DI CINZIA RUBERTELLI*
3/12/2018 – Dai tempi di Delrio il copione è sempre lo stesso: prima la giunta decide in solitaria un intervento, che impatta sulla città, poi la notizia esce sui giornali, montano le polemiche e, solo a quel punto, si promette un incontro con i cittadini. Succede così anche nel caso della riqualificazione di piazza Roversi.
Proprio pochi giorni fa, la questione è arrivata in Consiglio comunale: in quella sede ho chiesto al Sindaco di aprire una riflessione sulle criticità segnalate dai cittadini. Il sindaco ha deciso di tirare dritto e ha fatto sapere che incontrerà presto i cittadini. Qualche domanda sorge spontanea: perché incontrare solo ora i cittadini? Perché il sindaco non ha condiviso il progetto con la città, prima dell’inizio dei lavori? Perché i reggiani devono sempre apprendere dai giornali di un determinato intervento che impatta sulla loro quotidianità?
Noi non ci stupiamo più, perché l’atteggiamento di questo metodo di fare politica è quello tipico di chi preferisce far cadere le scelte dall’alto. Il Sindaco, in sala del Tricolore, ci ha detto che sono già state fatte variazioni al progetto, quando lui stesso ha chiesto ai tecnici di salvare i tassi. Peccato che anche questa decisione sia scaturita dopo le proteste dei cittadini. Non prima.
E’ una questione di metodo, ma anche di contenuti: sulla riqualificazione di piazza Roversi sono emerse considerazioni, anche tecniche, che meritano ascolto ed una diversa sintesi politica che non calpesti le richieste legittime della cittadinanza.
Riqualificare un luogo pubblico è un fatto positivo.
Ridare dignità ad uno spazio che era sostanzialmente una rotonda stradale anche.
Ciò non toglie che lo si possa fare diversamente, ad esempio rispettando la storicità del luogo, senza dovere introdurre stravaganti ed asettiche soluzioni architettoniche scopiazzate qua e là da altre città nord europee.
Che per altro abbiamo già visto attuate nell’orrenda piazza Duca d’Aosta (Santo Stefano) o con la costosa e sempre guasta fontana del teatro Municipale.
Per altro non dimentichiamo che per arrivare a questa discussa soluzione in corso della Ghiara, si è passati per ben due bandi progettuali, che alla fine hanno ricalcato nella sostanza le ipotesi progettuali già pubblicate sul piano regolatore del 2001.
Si può attuare una buona politica prendendo coscienza che serve una chiara discontinuità con un metodo di lavoro divisivo? Secondo noi si, perché è la condivisione a conferire autorevolezza ai progetti, non l’autoritarismo.
*consigliera comunale Reggio Emilia, capogruppo alleanza Civica