperto un vaso di Pandora degli errori, dell’ipocrisia e della cattiva coscienza che non potrà essere facilmente richiuso.
L’INTERROGAZIONE DI CRISTINA FANTINATI AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
Al Presidente della Provincia di Reggio Emilia
Al Presidente del Consiglio Provinciale di Reggio Emilia, al Segretario della Provincia di Reggio Emilia, al consigliere delegato alle Pari Opportunità Claudia Dana Aguzzoli
INTERPELLANZA a riposta scritta su “Saman Abbas”
Premesso che:
• Il 22 gennaio 2021, dopo aver appreso dalla stampa della presa in carico dei servizi sociali di Novellara di una ragazza minorenne vittima di costrizione e induzione al matrimonio, il Gruppo Consiliare Centrodestra di Novellara si è attivato immediatamente presentando una mozione in Consiglio Comunale per impegnare il Sindaco a mettere in atto azioni di sensibilizzazione e di contrasto alla pratica dei matrimoni forzati.
• Alcuni giorni fa la stampa ha riportato la notizia della sua scomparsa, in particolare dal comunicato della PROCURA DI REGGIO EMILIA si apprende che: “Abbas Saman, ragazza di origine pakistana residente a Novellara, nel novembre del 2020 era stata allontanata d’urgenza dalla casa familiare e collocata in Comunità Educativa in provincia di Bologna, in seguito a una richiesta d’intervento degli assistenti sociali da parte della stessa, in quanto i genitori volevano costringerla a tornare in Pakistan per sposare un cugino. La giovane tuttavia l’11 aprile di quest’anno decideva di fare rientro presso la famiglia a Novellara, I carabinieri, appreso del suo allontanamento dalla comunità, il 5.5.2021 si sono attivati, cercando la ragazza presso la casa familiare, previo concerto con i servizi sociali per la ricerca di una nuova collocazione presso altra comunità. In quella occasione, i Carabinieri potevano constatare l’assenza di Saman e dei genitori, e a quel punto si ipotizzava che tutti si fossero allontanati, espatriando in Pakistan e che i genitori avessero costretto la figlia a seguirli.
A fronte di tale emergenza, questa Procura ipotizzava sicuramente il sequestro di persona della ragazza, non potendosi tuttavia escludere, come ipotesi allo stato astratta, che la stessa potesse non essere più in vita. Si sono dunque avviati gli accertamenti sui voli verso il Pakistan, appurandosi subito che solo i genitori erano rientrati in patria; viceversa la giovane non compariva tra i passeggeri del volo all’aeroporto di Malpensa, ma non si poteva escludere che ella fosse partita da altro scalo, anche europeo. Soltanto le successive indagini hanno consentito di ritenere più probabile l’ipotesi dell’omicidio. In particolare, le immagini di video sorveglianza della zona delle ore 19,15 del 29.04.2021 che hanno immortalato tre persone – che portavano con sè due pale, un secchio contenente un sacchetto azzurro, un piede di porco, nonchè uno strumento da lavoro non meglio identificato – e si dirigevano nei campi posti sul retro dell’abitazione, per rientrare alle 21,50, si rivelavano essenziali ai fini di giungere a tale conclusione. Va sottolineato che, in ogni caso, si predisponeva un piano di ricerca dei fuggitivi e si ricercava anche il corpo di Saman, nelle immediate vicinanze della sua abitazione, anche mediante lo svuotamento dei canali di irrigazione, avvalendosi sia di squadre cinofile che dei vigili del fuoco. Allo stato, non è stato rinvenuto nulla. Le indagini proseguono per accertamenti e individuazione certa degli indagabili e della persona offesa anche all’estero; a tal fine, sono stati già attivati i canali della cooperazione internazionale. Le indagini sono a cura dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia che operano unitamente ai colleghi della Compagnia Carabinieri di Guastalla.”
Tutto il resto è cronaca che giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi particolari su tale vicenda.
Considerato che:
Si interroga il Presidente della Provincia di Reggio Emilia
Cristina Fantinati Consigliere Provinciale – Capogruppo Terre Reggiane
Gerardo
07/06/2021 alle 15:37
Al di là dello schifo ‘culturale’ di questi esseri immondi, chiediamoci quanti soldi hanno preso dall’Italia e quanto ci costeranno pure in termini di giustizia.
E’ ora di finirla con la retorica e l’ipocrisia della sinistra.