25/8/2018 – In occasione dell’anniversario dell’attentato avvenuto il 26 agosto 1946, uno degli ultimi delitti politici del dopoguerra reggiano, una delegazione dell’amministrazione comunale ha posato alcuni garofani sulla tomba di Umberto Farri, sindaco di Casalgrande tra il 1920 e il 1922 e nel 1946 fino alla sua morte. La delegazione era composta dal Presidente del Consiglio Comunale Gianfranco Silingardi, dai consiglieri Cecilia Ruini ed Eros Anceschi, assieme al vicesindaco Marco Cassinadri e al rappresentante del Psi Armando Anceschi.
“E’ un gesto doveroso – ha sottolineato il vicesindaco Cassinadri – compiuto a nome dell’intera cittadinanza, che deve a Farri un grande tributo per ciò che egli ha dato a Casalgrande nei drammatici anni della dittatura fascista e durante il secondo conflitto mondiale”.
Farri, già sindaco dal 7 ottobre 1920 all’agosto del 1922, fu infatti nuovamente sindaco di Casalgrande, nominato dal Comitato Nazionale di Liberazione nel giugno del 1945 e riconfermato nelle successive elezioni democratiche fino al 26 agosto 1946 giorno dell’attentato.
Si spense la notte tra il 27 ed il 28 agosto successivo all’Ospedale di Reggio Emilia a causa delle gravi ferite subite. I suoi assassini, che aveva il fazzoletto rosso al collo, non furono mai individuati. Non vi sono dubbi, tuttavia, che l’attentato (due mesi dopo il delitto non Pessina) sia maturato nel mondo del partigianato comunista.
Così, un anno fa, Mauro Del Bue ha riepilogato la tragica vicenda del sindaco Farri
Come Egisto Lui, sindaco di Reggiolo, che venne ferito nel gennaio dello stesso anno da due sicari rossi, anche Farri era un socialista riformista, legato a Saragat e a Simonini. Una specie di nemico del popolo, lui che era già stato sindaco del suo comune prima dell’avvento del fascismo e che aveva subito la violenza del regime. Difficile ipotizzare che delle centinaia di ammazzati per ragioni politiche nell’immediato dopoguerra a Reggio (Il prefetto della liberazione parla di mille morti solo nel 1945, lo storico comunista Magnanini di oltre quattrocento, ma può essere che vi includano anche quelli dei giorni dell’insurrezione, che furono tuttavia meno di quelli del dopoguerra) solo quello di Farri sia stato un delitto comune.
Amarezza anche per quel che è accaduto dopo il 1990. Eravamo a pochi mesi dalla caduta del muro di Berlino e dalla successiva svolta della Bolognina. Il Pci aveva deciso di cambiar nome e di aderire alla Internazionale socialista. Alla fine i post comunisti riusciranno a salvarsi e così i post fascisti del Msi. I socialisti no. Il muro era caduto in Italia dalla parte sbagliata?
I partiti democratici ci misero del loro, con errori gravi. Eppure in questi ventisette anni l’Italia è peggiorata, dal punto di vista economico e della partecipazione democratica. Viene da rimpiangere anche quell’epoca travagliata e dolorosa ma densa di forti ideali di 71 orsono e cosi pure quella di 27 anni fa, quando le tensioni politiche erano ancora cosi vive. Viene il dubbio che oggi non siamo costretti solo a ricordare la morte di Farri, ma anche quella della politica che una volta si riteneva maestra di vita”. (Mauro Del Bue)