21/11/2018 – Brusca frenata dell’industria reggiana, con un terzo trimestre debole e previsioni di un ulteriore peggioramento per il quarto trimestre. L’indagine congiunturale di Unindustria Reggio Emilia rileva una contrazione della produzione industriale del 3,2% tra luglio e settembre rispetto allo stesso periodo del 2017, quando invece si era registrato un forte tasso di crescita.
Il dato -sottolinea via Toschi – interrompe un percorso di crescita che durava ininterrottamente da sette trimestri consecutivi.
La dinamica provinciale riflette il calo osservato dall’Istat ad ottobre e il minor dinamismo dell’economia europea ed internazionale.
|
2017 |
2018 |
|||
|
IV trim. |
I trim. |
II trim. |
III trim. |
|
|
Produzione industriale |
3,0 |
1,8 |
1,5 |
-3,2 |
|
Fatturato |
4,5 |
4,8 |
4,5 |
-0,9 |
|
Fatturato interno |
4,2 |
2,6 |
8,7 |
3,6 |
|
Fatturato estero |
5,2 |
9,7 |
3,1 |
-2,1 |
|
Occupazione |
2,6 |
1,5 |
3,7 |
2,8 |
|
Ordini complessivi |
5,2 |
11,3 |
-2,2 |
-6,6 |
|
Ordini esteri |
3,9 |
10,0 |
-2,4 |
-7,4 |
La battuta d’arresto della produzione, sempre secondo Unindustria Reggio, è confermata dagli altri indicatori: fatturato -0,9%, ordinativi -6,6% sul mercato interno e -7,4% sul fronte estero.
Nella media invece i livelli occupazionali che mostrano un aumento (2,8%) rispetto all’analogo periodo del 2017.
Il vicepresidente Mauro Macchiaverna afferma che “le aspettative delle imprese industriali sul quarto trimestre sono in peggioramento. I rischi per l’attività economica derivano da una duplicità di fattori esterni e interni. In larga parte da un’accentuazione delle politiche protezionistiche americane e dalle contromisure dei paesi delle principali aree economiche con effetti diretti sugli scambi commerciali, dalle turbolenze finanziarie su alcuni importanti paesi emergenti, come l’Argentina o la Turchia, a riflesso dell’aumento dei tassi USA e, da ultima, la Brexit”. Inolote, afferma Unindustria, “pesano i contrasti sulla manovra economica tra il Governo italiano e la Commissione Europea, il conseguente aumento del rendimento sovrano, il clima di sfiducia di famiglie e, soprattutto, imprese a cui si aggiunge l’attesa di un graduale aumento dei tassi di interesse a medio-lungo termine per la fine del programma di acquisto di titoli pubblici da parte della BCE” .
In definitiva, “uno scenario con molti chiaroscuri”. Unindustria esprime preoccupazione per “l’accresciuta sfiudcia sul Paese da parte degli inveswtitori finanziari e delle agenzia di rating”. Macchiaverna si sbilancia in un giudizio politico negativo nei confronti del governo, sempre a nome di Unindusgtria: “La manovra di bilancio ci pare composta per lo più da misure a sostegno del reddito, con effetti marginali sui consumi e carente di misure a sostegno della crescita. Se vogliamo evitare al nostro Paese il rischio di arretrare e tornare ad una recessione che da congiunturale si trasformi in strutturale, dobbiamo puntare invece su una manovra anticiclica che metta al centro l’impresa e il lavoro, potenzi le infrastrutture, a partire dalla Tav, favorisca gli investimenti privati non depotenziando Industria 4.0 e il credito d’imposta per ricerca e sviluppo e sblocchi i pagamenti della Pubblica Amministrazione verso le imprese”.
E’ curioso il fatto che quando tra i governi Monti, Letta e soprattutto Renzi il debito sovrano italiano è aumentato di circa 300 miliardi, Unindustria Reggio abbia avuto poco da dire, ma anzi si è sperticata in lodi nei confronti del governo Renzi.