28/3/2018 – Perquisizioni anche a Reggio Emilia e a Modena nell’ambito dell’inchiesta sui terminali dell’Isis in Nord Italia che ha portato questa mattina a Torino all’arresto di un italo-marocchino con l’accusa di partecipazione all’associazione terroristica dello Stato Islamico.
L’indagine dell’Antiterrorismo è coordinata dalla procura di Torino. L’arrestato è Elmahdi Halili, 23 anni, autore del primo testo di propaganda dell’Isis in italiano.
Perquisizioni sono in corso da parte della Polizia nel nord Italia nei confronti di soggetti legati ad ambienti dell’estremismo islamico. I 13 decreti di perquisizione sono stati emessi nell’ambito dell’indagine che ha portato in carcere Halili e sono scattati a Milano, Napoli, Modena, Bergamo e Reggio Emilia. Nell’inchiesta sono coinvolti anche alcuni italiani convertiti all’Islam, oltre a cittadini di origine straniera: l’accusa ipotizzata nei loro confronti è di aver svolto una campagna di radicalizzazione e proselitismo sul web.
A Reggio Emilia gli uomini della Digos si sono presentati a casa all’alba di Luca Aleotti, 36 anni, uno dei quattro italiani convertiti all’Islam che tenevano i contatti con Halili. Si sa che gli hanno sequestrato il cellulare, ma glòi inquirenti lavorano anche sulla corrispondenza via mail intercorsa tra i due e altre persone.
Luca Aleotti nel 2016 fu indagato per atti di terrorismo tramite internet a seguito delle minacce nei confronti apparse nella pagina Musulmani d’Italia di Facebook, nei confronti della giornalista Benedetta Salsi della redazione del carlino Reggio.
Quando il 30 agosto del 2016 il capo della propaganda e portavoce dell’Isis Abu Mohammed Al Adnani fu ucciso ad Aleppo, Elmahdi Halili creò una piattaforma social dove pubblicò tre diverse playlist con i messaggi più famosi del braccio destro di Al Baghdadi, compreso quello in cui dava l’ordine ai lupi solitari presenti in Europa di scatenare la campagna di terrore che ha portato alle stragi del 2015.
E’ quanto hanno accertato gli investigatori della Polizia nell’inchiesta che ha portato in carcere l’italo marocchino. L’indagine era partita alla fine del 2015, quando Halili aveva patteggiato una condanna a due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo proprio per la pubblicazione sul web di una serie di documenti dell’Isis.
Halili era già finito al centro di un’inchiesta della Procura di Brescia e della Digos che lo avevano bloccato nel marzo del 2015 dopo che aveva pubblicato in rete un manuale islamico. Aveva patteggiato una pena di due anni per apologia del terrorismo. L’inchiesta, denominata ‘Balkan Connection’, aveva portato alla scoperta di persone in grado di arruolare soldati per l’Isis. Tra questi anche il foreign fighter bresciano Anas El Abboubi, arrestato, scarcerato dal Riesame e poi andato in Siria a combattere. Quest’ultimo sarebbe morto, ma non ci sono documenti ufficiali.