23/10/2018 – Nel pieno della crisi della sinistra italiana e europea, la più grave da alcuni decenni con l’implosione del Pd (come attestano da ultimo le elezioni nelle province autonome di Trento e Bolzano) tornano a farsi sentire le sirene del pansindacalismo: la corrente sempre esistita nella Cgil che guarda al sindacato come soggetto politico a pieno titolo. Un sindacato-partito, o almeno qualcosa di molto somigliante a un partito.
Sirene che anche di recente hanno preso forma nel tentativo di una nuova forza unitaria della sinistra, tentativo partorito e poi accantonato da Maurizio Landini, già segretario della Fiom e ora candidato segretario generale della Cgil. E che questa mattina sono risuonate in un teatro Ariosto affollato da delegati, invitati, esponenti del mondo politico e della società civile, per il 18% congresso provinciale della Cgil di Reggio Emilia. I delegati sono intotale 509 (219 donne e 290 uomini) eletti nelle oltre 1.700 assemblee di base svolte e nei congressi di categoria. I lavori continuano domani mattina.
Il segretario uscente Guido Mora non ha usato mezze parole indicare alla Cgil un futuro da “soggetto politico della sinistra”. Parole che costituiscono al momento l’unica vera novità nel panorama locale in vista anche delle elezioni comunali, in cui la sinistra non sembra trovare alternative alla ricandidatura del sindaco Luca Vecchi.
Questa nuova “veste”, più propositiva e battagliera, immaginata per il sindacato da Guido Mora, è destinata forse non a vincere il congresso nazionale, ma certamente a dominare il dibattito a breve nel centro sinistra reggiano ed emiliano.
Un rilancio (per la Cgil e per la sinistra) che Mora sollecita dopo aver tracciato il bilancio degli ultimi anni, in particolare quello scorso, quando “il nostro 17esimo congresso si e’ svolto in una situazione di oggettiva difficolta’, perchè non siamo riusciti a combattere la frammentazione e la precarietà del lavoro, fatto su cui dobbiamo guardare in faccia la realtà e fare autocritica”. Segnando invece la strada del “riscatto”, dopo anni in cui “anche nella nostra attività abbiamo dovuto giocare sulla difensiva”, Mora spiega: “La Cgil è forse oggi l’unica forza che contiene e porta avanti ancora i valori che provengono dalla storia centenaria della sinistra e che ha un grande insediamento sui territori e rapporti con parti consistenti della popolazione, che sono soprattutto i lavoratori e i pensionati, ma non solo”.
Continua il segretario della Cgil: “Aggiungo che in questo momento siamo davanti ad una sinistra politica disgregata, che non riesce a portare avanti i valori che le sono propri come giustizia sociale, uguaglianza e capacita’ di rappresentare il lavoro”.
Allora, è la conclusione, “la Cgil deve proporsi come un soggetto politico, non partitico, ma politico, che si interessa cioè di come va trasformata questa società. Questo ruolo può essere utile a tutta la sinistra nei confronti della quale la Cgil puo’ proporsi come stimolo, grande soggetto di proposta e anche un grande soggetto catalizzatore di contrasto alla destra politica”. Quella destra politica che Mora associa a “tanta ignoranza dell’analisi della situazione, a tanta indifferenza delle persone verso quello che succede intorno a noi ed al fatto che l’intolleranza e’ diventata dominante in molti strati della societa’, come nel caso della chiusura dei porti ai migranti che e’ un’operazione di masochismo politico”. Insomma, conclude il segretario della Cgil di Reggio, “Possiamo partire dalla battaglia contro queste tre “I”: indifferenza, ignoranza e intolleranza”. Ma allora se non un partito, cosa deve diventare la Cgil: forse è solo una questione di termini, forse si deve guardare ai nuovi modelli della politica (le reti, i movimenti in rete come i 5 Stelle etc.) ma la sostanza resta la stessa: quella di un sindacato che corre in soccorso di una sinistra comatosa, e si propone come soggetto non solo di tutela del lavoro, da catalizzatore di forze disperse e , in ultima analisi, di governo della società.
E a proposito delle grandi trasformazioni subite da Reggio Emilia, Mora ha dedicato ampio spazio al processo Aemilia e alla sentenza del primo grado del processo ordinario, attesa da giorni.
Con il processo – ha ammonito il segretario uscente – “non termineranno affatto le attivita’ della ‘ndrangheta in Emilia”, perchè “ad una famiglia mafiosa che cade è facile intuire che, in un mercato ricco e generoso come il nostro, se ne può sostituire un’altra, magari ancor più pericolosa. E in questo contesto i diritti dei lavoratori sono i primi ad essere calpestati”.
Informando che la Cgil -che è parte civile- sara’ presente nell’aula bunker di palazzo di Giustizia per la lettura della sentenza contro i 148 imputati, il segretario prosegue: “Ci sara’ ancora tanto da fare, quindi abbiamo già deciso che a sentenza pronunciata del processo proseguiremo il nostro impegno con un progetto di formazione rivolto agli istituti superiori in Provincia, sia a disposizione degli studenti sia degli insegnanti, in collaborazione con l’ufficio scolastico provinciale, che ringraziamo per il sostegno che ci sta dando”.