13/6/2021 – La politica scende in piazza per Saman Abbas, la ragazza pakistana scomparsa in una buca nella pianura della bassa reggiana perché aveva detto no all’imposizione di un matrimonio combinato, non osservava i precetti islamici, e sognava per sé la libertà di una qualsiasi ragazza italiana. Scende in piazza, non unita, ma con motivazioni contrapposte, in cui emerge che una parte stenta ancora a riconoscere le origini profonde di questa tragedia, e le responsabilità nel fallimento della rete di difesa delle donne dalle imposizioni di clan autoritari e impermeabili alle leggi dello Stato laico e democratico.
La Lega annuncia per lunedì mattina alle 12,30, in piazza Prampolini a Reggio Emilia, di front al Comune un flash mob per Saman e per sollecitare il divieto del burka, simbolo di sottomissione della donna, nei locali pubblici. Intervengono la deputata Benedetta Fiorini, il capogruppo in Regione Matteo Rancan , il consigliere regionale Gabriele Delmonte, il referente provinciale Matteo Melato, la consigliera di Novellara (e in provincia) Cristina Fantinati e in consiglieri comunali di Reggio Emilia. Sarà illustrato un documento che la lega presenterà in regione e in comune relativo al divieto di ingresso nei locali pubblici a volto coperto, quindi anche a chi indossa il burka “simbolo di sottomissione della donna”.
Questa sera domenica, alle 20,30, sarà invece in piazza il movimento femminista e Lgbtqia+ Non Una Di Meno contro “la violenza patriarcale e razzista”. “Vogliamo manifestare tutto il nostro sgomento e la nostra rabbia per la terribile scomparsa di Saman Abbas, la coraggiosa diciottenne che ha rifiutato di sottomettersi all’imposizione di un matrimonio coatto da parte della famiglia, pagando con la morte la sua ribellione. Piazza Prampolini si riempirà di voci, gesti, testimonianze e pensieri: chiamiamo tutta la comunità cittadina a unirsi a noi”.
La manifestazione è stata convocata subito dopo la notizia del flash mob organizzato dalla Lega.
Per il movimento di sinistra, che usa asterischi e ɘ per affermare l’indifferenza di genere, “la mano che ha ucciso Saman è la stessa che da gennaio 2021 a oggi ha ucciso 45 donne nel nostro Paese. La mano di partner, ex, familiari, conviventi e conoscenti che hanno rifiutato la pretesa di queste donne di essere libere e poter scegliere per loro stesse. La mano di rispettabili cittadini che abusano in casa, molestano sui posti di lavoro, aggrediscono in strada”.
E aggiunge: “Sappiamo che, quando a commettere un femminicidio è un uomo italiano/bianco non sentiremo parlare di violenza maschile o di eterocispatriarcato ma di gelosia, troppo amore, ordine naturale della famiglia. Sappiamo che, quando a commettere un femminicidio è un uomo non “italiano”/non bianco, sentiremo parlare di difesa dei diritti delle donne dall’alto di una presupposta quanto fasulla superiorità culturale”. Infine “non esistono patriarcati più duri di altri: esiste la violenza contro le donne e le altre soggettività che si ribellano a un presunto ordine naturale o tradizionale. Il femminicida, lo stupratore, non ha mai un colore o una cittadinanza definite, ma ha spesso le chiavi di casa ed è un maschio”.
Fausto Poli
13/06/2021 alle 17:48
La solita ipocrisia.
Marco
13/06/2021 alle 19:04
L’islam e’ una religione cattiva e detestabile
Carlo Menozzi
13/06/2021 alle 20:24
Dopo la notizia del flash mob… Basta solo questo…
Maria
14/06/2021 alle 00:44
Il feminicidio in Italia non lo giustifica il clan, ma un singolo soggetto scollegato da retaggi pseudo religiosi e mosso da un narcisismo patologico.
Differentemente i femminicidi nella cultura araba sono collegati alla lapidazione e alla decapitazione della donna che decide di non ubbidire più e di vivere liberamente. Sappiamo che in certi paesi arabi ancora oggi ci sono donne frustate, lapidate, impiccate, arse vive, per questioni imprescindibili dal credo islamico.