17/4/2021 – “Apprendo con piacere dalla stampa la notizia del pentimento del boss Nicolino Grande Aracri, la cui influenza ha determinato per troppo tempo le sorti del territorio emiliano infiltrandosi nel tessuto istituzionale e politico. E mi auguro che si proceda nella ricerca della verità sulle connessioni amministrative e politiche che hanno permesso un inquinamento senza precedenti dell’economia e della vita pubblica “. Lo afferma Giovanni Paolo Bernini, ex assessore e presidente del consiglio comunale di Parma, esponente di Forza Italia, coinvolto nel processo di ‘ndrangheta Aemilia e infine prosciolto dopo una lunga battaglia giudiziaria.
“È ora che si faccia luce sulle strumentalizzazioni politico giudiziarie – aggiunge Bernini – e spero che la verità sui rapporti di potere politico amministrativo di quel processo vengano rivisitati alla luce delle dichiarazioni che mi auguro vengano rilasciate dal pentito, affinché possano venire a galla le vere responsabilità politiche a Reggio Emilia ed in Emilia Romagna nel favorire il radicamento della cosca”.
Bernini nel processo ‘Aemilia’ che ha smantellato cosca Grande Aracri, venne accusato inizialmente di concorso esterno in associazione mafiosa e poi di voto di scambio politico-mafioso: è stato prosciolto in via definitiva per tutti i testi e con la dichiarazione di prescrizione del reato di corruzione elettorale semplice. Un caso parallelo a quello dell’avvocato Giuseppe Pagliani, che è ancora ancora più sconvolgente: era consigliere comunale a Reggio e numero 1 di Forza Italia nel reggiano quando fu accusato di concorso esterno e portato via in manette da casa in piena notte e incarcerato per 22 giorni, per essere assolto con la formula più ampia (per non aver commesso il fatto) dopo sei anni di calvario giudiziario e di emarginazione politica.