DI PIERLUIGI GHIGGINI
31/7/2019 – Anche la città di Reggio Emilia, con centinaia di enti locali, parteciperà venerdì 2 agosto con il proprio gonfalone a Bologna alla commemorazione del 39mo anniversario della strage alla stazione ferroviaria. La delegazione del comune sarà guidata dall’assessore Daniele Marchi.
La cerimonia per le vittime della strage di Bologna avrà inizio alle ore 9.15, quando i Gonfaloni delle città partiranno da piazza Nettuno per sfilare lungo via dell’Indipendenza fino a raggiungere, alle 10.10, piazza Medaglie d’Oro, la piazza antistante la stazione, dove interverranno il presidente dell’Associazione familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, e il sindaco Virginio Merola.
Alle 10.50 la deposizione delle corone al Primo binario della Stazione di Bologna, sulla targa che ricorda il sacrificio del ferroviere Silver Sirotti, deceduto nella strage del treno Italicus. Alle 11.15, dal piazzale est partirà infine il treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro. Alla stessa nella Chiesa di San Benedetto la messa celebrata dall’arcivescovo Matteo Maria Zuppi
Anche quest’anno, giovedì primo agosto in piazza Martiri del 7 luglio a Reggio Emilia, alle 18,35 circa, farà tappa la 35ma edizione della staffetta podistica Milano/Brescia/Bologna ‘Per non dimenticare‘ a ricordo della strage del 2 agosto 1980.
Le commemorazioni di quest’anno assumono un significato del tutto particolare: non più tardi di un mese fa nel corso del processo all’ex Nar Gilberto Cavallini, accusato di concorso nella strage di Bologna, una perizia chimico-esplosivistica ha riaperto il capitolo della matrice e delle responsabilità delle strage (per la quale, è noto, le sentenze hanno condannato all’ergastolo Francesca Mambro e Giusva Fioravanti come esecutori materiali insieme a Luigi Ciavardini, all’epoca minorenne, condannato a 30 anni). Secondo la perizia dei consulenti Danilo Coppe e Adolfo Gregori, l’ordigno che provocò 85 morti e 200 feriti poteva essere esploso “per errore” a causa del malfunzionamento dell’innesco.
Ciò in base alle analisi sull’interruttore dell’ordigno, recuperato tra le macerie, rimasto a lungo alle intemperie e infine ritrovato in una vecchia caserma a Prati di Caprara.
Non è molto, ma è abbastanza per chiedere la riapertura del processo e soprattutto per rilanciare la cosiddetta “pista palestinese” – sempre accantonata dagli inquirenti, però mai del tutto abbandonata – secondo cui a provocare la strage sarebbe stata lo scoppio fortuito di un missile, o di un carico di esplosivo ad alto potenziale in transito clandestinamente a Bologna. Ipotesi su cui esiste addirittura la testimonianza di un ex agente segreto, il medico Adriano Monti, oggi quasi novantenne (ex-SS, per 50 anni agente della rete Ghelen, implicato del golpe Borghese) che ha messo nero su bianco le proprie rivelazioni nel libro Servizi Discreti.
In una intervista rilasciata a Beatrice Nencha e pubblicata su Libero il 3 luglio scorso, Adriano Monti afferma: “La strage di Bologna non è stata una strage voluta e io ho avuto questa rivelazione da Abu Omar ( stretto collaboratore di Arafat, ndr.) morente nell’ospedale di Gaza, che non aveva alcun motivo per mentirmi. Mi rivelò che c’erano due rappresentanti palestinesi dell’Olp, terroristi vicino ad Abbas, che quel giorno trasportavano due valigie piene di un nuovo esplosivo fornito dai cecoslvacchi che poteva essere fatto esplodere con onde radio”.
