3/4/2019 – “Sono contenta perché, anche se Marco non tornerà più tra noi, ora può riposare in pace. Adesso il cerchio si è chiuso e il suo nome non sarà più infangato da nessuno. Questo lo dovevo a lui e ai suoi figli, che dovranno sapere che il loro papà non era un balordo, né una persona violenta”. E’ quanto ha scritto Veronica Pignoli, vedova di Marco Montruccoli, dopo la sentenza emessa a Roma dalla Corte di Cassazione che ha confermato le condanne per gli assassini di suo marito.
La suprema Corte, poco dopo la mezzanotte, ha emesso la sentenza definitiva a carico di Fatmir Hikaj, 22 anni di carcere, e Daniel Tufa, 13 anni: è la conferma della sentenza di appello, che aveva aumentato le pene rispetto ai 20 e ai 6 anni comminati dal Tribunale di Reggio (mentre il pm Maria Rita Pantani aveva chiesto per entrambi l’ergastolo)
Marco Montruccoli fu assassinato cinque anni fa in una sera dell’aprile 2014, in casa del fratello Matteo, a Forche di Puianello, dove era andato per difenderlo in una situazione diventata pericolosa. E infatti gli albanesi arrivarono armati a casa di Matteo, dove scoppiò una lite sfociata in un bagno di sangue: Marco fu ammazzato con quattordici coltellate.
Proprio ieri, nel giorno della sentenza, Marco Montruccoli avrebbe compiuto 39 anni.
Vittoria piena dunque per gli avvocati di parte civile Francesca Guazzi, Giovanni Tarquini e Marco Fornaciari: confermati anche i risarcimenti per i genitori di Marco e per la sorella, per la vedova e per i tre figli della vittima, per il fratello Matteo.
Fatmir, ritenuto l’ esecutore materiale dell’omicidio, è sempre rimasto in carcere, mentre Daniel Tufa, in primo grado condannato solo per il ferimento di Matteo ma in appello ritenuto colpevole anche per il concorso in omicidio, è tutt’ora ai domiciliari. Ora, che la pena è diventata definitiva, anche lui andrà in carcere.
.