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Il Conte dimezzato, la maggioranza allo sbando e il Paese al fallimento
Vaticini just in time su un futuro Centro politico

DI DARIO CASELLI

Dario Caselli

21/1/2021 – Ed è Renzi che va, e ritorna il sereno… Questo canta l’onorevole Bettini, il Gianni Letta dell’evanescente Zingaretti, in una intervista a Sky, in cui conferma che Conte è l’architrave della nuova sinistra, che il discorso con Renzi è chiuso, non coi suoi deputati e soprattutto coi suoi senatori, che servono a blindare il Conte Ter. Ora ci vuole un po’ di tempo, la pesca dei voltagabbana non si è rivelata miracolosa, sono arrivati da Forza Italia, che è sempre il ventre molle del centro-destra: la moglie di Mastella, l’uomo che da ministro del governo Berlusconi si fece ministro del governo Prodi, poi la senatrice Rossi, già badante dello psiconano, definizione di Beppe Grillo, al secolo Silvio Berlusconi e ora probabile Dolores Ibarruri della nuova sinistra contiana. Quello della pasionaria rivoluzionaria è un ruolo che le viene conteso dalla Polverini, che avendo già il braccio teso, le è bastato chiudere il pugno per passare da An al contismo.  Infine è arrivato il classico Tarzan del trasformismo, Andrea Causin, democristiano, poi consigliere regionale del Pd, passato con Monti, poi emigrato in Forza Italia e ora folgorato da Conte in cambio di una nuova candidatura.

Oltre a questo, quota 156 è stata raggiunta con il recupero di molti grillini espulsi, che da indegni si sono ritrovati costruttori, senza doversi mettere in pari coi versamenti dovuti al Movimento. Infine sono arrivati i tre senatori a vita, tutto legittimo, anche se questo Istituto è un po’ anacronistico.

La battaglia è stata confusa e non si capisce ancora bene chi ha vinto o perso. Azzardando un pronostico, ha perso Renzi, che per salvarsi dovrebbe tenere tutti i suoi 17 senatori, comprese la Vono e la Conzatti, già emigrate da 5 Stelle e Forza Italia. Per ora ha perso solo Nencini, ultimo socialista, ma questo potrebbe costargli il gruppo autonomo e il doversi rifugiare nel gruppo misto, insieme a Leu, il che è tutto dire.

Graziano Delrio e Matteo Renzi nel 2018

Ha vinto a metà Conte che ora può completare la campagna acquisti e cambiare per la terza volta la maggioranza, ma ha il solito problema, ancor più acuito: dura se fa poco, non certo se si avventura in patti di legislatura o riforme serie.

Ha vinto il Pd che porta a casa quello che voleva e ha eliminato Renzi. Ora però deve stare attento, perché se non passa di corsa all’incasso, arrivato a 161 voti, il Conte Casalino li metterà nuovamente nel sacco e il prezzo da pagare potrebbe rilevarsi alto.

Però ormai quel gruppo dirigente capisce solo il potere e non crediamo avranno sussulti di dignità e responsabilità. Il centro-destra non ha toccato palla, ha perso pochi parlamentari, ma in futuro è il donatore di sangue più credibile per tenere in vita Conte. Dovevano giocare la carta di un governo istituzionale, era l’unico modo per stare in partita ,ma dispiace dirlo, con le durezze della Meloni e i deliri di Borghi e Bagnai, non solo non si governa, ma non si va neppure al governo.

E’ evidente che se passa il proporzionale, nascerà sulle ceneri di Forza Italia un partito di centro, che sarà l’arbitro dei futuri governi e anche con un robusto 40% Lega e Fratelli d’Italia rischiano di restare marginali. Basta sommare a spanne i voti di quell’area: Calenda 3%, Renzi 3%, Bonino 1%, Toti 1%, Udc 1%, fa nove punti senza contare il contributo di parte di Forza Italia, tutto questo riguarda il domani. L’oggi ci consegna un Conte dimezzato e una maggioranza parlamentare priva di un vero afflato riformista, Leu e 5 Stelle credono che si possa statalizzare tutto, dall’Alitalia, all’Ilva, ad Unicredit, in attesa di Autostrade, continuando a fare debiti all’infinito e ignorando che senza un forte contributo delle imprese private, il risultato è solo il default, che loro sperano di rimandare con le patrimoniali.

In questo delirio ideologico, il Pd tace, ma dal prossimo giro, eliminati gli ex renziani, si accoderà più facilmente a costoro. Per ora dietro frasi vuote come europeismo, lotta al sovranismo, inclusione sociale, il risultato è devastante, perfino Gentiloni dice che il Recovery, pure aggiornato, non va bene, il distanziamento sociale, confuso con quello fisico, forse non ha rallentato il Covid, ma è stato un successo. E’ aumentato il divario tra ricchi e poveri, tra garantiti e non garantiti, e  ancora non si è rotta la diga dei licenziamenti, mentre il blocco degli sfratti è stato messo in conto ai proprietari di case.

Sarà pure vera la narrazione che la destra avrebbe fatto peggio, ma è possibile fare peggio di chi sta portando il Paese al fallimento? Perché questo purtroppo è ciò che sta accadendo, seppure con un infinito numero di interventi palliativi.

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Una risposta a 1

  1. L'Eretico Rispondi

    21/01/2021 alle 21:43

    Alle prossime elezioni, per la prima volta in vita, non andrò a votare. Non cosa votare. E’ per me offensivo pensare che in Parlamento siedano non i migliori dell’Italia ma i peggiori. Con la storia che bisogna guardare alle idee poi alle persone siamo riusciti a riempire il Parlamento di gente senza lavoro, incapace e a volte anche disonesta. Gente il cui CV verrebbe rifiutato da molta gente del villaggio industriale di Mancasale. Gente che confonde la politica con l’arrembaggio personale (Italia Viva).
    Ora dico: prima le persone poi le idee. Certificato psico-fisico d’idoneità poi il CV. Le idee le troviamo, Google ci può aiutare.
    Saluti.

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