Archivi

Quei due scienziati danno fastidio
Dissequestrati computer e documenti di Gatti e Montanari, studiosi delle nanopatologie
In una bolla di sapone l’ennesimo esposto contro di loro

23/3/2018 – E’ finito in una bolla di sapone il sequestro, provocato dall’esposto di una onlus reggiana,  il sequestro dei computer e dei documenti di Maria Antonietta Gatti e di Stefano Montanari ( ricercatori di fama internazionale nel campo delle nano patologie): documenti informatici e cartacei relativi ead anni e anni di attività scientifica.

Il 22 febbraio i due scienziati avevano subito perquisizioni della Guardia di finanza nel loro laboratorio Nanodiagnostics di Modena e nelle abitazioni, dove erano stati sequestrati computer e documenti.

L’esposto accusava Montanari e Gatti di aver usufruito del microscopio elettronico (donato anni con una sottoscrizione pubblica sostenuta da Beppe Grillo) per scopi di lucro personale e e per aver chiesto indebitamente i rimborsi per i viaggi a Pesaro, dov’ è ubicato il microscopio elettronico.

Stefano Montanari

Stefano Montanari

Il Tribunale del Riesame di Reggio Emilia, dopo esattamente 21 giorni – cioè il 15 marzo scorso – ha emesso il documento che garantisce il dissequestro di tutti i computer e del materiale informatico (e non) dei due scienziati, che quindi è stato restituito a 4 settimane dal sequestro.

“Non appena avremo a disposizione il testo che riporta la decisione del Tribunale provvederemo a renderlo pubblico – scrive in unaq nota l’associazione Vita al Microscopio –

Dai fatti, comunque, si può facilmente evincere come il Tribunale abbia archiviato il caso perché il reato di cui i ricercatori sono stati accusati non sussiste. Va da sé che le accuse della onlus risultano essere totalmente inventate ed astratte e solo volte a screditare l’operato e le stesse persone di Gatti e Montanari.nano 1

D’altronde, non passa tempo senza  che questa Onlus quereli i due ricercatori con le accuse più fantasiose, querele che, una volta comprese e verificate dalla Magistratura, vengono regolarmente archiviate, epperò poi tempestivamente ripresentate ad altro tribunale prendendosi gioco, de facto, di quella stessa Magistratura che le archivia”.

Continua Vita al Microscopio: “Nonostante l’Associazione sia  stata condannata nel 2014 dal Tribunale di Reggio Emilia a rimborsare i dottori Gatti e Montanari con 100 euro a testa per ogni viaggio fatto a Pesaro per utilizzare il microscopio e a coprire le eventuali spese eccedenti quella cifra, ad oggi la suddetta Onlus non ha mai pagato un centesimo: ancora una volta prendendosi gioco della Magistratura”.

“Questa nuova – e speriamo ultima – conclusione per insussistenza di fatti e accuse sancisce ancora una volta la trasparenza e la professionalità di questi due ricercatori, che non solo mai hanno cercato di lucrare sopra le ricerche o, più in generale, sopra il loro intero lavoro di scienziati portato avanti da più di quarant’anni, ma hanno pagato di tasca propria l’onere del mantenimento di ricerche che vanno a favore di tutti. Ciò che ci auguriamo è che questa operazione di concerto tra Procura della Repubblica e Guardia di Finanza sia servita per mettere una volta per tutte la parola fine ad una situazione obiettivamente insostenibile e senza dubbio deleteria per tutti coloro che beneficiano dei risultati delle ricerche, e restituisca non solo i mezzi tecnici minimi indispensabili ai due ricercatori ma renda loro la serenità alla quale hanno diritto dopo tanto linciaggio morale. Prendendo il bicchiere mezzo pieno, proviamo a considerare che la vicenda, sicuramente dolorosa per chi ne è stato suo malgrado coinvolto, ha messo ancora una volta la Giustizia in condizione di stabilire, come suo compito, correttamente come stiano i fatti e, dunque, tutto sommato, l’operazione non è stata inutile.

La verità che pare emergere, piuttosto, è che le ricerche dei dottori Gatti e Montanari danno fastidio. Questo è il motivo per il susseguirsi, senza sosta, di inventate e calunniose accuse prive di ogni tipo di fondamento, anche da parte di “fuochi amici”.

 Screditare, denigrare, accusare, e infine tentare di porre l’etichetta di “truffatori” è l’unico modo rimasto a certuni per provare a mettere i bastoni fra le ruote a qualcosa che capiscono essere molto, molto pericoloso per il tentativo di ingabbiatura scientifica che oggi, più che mai, si tenta di fare a danno della verità.

Questa vicenda a lieto fine – conclude Vita al Microscopio – è la giusta risposta anche a tutti quei “profeti di sventura”, o a quei corvi pronti a fare sciacallaggio sui cadaveri che però, purtroppo per loro, non sono riusciti ad ottenere il risultato che tanto desiderano; né oggi, né mai”

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