Archivi

Scandalo lisozima: un regalo al Grana Padano a danno del Parmigiano Reggiano
Interrogazione in Regione del consigliere Sassi

12/12/2018 – Il consigliere regionale Gian Luca Sassi (ex 5 Stelle) ha presentato una interrogazione alla giunta regionale  sulla riduzione grazie a una semplice  circolare ministeriale, ma solo a favore del Grana Padano, del conservante lisozima a “coadiuvante tecnologico”.  Del caso si occupano da tempo Reggio report e la Voce di Reggio Emilia, nel generale silenzio del Consorzio Parmigiano Reggiano (che peraltro ha presentato ricorso straordinario al presidente della Repubblica) e delle associazioni professionali. Sassi è intervenuto dopo le domande rivolte a politici, consorzio e associazioni  dall’agricoltore Lorenzo Fanticini.

Gian Luca Sassi

“Con la declassazione da conservante a ‘coadiuvante tecnologico’ si produce un grave danno al tessuto economico del territorio produttore di Parmigiano Reggiano e si rende superflua la dicitura ‘conservante’ nell’elenco degli ingredienti del Grana Padano – scrive Sassi – Come se tra i due prodotti non ci fosse alcuna differenza”. Renderlo un ‘ingrediente’ – aggiunge il consigliere del gruppo misto – “è un regalo al Grana Padano a discapito del Parmigiano Reggiano. La ‘tutela delle produzioni tipiche’ è presente pressoché in tutti i programmi elettorali dal Partito Democratico alla Lega, ma su questa tema concreto ad oggi c’è solo un silenzio assordante. Nei prossimi giorni depositerò un’interrogazione urgente rivolta alla Giunta”. Sassi chiede alla giunta Bonaccini di “agire a tutela del Parmigiano Reggiano”.

ECCO IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE 

con risposta orale in Commissione 

VISTI

  • la lettera (protocollo DGISAN 0019335-P-08/05/2018) pervenuta il 15 maggio 2018 al Consorzio tutela Grana Padano con cui il Ministero della Salute ha formalmente inoltrato agli assessorati alla Sanità delle Regioni, al MiPaaf e al Ministero per lo Sviluppo Economico, la comunicazione circa la classificazione del lisozima, che nella produzione del Grana Padano DOP è da considerarsi “adiuvante/coadiuvante tecnologico” e non “conservante”;

  • la circolare n. 49 del 2018 inviata dal Consorzio di tutela del Grana Padano ai propri associati che segnala come, relativamente al Grana Padano DOP ed all’utilizzo della lisozima, non dovrà più essere indicata la dicitura “conservante” sia sulle confezioni sia nelle brochure descrittive rimane comunque l’obbligo di segnalare la presenza del “lisozima da uovo” in quanto potenziale allergene perché appunto estratto dall’uovo;

  • ;premesso che

  • come si può leggere nel sito del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e forestali (Mipaaf): “I Consorzi di tutela nascono come associazioni volontarie, regolamentate dall’articolo 2602 del Codice Civile, promosse dagli operatori economici coinvolti nelle singole filiere con la precisa funzione di tutelare le produzioni agroalimentari Dop e Igp. Questi prodotti, ritenuti meritevoli di particolare protezione giuridica, vengono inseriti in specifici regimi di qualità istituiti e regolamentati dalla normativa comunitaria, e risultano iscritti nell’apposito registro europeo delle DOP (Denominazioni d’Origine Protette) e IGP (Indicazioni Geografiche Protette)”, quindi, il compito di ciascun consorzio è quello di promuovere e valorizzare il prodotto che rappresenta, ma anche quello di tutelarlo: la licenza per l’uso di marchi e contrassegni viene concessa a tutti coloro che ne fanno richiesta e soddisfano i requisiti prescritti dal disciplinare, che a sua volta fornisce delle direttive generali necessarie e minime ma non esclude che ciascun consorziato possa lavorare meglio;

