
La locandina della veglia antiomofobia di Regina Pacis, con l’aggiornamento sulla presenza del vescovo Camisasca
15/5/2018 – Sarà il vescovo Massimo Camisasca in persona a presiedere la veglia “per il superamento dell’omofobia, della transfobia e di ogni forma di intolleranza” indetta nella chiesa di Regina Pacis, a Reggio Emilia, domenica sera 20 maggio, dal parroco don Paolo Cugini.
La notizia, clamorosa, è stata confermata indirettamente con l’aggiornamento della locandina che annuncia l’iniziativa (con una citazione di Giovanni e Tommaso d’Aquino: “La verità vi farà liberi”) alla quale interverrà anche la pastora battista Lidia Maggi nota per sostenere la celebrazione religiosa delle unioni civili.
La decisione del vescovo di Reggio Emilia, che era già andato a Regina Pacuisa a pregare insieme a un gruppo Lgbt, è senz’altro coraggiosa: una risposta a viso aperto all’attacco frontale dei cattolici tradizionalisti, che hanno indetto il Rosario di riparazione anti-gay (in contemporanea con la veglia) proprio sotto le finestre del Vescovado. Ma anche un intervento diretto per tenere ferma la barra di una navicella, quella della veglia anti-omofobia, esposta a notevoli sbandamenti e che è diventata un caso nazionale, osservato da vicino e con una certa apprensione in Vaticano.
D’altra parte la Chiesa ha sempre assicurato vicinanza e assistenza spirituale alle persone omosessuali, prescrivendo loro la castità. Il comportamento del vescovo appare dunque in linea con tale insegnamento.
Nondimeno di atto di coraggio e di rottura si tratta, alla luce del tema della serata. Tema discutibile in quanto, prendendo posizione contro l’omofobia e la transfobia, armamentario linguistico del politically correct, di fatto vuole affermare la condizione Lgbt come un diritto e finisce per rivolgersi contro le persone e i fedeli che legittimamente criticano le azioni e i movimenti omosessuali, pur nutrendo il massimo rispetto verso le persone. Sul tema si attende dal vescovo un pronunciamento chiaro. Cosa ben diversa sono le persecuzioni e le violenze a cui sono sottoposti omosessuali e lesbiche in varie parti del mondo (ma non in Italia nè in Europa) per le quali la condanna non può che essere totale e determinata.
Per la Chiesa resta valido (per ora) il documento del 1986 della Congregazione per la dottrina della Fede, firmato dal cardinale Ratzinger (oggi Papa emerito) in cui si legge fra l’altro: “La particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata».
Durissima la reazione del comitato dei cattolici tradizionalisti, gli stessi che hanno sfilato in una processione di espiazione contro il Gay Pride emiliano a Reggio: “Reggio-Emilia si rivela la Diocesi più Gay-Friendly d’Italia, uno scandalo appoggiato dal Pastore Maximo che, peraltro, si adegua alla locandina arcobaleno già modificata per il grande evento – scrivono – Il Gruppo di preghiera 20 maggio grida “VERGOGNA!” e invita tutti i fedeli, ora più che mai, a partecipare alla Veglia di riparazione sotto al Vescovado, domenica 20 maggio alle ore 21”.