di Michele Moramarco
6/1/2017 – Perché “un altro” fronte dell’oblio anti-massonico? Perché se ne sono accumulati tanti, sotto diversi profili: storico, culturale, artistico, scientifico, religioso, e quello di cui scriviamo qui è davvero solo “uno” di una lunga serie. Ma è anche “altro”: la sua alterità sta nella sfacciataggine, perché è davvero clamoroso che venga ignorato il contributo rilevante offerto da Liberi Muratori della città del Tricolore al processo di formazione della nazione, fin dalle origini. Così vanno le cose: quando non si può attaccare – preventivamente “attaccandosi” a motivi pretestuosi o a qualche fenomeno degenerativo aspecifico – si tace, anzi si sottace, con l’obiettivo di condannare non solo a un silenzio temporaneo, bensì alla completa rimozione.
Ci riferiamo qui a quanto non si dice nelle ormai consuete celebrazioni per la nascita della bandiera ital
iana a Reggio Emilia (il 7 gennaio 1797).
Già nel direttorio della Repubblica Cispadana furono presenti vari Fratelli Massoni, tra i quali Giacomo Lamberti e Giuseppe Luosi (poi dignitario del Grande Oriente napoleonico nonché ministro della giustizia). Ma, a seguire, come non ricordare tra gli altri i Sublimi Maestri Perfetti (gruppo animato da Liberi Muratori) che ebbero nel montecchiese Angelo Umiltà un leader di spicco, il brescellese Antonio Panizzi, membro della Carboneria e poi fraternamente accolto dai Liberi Muratori del British Museum (e in stretto contatto con Fratelli italiani, come il pioniere dell’islamistica Michele Amari), e ancora il medico Prospero Pirondi, i generali Achille Fontanelli, reggiano d’adozione, e Carlo Zucchi, fino a quell’avvocato Carlo Flori, che – dopo aver conosciuto l’esilio per la sua fede nella causa italiana – divenne il fiduciario di Garibaldi in città.
Carlo Flori, che fu l’Oratore ufficiale della Massoneria Italiana risorta a Torino l’8 ottobre 1859 con la storica Loggia “Ausonia”, è figura del tutto dimenticata a Reggio e meriterebbe certamente più attenzione storica. Abbiamo trattato brevemente di lui nel terzo volume della “Nuova Enciclopedia Massonica”: qualche storico locale potrebbe/dovrebbe approfondire la ricerca biografica.
Qui ci fermiamo, ma è incontrovertibile e significativa la presenza di Liberi Muratori nel Risorgimento reggiano e poi nelle battaglie per la giustizia sociale: pensiamo ad Angelo Manini, mazziniano impegnato nelle rivolte contro la tassa sul macinato, e a Contardo Vinsani, fondatore della prima cooperativa reggiana, quando la parola “cooperazione” indicava una idea nobile e pionieristica. Sia Manini che Vinsani appartenevano alla Loggia reggiana “Uno per tutti, tutti per uno”, fondata nel 1873.
La Libera Muratoria di tradizione, per sua natura costitutiva, non imposta né esaurisce il proprio ruolo – eminentemente etico-spirituale – nelle contingenze storiche (e non si può non annotare come vi furono pure Liberi Muratori estranei, quando non contrari, alle insorgenze nazionali), ma certo non si può ignorare – ed è colpevole farlo volutamente – l’apporto decisivo di singoli suoi membri ai percorsi sociali, artistici, scientifici dell’umanità. Sembra che a Reggio – e in verità, a molte altre città del Belpaese – piaccia dimenticare. Il Comitato per il Tricolore si è ben guardato, in tutti questi anni, dall’invitare associazioni massoniche o centri studi sulla Libera Muratoria a qualsivoglia iniziativa.
Ma, come afferma il motto degli hussiti, “Super omnia Veritas vincit”…