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Ex-Reggiane, forse si sgombra sul serio
La corte dei miracoli “chiusa entro tre mesi”
Il vescovo impone tempi certi per l’operazione

18/12/2020 – Dopo lasciato andare l’area ex REggiane al massimo degrado urbanistico e sociale, dopo tanti appelli e proteste inutili, dopo aver assistito più impotente che nolente a un degrado senza precedenti, ora il Comune di Reggio Emilia sembra deciso a fare sul serio: lo sgombero definitivo dei capannoni abbandonati – dove sono rifugiati o nascosti nel labirinto del gigantesco insediamento decine di homeless, sbandati e spacciatori per lo più africani, senza trascurare i clandestini – la loro chiusura, e infine “corridoi umanitari locali” con percorsi di inserimento degli “invisibili” sono al centro di un protocollo firmato da Comune , Regione Diocesi e Ausl.

Il vescovo Massimo Camisasca, ben consapevole delle attese della città e degli insuccessi di questi anni, ha imposto il termine di 90 giorni perchè l’operazione sia portata a compimento. Speriamo davvero che sia la volta buona.

L’area interessata è quella privata (tuttora in mano all’immobiliare dell’imprenditore Luciano Fantuzzi) nei cui capannoni dismessi hanno trovato alloggi di fortuna un’ottantina di persone povere, in maggioranza migranti da Paesi non europei, che vivono di
espedienti e frequentemente di spaccio di droga, tanto che le ex-Reggiane sono diventate da un lato un market diurno e notturno a cielo aperto, dall’altro il rifugio dalle forze dell’ordine, dove i cosiddetti “invisibili” diventano “introvabili” in men che non si dica.

Degrado e desolazione nei capannoni ex Reggiane

E’ l’altra faccia di una medaglia in cui, accanto alle azinede innovative che operano nei capannoni ristrutturati dal Comune di Reggio per il parco tecnologico (tramite la partecipata Stu Reggiane) vive una comunità ai margini, formata da persone sia in regola con i permessi di soggiorno, sia irregolari, giovani richiedenti asilo, spacciatori e sbandati che trovano nell’area un rifugio occasionale. E anche famigliole senza casa che, se aiutate nel modo giusto, potrebbero trovare un percorso guori dall’indigenza. Per dirla con un tecnicismo politicamente corretto, è uno degli “insediamenti informali” più grandi della regione.
Tale situazione, denunciata a gran voce in questi anni dalla Lega e dalle altre opposizioni che hanno chiesto il sgombero dell’area, con l’amministrazione che faceva orecchie da mercante, è oggetto appunto di un
protocollo tra Comune, Regione, Diocesi e Ausl che opereranno in una cabina di regia in stretto contatto con la Prefettura.

Un’operazione di Polizia alle ex Reggiane

E’ piurtroppo lecito nutrire dubbi sul successo dell’operazione, viste le tante promesse cadute nel vuoto. Sinora gli unici ad aver cercato di mettere ordine nella situazione sono le forze dell’ordine, con il Questore più che masi deciso a eliminare la corte dei miracoli causa ed effetto della rete dello spaccio in zona stazione. tuttavia sarebbe ingiusto trascurare tuttavia l’operazione di ripulitura da decine di tonnellate di rifiuti, promossa a suo tempo dal Comune insieme a Iren.

L’INTESA PER BONIFICARE LE EX REGGIANE

Sono tre, dunque, i punti salienti dell’intesa, ad iniziare dal trasferimento dei residenti accolti in strutture dignitose sul modello utilizzato
per i migranti e accompagnati in percorsi di avviamento al lavoro e inclusione sociale.

I sottoscrittori, si legge nel Protocollo, “intendono promuovere la dignità della persona umana e non ritengono l’attuale situazione di degrado degli stabili degna di ospitare anche temporaneamente persone di
qualsiasi nazionalità”.

In secondo luogo, dopo lo svuotamento è prevista la chiusura degli edifici dismessi per evitare che tornino a essere terra di nessuno.
Un’operazione questa di cui si farà carico la
Stu, naturalmente con i soldi del Comune, per un investimento di circa 30.000 euro, peraltro già
realizzato in tre capannoni.

Infine verrà attivato con le forze dell’ordine, già impegnate sul posto con uno sforzo straordinario, un servizio specifico di presidio e vigilanza dell’intera area, che sarà decisivo.
“Nel perimetro delle Reggiane- dice il sindaco di Reggio Luca Vecchi- c’è la storia e l’anima della città insieme alle contraddizioni che vedono convivere aziende ad alto tasso di innovazione con il punto più basso della marginalità sociale, palpabile anche nella nostra realtà”.

Il vescovo Massimo Camisasca, che alle Reggiane era entrato negli anni passati entrato per la messa
di Natale (oggi annullata per Covid), aggiunge: “La vita lì non è dignitosa. Dobbiamo aiutare le persone a uscire presto da quei luoghi e per questo, alla partecipazione convinta della Diocesi a questo progetto, ho posto come condizione che si realizzi nel tempo certo di 90 giorni”.

La Caritas, aggiunge il vescovo, “è pronta a dare un aiuto concreto e immediato alle persone in difficoltà, tanto nei bisogni materiali quanto in quelli
spirituali”. Il direttore dell’Ausl Cristina Marchesi sottolinea: “Anche in tempi di Covid non abbiamo allentato l’attenzione sulle aree del degrado, comprese le Reggiane dove abbiamo distribuito mascherine”.
Conclude la vicepresidente della Regione Elly Schlein: “Come Regione siamo a disposizione per restiture le Reggiane alla collettività e i suoi occupanti ad una vita dignitosa in comunità, in questo progetto di grande innovazione sociale che potrà fungere da modello per altre realtà”.

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2 risposte a Ex-Reggiane, forse si sgombra sul serio
La corte dei miracoli “chiusa entro tre mesi”
Il vescovo impone tempi certi per l’operazione

  1. un giudeo Rispondi

    19/12/2020 alle 13:06

    Ottimo. Il Vescovo poi ha preso le redini al Sindaco ecc, imponendo dei termini. Si sta scoprendo o vorrebbe essere il Principe delle città. Per fortuna la storia ha rivisto le sue funzioni.

  2. un secondo giudeo Rispondi

    19/12/2020 alle 17:47

    Il vuoto di potere, le incertezze, la incapacità di progettazione di lungo respiro per la città , salvo il vanto di realizzare un’arena per due o tre macromanifestazioni annue che non porteranno alcun contributo alla città, necessitano effettivamente di qualcuno che intervenga. Perciò le ambizioni di apparire o, meglio, di intervenire del Vescovo, sempre più manifeste, colmano questo vuoto in una città dove manca qualsiasi guida e dove prevale una classe politica che ha solo la preoccupazione di assicurarsi un futuro personale.

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