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Chi fece pressioni per Mescolini a Reggio?
“Il Pd lo sa: ora parli. E’ l’ultimo invito”

DI PIERLUIGI GHIGGINI

8/2/2021 – “Rivolgo l’ultimo invito ai vertici del Partito Democratico reggiano, in uno spirito di assoluta ricerca della verità e della giustizia, affinché facciano un passo avanti e rompano questo silenzio devastante rispetto alle parole scritte dal magistrato Palamara. Dal Pd ci attendiamo una chiara assunzione di responsabilità: facciano loro il nome del dirigente he ha esercitato forti pressioni per avere Mescolini e non altri al vertie della Procura Reggiana. Parlino loro, prima che siano altri a rivelarlo“.

E’ “l’ultimo invito” che Giovanni Paolo Bernini, rivolge in questa intervista al Partito Democratico reggiano sull’affaire della nomina a Reggio del dottor Mescolini. E’ l’invito a una sorta di confessione pubblica “in nome della verità e della giustizia”, prima che siano altri a fare il nome del dirigente del partito che riuscì di fatto a imporre l’attuale procuratore. Bernini, ex assessore di Forza Italia a Parma, finito come politico nel tritacarne dell’inchiesta Aemilia ma completamente assolto dopo anni, è l’autore di “Storie di ordinaria ingiustizia“, con prefazione di Vittorio Feltri, ed è stato ascoltato più volte, anche di recente, dai pm che a Perugia indagano sulla cena dell’hotel Champagne, sulle chat di Palamara e il mercato delle nomine nella magistratura.

Dottor Bernini, alcuni giorni fa lei ha dichiarato che “presto, molto presto – cito testualmente – conoscerete il nome dell’esponente del PD che fece le pressioni per avere Mescolini e non altri a ricoprire il delicatissimo ruolo di guidare la Procura di Reggio Emilia“. Lei è consapevole che si è creata un’attesa, che i reggiani aspettano di conoscere questo benedetto nome?

E’ evidente che si è creata un’attesa, più che legittima. E in primo luogo voglio ringraziare per l’opportunità che mi viene data di tenere informati i cittadini reggiani e anche un pubblico ben più esteso, oggi stupefatto dalla lettura del libro di Palamara “Il Sistema”, e che si sta formando un’idea chiara di cosa sia accaduto negli ultimi venti anni nei rapporti tra magistratura e politica.

Giovanni Paolo Bernini e Marco Eboli in conferenza stampa a Reggio

La vicenda della nomina del dottor Mescolini a Reggio Emilia, da lei già messa a fuoco nel libro Storie di ordinaria ingiustizia, si illumina di una luce nuova alla luce delle parole di Palamara, il grande regista della spartizione dei posti tra le correnti della magistratura. Gliele ricordo: la nomina del magistrato Mescolini al vertice della procura di Reggio Emilia “fu fortemente voluta dal Pd locale“. Pagina 132 del libro “Il Sistema”. E allora veniamo al dunque: chi è stato l’ambasciatore dei desiderata del Pd reggiano, il dirigente politico che avrebbe di fatto imposto il nome del dottor Mescolini?

Mi permetta di ribadire un concetto: quando un partito politico, con i suoi massimi esponenti locali, si schiera a favore della permanenza di un magistrato al vertice di una Procura della Repubblica – come ha fatto il Pd reggiano all’indomani della pubblicazione delle chat tra Palamara e Mescolini, e nonostante lo stesso Mescolini si trovasse già sotto indagine da parte del Csm per incompatibilità ambientale – bene, quando accade un fatto di tale portata, ripeto, è legittimo insospettirsi. E giustamente insieme al sottoscritto si è insospettito Marco Eboli, a lungo consigliere comunale e oggi portavoce di FdI a Reggio.

Quando poi si legge nero su bianco a pagina 132 del libro di Palamara che la nomina fu “fortemente sostenuta dal Pd locale”, c’è da avere paura.

Paura? In che senso?

Glielo spiego subito. Quando il Procuratore della Repubblica che sovraintende alla giustizia e alle inchieste sul territorio, viene nominato da un partito politico, siamo davvero di fronte a un regime che non soltanto delegittima tutta la magistratura, ma mette in pericolo la libertà dei cittadini. Del resto nel mio libro di due anni fa ho descritto l’ascesa del magistrato Mescolini alla Procura di Reggio, dopo che aveva graziato il Pd nel processo Aemilia e perseguitato per anni due esponenti politici di opposizione che invece erano innocenti.

Il procuratore di Reggio Emilia, Marco Mescolini

Ora però siamo oltre, dottor Bernini. L’affermazione di Palamara è molto grave, e il Pd chiamato direttamente in causa continua a tacere…

Quando si parla di Palamara, si parla di un magistrato ancora in carica, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati ed ex componente del Csm. Non siamo di fronte a un esponente di parte, o di partito: parliamo del magistrato che era al centro del Sistema, parlava e trattava con tutti, politici e di ogni sponda e magistrati di ogni corrente. I suoi racconti, le sue affermazioni sono vere e proprie notizie di reato, e come tali devono essere valutate dagli organi inquirenti.

Ma qui parliamo della politica, che teoricamente dovrebbe essere un passo avanti rispetto alle iniziative giudiziarie…

La risposta da parte della politica in questi anni non c’è stata, anche se il sistema era sotto gli occhi di tutti. Ed è fatto drammatico. Chi aveva interesse taceva, e chi non era colpito girava lo sguardo altrove. Oggi il clima è cambiato perché gli effetti devastanti di una malagiustizia politicizzata hanno colpito tutti: dopo Berlusconi è toccato a Salvini, a Matteo Renzi e a tanti altri.

Ma è arrivato il momento di intervenire nell’interesse di tutti a riformare il sistema giudiziario italiano. Per questo mi sento di rivolgere a Luca Palamara l’invito a continuare in questo percorso di verità e di giustizia, contro coloro che trovano molto comodo far credere agli italiani che Palamara facesse tutto da solo. Lo si deve anche ai tanti magistrati onesti che lavorano lontani dai riflettori e cercano di non farsi condizionare dal politico di turno. Del resto, nonostante la vicenda giudiziaria, la mia fiducia nella magistratura italiana rimane confermata, anche alla luce del lavoro serio e silenzioso di tante Procure, come quella di Perugia che sta indagando sul cosiddetto “sistema Palamara”.

Palamara da Giletti sulla 7

Veniamo al nocciolo della questione: i cittadini chiedono di sapere chi è stato l’esponente locale a trattare la nomina di Mescolini a Reggio. Lei quel nome lo conosce?

Penso che ora tocchi al Pd assumersi il carico di un’operazione verità e rivelare chi e come, a nome del partito, ha esercitato forti pressioni per avere Mescolini e non altri al vertice della Procura reggiana.

Ho ascoltato volentieri le parole dell’onorevole Delrio che, in un dibattito con Tajani, si è dichiarato disponibile ad aprire una nuova stagione di lealtà e di collaborazione nel governo Draghi per affrontare i mali di questo nostro Paese, compreso il sistema giustizia.

E allora, poichè Palamara ha dichiarato quello che abbiamo letto, cose che accadono soltanto in un regime autoritario, rivolgo l’ultimo invito ai vertici del Partito Democratico reggiano, in uno spirito di assoluta ricerca della verità e della giustizia, affinché facciano un passo avanti e rompano questo silenzio devastante rispetto alle parole scritte dal magistrato Palamara. Dal Pd ci attendiamo una chiara assunzione di responsabilità: facciano loro il nome, prima che siano altri a rivelarlo.

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