24/10/2018 – Clamoroso colpo di scena a conclusione del 18esimo congresso provinciale della Cgil di Reggio Emilia. Il segretario uscente Guido Mora, che avrebbe terminato il suo mandato a maggio del 2020 ed era l’unico candidato alla guida della Camera del Lavoro avoro, è stato sfiduciato dall’assemblea generale nel segreto dell’urna. Dei 141 componenti dell’organo elettivo 66 hanno espresso voto favorevole per la riconferma di Mora, 75 contro. Una doccia gelata per il segretario che fino a ieri era convinto di poter contare sul sostegno di una solida maggioranza interna.
Di più: una “fucilazione sul campo” che equivale a una dichiarazione di guerra contro la sinistra sindacale che da sempre governa incontrastata, e sino a qualche anno fa con pugno dittatoriale, la Cgil reggiana. Una bocciatura sconcertante perché colpisce un dirigente di prestigio e apprezzato dentro e fuori il sindacato, anche per la sua capacità di sintesi unitarie, per le battaglie condotte contro i subappalti selvaggi e il precariato dilagante, e coraggioso nella denuncia delle responsabilità nella grande crisi del sistema cooperativo.
Proprio per questo, il voto contro Mora appare non come un attacco personale ma con una forte valenza politica: un’operazione in tutta evidenza preparata a tavolino e in gran segreto. Un voto per disarcionare la sinistra interna. Contro la discesa in campo della Cgil come soggetto politico, ovvero il sindacato-partito (era di fatto la proposta di Mora) e contro Maurizio Landini che Camusso ha candidato alla segreteria generale del sindacato. Ma secondo alcuni finalizzato a garantire al Pd una Cgil non ostile in vista delle prossime elezioni comunali.
Ipotesi e riflessioni che comunque questa sera lasciano il campo a uno tsunami interno senza precedenti. Da domattina in via Roma sarà guerra aperta.
“E’ il mio 25 aprile. Ringrazio quei farabutti dell’assemblea generale”, è stato l’amaro commento di Mora dal palco del teatro Ariosto.
Tra i dirigenti sindacali, all’uscita del teatro sede della due giorni congressuale, nessuno ha voglia di parlare. Un iscritto però dà sfogo alla frustrazione, e tuona: “Dopo i martiri del 7 luglio è la cosa più grave mai successa a Reggio Emilia”.
Adesso è previsto che i “centri regolatori”, vale a dire gli organismi dirigenti regionali e nazionali della Cgil, avviino per la situazione reggiana “una fase d’ascolto” propedeutica alla riconvocazione dell’assemblea generale. Già a fine 2015 nel potente sindacato di via Roma si era consumata una spaccatura drammatica quando la minoranza interna (che si riconosceva allora in Susanna Camusso contrapposta alla maggioranza fedele a Maurizio Landini) aveva dichiarato rotto il patto unitario interno ed era uscita dalla segreteria provinciale, formando un proprio coordinamento promosso dai segretari di alcune categorie. Strappo rientrato l’anno dopo con l’elezione di una nuova segreteria equilibrata tra le due “anime” del sindacato. Solo una tregua in vista della battaglia finale.
carlo baldi
25/10/2018 alle 09:31
Ho apprezzato Mora in tutti questi anni di lavoro, in mezzo anche alle difficoltà della recessione specie edilizia, per il suo equilibro e la sua tenacia. L’ho anche apprezzato per la volontà di approfondire i problemi delle aziende, prima di prendere qualsiasi decisione , che era sempre per la difesa degli interessi dei lavoratori. Mi rammarica questa decisione , che per certi aspetti trovo assurda ancor di più se ciò fa parte di una battaglia politica con finalità estranee al sindacato.