21/6/2019 – Davide contro Golia, ovvero i cittadini inquinati contro il colosso Iren. Lo scontro ha assonanze bibliche, e riguarda il «moloch» del cosiddetto biogas che la multiutility – di cui il comune di Reggio è tra gli azionisti di controllo – vuole realizzare a Gavassa, in un paradiso agricolo, nel comune di Reggio Emilia, e con i fumi (o i vapori non propriamente lindi) che arriverebbero sino a San Martino in Rio.

Il progetto va avanti senza soste nè indecisioni, con una Conferenza dei servizi già in corso e alla quale non possono partecipare non soltanto i cittadini della zona interessata, ma neppure Coldiretti e il Consorzio Parmigiano Reggiano, che contro il cosiddetto biogas hanno presentato osservazioni argomentate, in difesa delle produzione agricole principalmente collegate alla produzione dell’eccellenza territoriale per eccellenza: il Parmigiano Reggiano. Perchè l’ammendante prodotto dai rifiuti organici trattati, se sparsi nel terreno, potrebbero provocare seri danni all’alimentazione delle bovine che producono il latte per il re dei formaggi.

Davide contro Golia, agricoltura contro ciclo industriale. Piaccia o non piaccia, lo scontro è in questi termini, nel concreto riguarda il progetto di un impianto per il trattamento anaerobico (vale dire al chiuso) di 160 mila tonnellate di rifiuti organici. Una piccola parte diventerebbe metano, circa un terzo compost per l’agricoltura. Ma il timore di un prodotto fortemente inquinato c’è, eccome, anche alla luce dell’inchiesta in corso in Veneto proprio per i concimi derivati dalla digestione anaerobica del rifiuto organico.
In proposito Marco Nocetti, responsabile Produzione Primaria del Consorzio Parmigiano Reggiano, è perentorio: “Chiediamo una valutazione approfondita su questi aspetti, per evitare che il digestato che poi andrà in campagna rischi di contaminare il terreno e perciò il foraggio e dunque il latte”. Il pericolo si chiama “clistridi butirrici”, batteri che nel latte sono responsabili di alterazioni nei formaggi a lunga stagionatura. Le spore di clostridi sono appunto, contenute nel digestato, che verrebbe prodotto a Gavassa.
Un impianto comunque ben oltre le esigenze reggiane, che dovrebbe «digerire» l’organico di buona parte dell’Emilia. Giovedì ha avuto luogo a palazzo Fonte, a Reggio Emilia, il primo incontro ravvicinato tra Iren, Arpae e i il coordinamento ambiente sulla Valutazione di Impatto Ambientale – il primo del genere in base a una nuova legge regionale – presenti a vario titolo i comuni di Reggio, Correggio e San Martino in Rio. Il coordinamento dei Comitati Salute ambiente è arrivato con striscioni e cartelli esposti in un sit-in davanti all’ex tribunale, in via Emilia San Pietro, prima dell’inizio della riunione.
«Abbiamo eccepito tutte le questioni sollevate con le nostre osservazioni in settembre e in primavera – ha detto al termine Emiliano Codeluppi, referente del coordinamento Comitati Salute di Reggio – riteniamo che questo impianto possa provocare problemi seri per la salute dei cittadini, le emissioni inquinanti e la stessa viabilità a causa del traffico quotidiano di tir da mezza regione. Aggiungiamo pure i problemi derivanti dalla concentrazione a Gavassa di una enorme quantita di rifiuti».
Per la cronaca, l’incontro si è concluso con un nulla di fatto, senza risposte sufficienti – secondo i comitati – alle perplessità messe nero su bianco nelle osservazioni presentate dai Comitati, dal Consorzio Parmigiano Reggiano e da Coldiretti: «A questo punto non resta che l’intervento politico». Cosa farà il Comune di Reggio, il cui sindaco coordina il patto di sindaco Iren?