Monti aggiunge che i palestinesi avrebbero dovuto consegnare l’esplosivo a Trieste a un loro corrispondente, il quale doveva girarlo alla Brigate Rosse per un attentato alla base militare di Aviano. E aggiunge che contemporaneamente all’attentato “bande di mercenari, seguite poi da divisioni dell’esercito jugoslavo, avrebbero invaso il Veneto”.
Se questa è la parte del racconto che appare più fantasiona, resta il fatto che da decenni a destra, soprattutto, ma anche a sinistra molti intellettuali e politici non credono che Mambro e Fioravanti siano i responsabili della strage. Il primo a negare con determinazione sino alla morte, la matrice fascista della strage, fu il presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
I processi si sono conclusi con sentenze indiziarie, senza alcuna prova regina, e anzii invertendone il significato: ciò è accaduto a proposito valigetta che fu fatta ritrovare sul Taranto-Bologna, e per la quale furono condannati Gelli e Francesco Pazienza.
Altrettanto incontestabili, e ormai molto vistose, le tracce che portano verso il gruppo terroristico Separat del celebre terrorista Carlos.
E’ un fatto che Thomas Kram era a Bologna la mattina del 2 agosto, e aveva pernottato in un albergo del centro. Kram era un esperto di esplosivi del gruppo Separat, tanto che due giorni dopo la strage partecipò con altri terroristi a un vertice con Carlos nel lussuoso Palast Hotel di Berlino Est.

La vicenda Kram ha assunto i contorni del giallo politico-poliziesco a seguito dell’inquietante depistaggio messo in atto dai commissari di minoranza della commissione Mitrokin, i quali non solo negarono che il tedesco, già iscritto nel 1980 nella rubrica di frontiera della Polizia, fosse esperto di esplosivi (mentre i documenti confermavano il contrario) ma avallarono la trascrizione manipolata di un telex della polizia di frontiera di Chiasso, manipolazione operata per far credere che Kram, dopo la perquisizione subita al suo ingresso in treno in Italia, era stato costretto a fermarsi a Bologna perchè ormai aveva perso le coincidenze utili per Firenze, dove l’attendeva qualcuno. In realtà il testo autentico di quel telex – recuperato e pubblicato da Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pellizzaro e de Quengo de Tonquedec in un’inchiesta a più mani di anni fa che ha fatto epoca – era molto chiaro sull’ingresso di Kram in Italia: non fu perquisito per ore, ma era ripartito per Milano alle 12,08 e e avrebbe potuto arrivare a Firenze bene in tempo per trovare un albergo.
Invece volle fermarsi a Bologna. La copia originale del telex fra l’altro, riporta un’annotazione significativa: FARE COPIA PER STRAGE DI BOLOGNA. Doveva arrivare a chi indagava sulla bomba alla stazione.

Un fascicolo su Kram fu aperto solo nel 2001 in base a una nota dell’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, e come da copione fu archiviato in pochi giorni, nonostante la Digos avesse inviato alla Procura di Bologna il mandato di cattura spiccato dai tedeschi a carico del bombarolo di Carlos , in cui era scritto con chiarezza che il soggetto “non aveva difficoltà a preparare carichi esplosivi e detonatori a tempo”.
Due giorni dopo la strage, Thomas Kram arrivò a Berlino Est per incontrare all’ Hotel Palast Ilich Ramírez Sánchez detto Carlos, detto lo Sciacallo, il terrorista più pericoloso e ricercato al mondo. E laggiù, al Palast, accadde qualcos’altro: un episodio inquietante ricostruito in tempi relativamente recenti, sul quale scriveremo in altra occasione.
Su Kram ha aperto un’indagine la Procura di Bologna, che tuttavia ha gettato la spugna, rilevando che – pur restando un’ombra di sospetto – è ormai passato troppo tempo per permettere accertamenti con la dovuta profondità, e nel 2015 ha archiviato il caso. Ora, alla luce della perizia della perizia depositata al processo Cavallini, quel caso potrebbe essere riaperto, e il processo per la strage sottoposto a revisione.