  • rispetto al Parmigiano Reggiano DOP il Grana Padano DOP è prodotto in una zona più ampia, che comprende 32 province in cinque regioni Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige, Piemonte, mentre il Parmigiano Reggiano è prodotto per lo più in Emilia-Romagna, nelle province di Parma, Reggio Emilia, Bologna, Modena e una parte anche nella provincia lombarda di Mantova, per quanto riguarda l’alimentazione delle vacche, per il Grana Padano, oltre a foraggi freschi o affienati, è possibile l’impiego di foraggi insilati (principalmente insilato di mais), per cui l’utilizzo di insilati rende necessario l’impiego in lavorazione del lisozima, proteina che viene estratta dall’albume dell’uovo di gallina che veniva indicato in etichetta come conservante ed era ammesso per un massimo di 2,5 grammi per 100 chili di latte, con la funzione di prevenire fermentazioni anomale nella maturazione del formaggio che avrebbero potuto verificarsi a causa dell’utilizzo di insilati, per la tipologia Trentingrana (sempre appartenente al consorzio Grana Padano), l’utilizzo di insilati è espressamente vietato ed è dunque escluso anche l’utilizzo del lisozima nella lavorazione e ciò vale anche per il Parmigiano Reggiano DOP;

  • il lisozima è un enzima inserito nell’elenco comunitario degli enzimi alimentari con l’indicazione delle condizioni d’uso specificate nell’allegato I e nell’allegato III, parte C della direttiva 95/2/CE (cfr. articolo 18 del regolamento CE n.1332/2008), con tale direttiva relativa agli additivi alimentari diversi dai coloranti e dagli edulcoranti il lisozima, E1105, era stato inserito tra i “conservanti” (cfr. allegato III, Parte C della direttiva 95/2/CE ora regolamento CE n.1333/2008 o norma quadro), nel 2011 gli additivi alimentari fino ad allora autorizzati, ivi compreso il lisozima, i coloranti di cui alla direttiva 94/36/CE e gli edulcoranti di cui alla direttiva 94/35/CE, sono stati trasferiti nel nuovo provvedimento con il quale è stata istituita la lista unica degli additivi consentiti negli alimenti (cfr. regolamento UE n.1129/2011), lista che è stata redatta in base ai prodotti alimentari (categorie da 0 a 18) ove gli additivi possono essere impiegati senza l’indicazione delle categorie funzionali ovvero dell’attività svolta dagli stessi negli alimenti: ad esempio colorante, conservante, emulsionante etc., quindi il lisozima era legalmente impiegato nel Grana Padano alla dose “quantum satis” ovvero senza una quantità numerica massima stabilita, ma quest’ultima è viceversa indicata con precisione nello specifico disciplinare di produzione cioè fino ad un massimo di 2,5 grammi per 100 chilogrammi di latte (cfr. Provvedimento 23 giugno 2011 G.U. n.153 del 4 luglio 2011);

  • considerato che

  • l’istanza del Consorzio tutela Grana Padano era stata sottoposta alla valutazione del Consiglio Superiore di Sanità che aveva espresso parere favorevole “alla richiesta di modifica della classificazione del lisozima da “additivo conservante” a “adiuvante/coadiuvante tecnologico” nel Formaggio Grana Padano D.O.P. con un periodo di stagionatura maggiore o uguale a nove mesi”, lo stesso Consiglio Superiore di Sanità aveva precisato inoltre che, in conformità al regolamento UE n.1169/2011, permaneva l’obbligo di indicare in etichetta la presenza del lisozima in quanto appunto estratto dall’albume dell’uovo;

  • il 3 dicembre 2018, il ministro della Salute, attualmente in carica, ha azzerato il Consiglio Superiore di Sanità, con un decreto che revocava le nomine dei componenti non di diritto dell’organo tecnico-consultivo del Ministero, il Consiglio Superiore di Sanità era stato nominato nel dicembre 2017 dal ministro della Salute del precedente governo e sarebbe dovuto restare in carica altri due anni;

