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Delegato licenziato alla Ferrarini
La Giunta regionale se ne lava le mani. E tace sui guai internazionali di Pini

3/2/2021 – Licenziamento del delegato Cgil alla Ferrarini? Ce ne laviamo le mani. E’ questa, per arrivare alla sostanza, la risposta della Giunta regionale all’interrogazione del consigliere Federico Amico (Leu-E-R Coraggiosa) approdata ieri in assemblea legislativa dov’è intervenuto sul tema il sottosegretario di Bonaccini, Davide Baruffi. Il quale per non espersi ha scelto di andare fuori tema: ha riassunto i termini essenziali della crisi del gruppo del prosciutto ( tre concordati in atto su una montagna di 800 milioni di debiti, rispetto a un fatturato di 400) , ma a proposito del “dialogo con le forze sociali” si è limitato ad assicurare genericamente “la massima attenzione degli assessori Colla e Mammi” . Nemmeno citato il licenziamento, stando al resoconto della seduta, che pura era l’oggetto centrale dell’interrogazioni di Amico.

Lisa Ferrarini, Rossi e Delrio

E neppure accenni sia ai metodi dell’azienda, nei confronti dei lavoratori, con le pressioni perchè sostengano la cordata Pini, sia ai grossi guai giudiziari del re della bresaola in Ungheria e Polonia, dove ha pagato una cauzione per l’equivalente di 22 milioni di euro.

In sostanza, la risposta di Baruffi conferma che il potere politico dominante continua a guardare con particolare riguardo al gruppo di Rivaltella.

Nell’interrogazione, il consigliere di Leu ha ricordato fra l’altro che nel febbraio 2019 “è stata depositata la proposta concordataria, che prevedeva l’impegno del gruppo Pini a investire e rilanciare il marchio Ferrarini”. Anche una seconda cordata “facente capo a Intesa Sanpaolo e Unicredit (quali banche proponenti) e gruppo Bonterre, Opas e Hp (come partner industriali) ha chiesto di depositare una proposta concordataria concorrente, con l’obiettivo dichiarato di concretizzare un progetto di rilancio industriale migliorativo rispetto a quello della prima cordata”.

Negli scorsi mesi “più volte sono stati presentati e ritirati piani di concordato per il salvataggio dell’azienda, con accuse reciproche tra le due cordate“.

Amico ha ricordato quanto accaduto nei confronti delle rappresentanze sindacali e degli stessi lavoratori dell’azienda, con “pressioni per sostenere una delle due cordate“. “Un lavoratore (anche sindacalista), è stato licenziato”.  Un licenziamento, ha aggiunto il consigliere di ER Coraggiosa, “dietro il quale sembra configurarsi un comportamento antisindacale“.

Per tutti questi motivi Amico ha chiesto all’esecutivo regionale di intervenire “per garantire il libero esercizio della rappresentanza sindacale, nel rispetto dei principi di concertazione e collaborazione enunciati nelle premesse del patto per il lavoro e nel recente patto per il lavoro e il clima”.

Ed ecco la risposta della presidenza da parte del sottosegretario Baruffi: “Già dal 2018 l’assessorato regionale competente si era attivato, incontrando tutte le parti, per garantire la continuità produttiva e occupazionale dell’azienda”, ha ricordato.

“Ci sono le condizioni per una soluzione in continuità (il tavolo di confronto è gestito direttamente dal ministero dello Sviluppo economico): come Regione Emilia-Romagna non entriamo nella competenza giuridica della vicenda, ma vogliamo sapere come intende procedere il Ministero per arrivare a una soluzione”.

Nondimeno il dialogo con le rappresentanze sociali, “costituisce la strada per uscire dalla crisi”. Garantisco ha concluso “la massima attenzione sulla vicenda da parte degli assessori regionali Colla e Mammi”.

Una risposta, come si vede, da Ponzio Pilato, vista la denuncia circostanziata dei metodi adottati alla Ferrarini. In altre situazioni i toni erano stati ben diversi, addirittura fragorosi. Ma forse alla fattoria di Rivaltella ci sono animali più eguali degli altri.

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