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Prosciuttopoli, Parma Dop nei guai
Marchiature sospese e dimissioni

DI GABRIELE CORSI *

21/6/2019 – E’ da oltre 14 mesi, da aprile 2018, che Il Fatto Alimentare, La Voce di Reggio Emilia, ReggioReport per primi (e mai smentiti) – e ora anche Report di RaiTre – si occupano dello scandalo “Prosciuttopoli”, nell’assordante silenzio degli interessati (come del resto è avvenuto per il conservante Lisozima), delle associazioni economiche, agricole, di categoria e professionali e anche dei media nazionali. Silenzio anche da primari giornali locali.

La frode è impressionante, da anni – forse 10 – oltre un terzo dei prosciutti Parma dop non rispetta il disciplinare di produzione: maiali da Duroc danese e di peso oltre i 176 kg. Il prosciutto è buono, ma di minore qualità e i relativi consumatori truffati perché hanno pagato più del dovuto, anche il 50% in più, cioè 40/45 euro al kg anziché 20/25 euro. Sono non meno di 300 i soggetti denunciati all’autorità giudiziaria, già con le prime condanne e patteggiamenti, ma il grosso delle indagini in corso (Procure di Torino, Parma, Reggio Emilia, etc..).

Una stagionatura di prosciutti Parma Dop

L’Istituto Parma Qualità – ente di controllo e verifica del Prosciutto crudo di Parma dop, presieduto dall’allevatore e veterinario reggiano Ugo Franceschini – è stato sospeso ben due volte: sei mesi nel 2018 e tre mesi da questo mese di maggio. Il 13 giugno si sono dimessi i quattro Ispettori e per ora – ma sino a quando?- non si possono certificare/marchiare i prosciutti col famoso marchio a corona. Si profilano danni colossali a tutta la filiera, soprattutto a centinaia di allevatori e macellatori del reggiano (anche loro, comunque, al centro della bufera giudiziaria). C’è chi parla apertamente di marchio Dop a rischio.

Ugo Franceschini, presidente Ipq

Il mercato è bloccato, per non dire nel caos: Il Fatto Alimentare parla di 2,3 milioni di cosce irregolari tra Parma Dop e San Daniele Dop.
Da lunedì 17 l’istituto ha un nuovo direttore, il dottor Fabio Bussacchini.
Il tutto sullo sfondo dell’enorme e imbarazzante (anche se ammesso dalla legge) conflitto di interesse perché l’organismo terzo – il Controllore – IPQ di Parma preposto a vigilare e controllare è di proprietà dei Controllati. Infatti il Consorzio del Parma dop, Assica associazione industrie carni e salumi, e Unapros – unione nazionale allevatori suini – sono i proprietari dell’ente per il Parma crudo Dop: “controllore e controllato si sovrappongono” (e la situazione è analoga in molte altre grandi DOP & IGP di salumi di formaggi.
Lo scandalo spiega anche la sortita del ministro Gian Marco Centinaio che il 29 maggio a Caserta, in occasione della 13esima assemblea dei soci di Origin Italia (tutti i consorzi delle 256 Dop&Igp) ha dichiarato: «… Sto anche per presentare una legge che impedirà ai consorzi di tutela di essere controllori e controllati dei prodotti dei propri associati al tempo stesso. È impensabile che questo possa ancora avvenire oggi e quindi vanno garantiti controlli da parte di organismi esterni ai consorzi, in grado di offrire la necessaria terzietà» (il riferimento è ai controlli effettuati sia dai dipendenti dei consorzi: verificatori, espertizzatori, battitori, servizio vigilanza-ispettori, ecc. sia dagli Organismi terzi).
Per ora l’unica soluzione credibile e possibile –si dice sponsorizzata anche dal Ministero Politiche Agricole e dalla Regione Emilia-Romagna – sembra essere quella di affidare l’attività di vigilanza all’Ocq P.R. (organismo di controllo del Parmigiano Reggiano dop): nel caso il Parma crudo dop diventerebbe l’unica dop italiana con un organismo di controllo totalmente terzo.

I bene informati però dicono che sono tanti i contrari: Coldiretti, ASSICA, e pure il Consorzio del Parmigiano Reggiano, perché si verificherebbe un precedente importante: ossia che anche in Italia è possibile un ente verificatore totalmente terzo e indipendente anche dalla parte proprietà. Va ricordato che la situazione si protrae da troppi anni, e la ragione è che al Consorzio del Parma crudo non intendono percorrere la strada della modifica del disciplinare, soprattutto cambiando la norma del limite massimo di 176 kg di peso del maiale: non lo fanno perchè l’Unione Europea chiederebbe di limitare notevolemente la zona di produzione dei suini (ora estesa a ben 10 regioni!), pena il declassamento da Dop a Igp.

Ma limitare il numero di regioni autorizzate all’allevamento dei suini per i prosciutti Dop vorrebbe dire penalizzare economicamente gli allevatori delle regioni escluse. Oppure declassare il prosciutto da Dop a Igp significherebbe a parità di costi calare i prezzi di vendita dal 30 al 50%…

Tuttavia, la ”Porcata di Prosciuttopoli” offre anche una grande opportunità: evitare che le DOP “proteggano” più i produttori dei consumatori; fare pulizia; avere solo enti terzi sia per i verificatori che la proprietà e apparire anche tali. Se non si procede, non c’è molto tempo, il mercato ma soprattutto i consumatori saranno spietati.
Bisogna essere seri, onesti, precisi e soprattutto garantire delle certezze sia qualitative che di origini.

STAGIONATURA SOLO A LANGHIRANO, MA LE COSCE ARRIVANO DA DIECI REGIONI

21/6/2019 – Sono 10 le regioni italiane in cui si possono allevare i suini per il Parma crudo dop.
il Prosciutto di Parma ottenne nel 1970 la Dop con una deroga relativa alla «vastità della zona di allevamento e produzione dei suini» per la dop – in ben dieci regioni, appunto mentre l’area ammessa per l’intera lavorazione del prosciutto è giustamente molto limitata: è indicata dal disciplinare, così come dalla legge 13/07/1990 n. 26 e prima ancora dalla la legge 4/7/1970 n. 506, e corrisponde all’area della sola provincia di Parma posta a sud della via Emilia, ad almeno 5 km da essa, al di sotto dei 900 metri di altitudine e delimitata a est dal torrente Enza e a ovest dal torrente Stirone. Il grosso della produzione comunque si concentra attorno al paese di Langhirano, la cui economia prospera sui salumifici. Forse manca il collegamento con la territorialità (il concetto di giacimento agroalimentare). (gab.co.)

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