  • dal punto di vista delle condizioni minime da rispettare il Parmigiano Reggiano ha oggettivamente un disciplinare migliore e più esigente rispetto a quello del Grana Padano, sia per quanto riguarda l’utilizzo della lisozima e quindi degli insilati, sia per quanto riguarda le munte, ovviamente ciò non impedisce ad un consorziato del Grana Padano di lavorare al meglio andando oltre le condizioni minime del proprio disciplinare ed ottenendo così un prodotto di alto livello, cioè in altre parole chi vuole seguire regole ancora più ferree è libero di farlo ottenendo così prodotti pregiatissimi;

  • nella pagina web del sito della Regione Emilia-Romagna intitolata “Parmigiano Reggiano e ambiente, un legame indissolubile” è presente il seguente passaggio: “Per ottenere un buon latte è fondamentale passare prima di tutto da una corretta alimentazione degli animali, che sia naturale ed escluda l’utilizzo di omg. I foraggi prodotti localmente e somministrati alle bovine rappresentano infatti il legame principale fra territorio e tipicità del prodotto finale. Le razioni sono basate sull’uso di fieni che influenzano positivamente la dotazione microbiologica del latte e le sue caratteristiche casearie. Ed è solo per evitare di minare uno degli elementi fondanti dello standard di produzione, – il divieto all’uso di additivi e conservanti antimicrobici che renderebbe “pericoloso” il legame con il territorio che sostiene la Dop – che si dà grande attenzione alla limitazione delle contaminazioni ambientali. Vale a dire che si impedisce che il latte venga contaminato da flora sporigena per continuare ad escludere l’uso di additivi antimicrobici come il lisozima (sostanza che eserciterebbe la propria azione inibente anche sulla flora lattica presente nel latte)”;

evidenziato che

  • il provvedimento, assunto su istanza del Consorzio tutela Grana Padano, dal Ministero della Salute di un Governo dimissionario ed assunto due settimane prima dell’entrata in carica del Governo attuale e su parere di un Consiglio Superiore di Sanità azzerato con due anni di anticipato rispetto alla scadenza del suo mandato è oggettivamente un provvedimento che costituisce un regalo immotivato al Consorzio di tutela del Grana Padano a spese di quello di tutela del Parmigiano Reggiano e comunque favorisce una concorrenza al ribasso e demotiva i produttori migliori;

  • il 2019 si prospetta come un anno straordinario per il Parmigiano Reggiano, infatti, è stato un bilancio preventivo da record, quello del 2019, approvato dall’assemblea del Consorzio del Parmigiano -Reggiano: se nel 2018 la produzione del formaggio era data in crescita del 2% con oltre 3,7 milioni di forme previste – il livello più elevato raggiunto nella storia del Parmigiano-Reggiano – nel 2019 si prevede un ulteriore incremento della produzione che porterà il numero delle forme a quota 3,75 milioni, ma il regalo fatto dalla politica a questo antico formaggio è stato pessimo, con una standardizzazione al ribasso tra Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

Interroga la Giunta regionale e l’assessore competente per sapere

  1. quale giudizio dia della scelta per cui il Ministero della Salute ha formalmente inoltrato agli assessorati alla Sanità delle Regioni, al MiPaaf e al Ministero per lo Sviluppo Economico, la comunicazione circa la classificazione del lisozima, che nella produzione del Grana Padano DOP è da considerarsi “adiuvante/coadiuvante tecnologico” e non “conservante”;

  2. se non ritenga tale atteggiamento lesivo di una delle maggiori eccellenze del nostro territorio, oltre che lesivo dei diritti dei cittadini come consumatori;

  3. se non ritenga necessario, in questa vicenda, agire a tutela del Parmigiano Reggiano e in caso positivo con quali strumenti.

Il Consigliere

(Gian Luca Sassi)

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *