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La lettera al sindaco Vecchi era minatoria: Pasquale Brescia e l’avvocato Comberiati condannati a 6 mesi
Ribaltata in Appello la sentenza di primo grado

La Corte d’Appello di Bologna ha ribaltato la sentenza di assoluzione per la lettera aperta scritta dal carcere nel 2016 dal costruttore cutrese di Reggio Pasquale Brescia (condannato in Aemilia a 16 anni) al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi.

Brescia e l’avvocato Luigi Antonio Comberiati, che aveva materialmente recapitato la missiva alla redazione del Resto del Carlino, sono stati condannati dalla seconda sezione della Corte d’Appello a sei mesi di carcere per minacce con l’aggravante del metodo mafioso: la corte ha concesso la condizionale e la non menzione al solo Comberiati.

Il costruttore Pasquale Brescia, ai tempi in cui frequentava la Questura di Reggio

Nella lettera scritta a mano Brescia aveva accusato il sindaco di non aver difeso la comunità cutrese e ne aveva chiesto le dimissioni. La procura antimafia aveva chiesto il giudizio per minacce con l’aggravante del metodo mafioso, il Gip Gamberini aveva mandato assolti entrambi gli imputati con formula piena “perchè il fatto non sussiste”. La Procura ha impugnato in due verdetti di primo grado, allegando le dichiarazioni rese durante il processo Aemilia dai collaboratori di giustizia: in particolare quelle di Salvatore Muto secondo lui il regista della lettera dal carcere era stato Gianluigi Sarcone, anche lui condannato a 16 anni.

Si è così arrivati alla sentenza di secondo grado, che ha accolto in parte le richieste della Procura (che ha chiesto otto mesi per entrambi gli imputati).

Le dichiarazioni rese durante il maxi processo di Reggio sono dunque risultate determinanti per il ribaltamento della sentenza. Il legale di Comberiati ha già annunciato ricorso in Cassazione, dichiarandosi certo dell’innocenza del suo assistito. Ma si dovrà attendere la pubblicazione delle motivazioni.

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